Chi sono

IMG_5946Sono argentina, nata a Paraná. Ho un cognome musicale e nome da macchina tedesca, modello ’77. Nel ’96 mi sono trasferita a Córdoba per studiare Psicologia, e nel 2005 a Milano, dove mi sono sposata e sono diventata madre di tre bambine.

Perché “La fine del mondo (e ritorno)”?

L’Argentina viene chiamata così per la sua posizione geografica: un triangolo capovolto che va a perdersi nell’Antartide, tra i ghiacciai. Ma questo sopra-nome rappresenta anche il suo carattere: drammatico, nostalgico, apocalittico, adolescenziale. E’ la terra dove tanti europei, como i miei avi, sono andati alla ricerca di una nuova opportunità. Per questa ragione, venire qui fu per me un andare via, ma anche un ritorno.

Andare via segna la fine di molte cose, altre cose restano solo sospese, e le più belle semplicemente se ne fregano della distanza e dell’assenza. Ma non serve andare via per vedere la vita come un susseguirsi di finali: finisce la gravidanza, l’infanzia, la pacchia e l’amore; ma anche il dolore, la crisi, la distanza, l’attesa. Per anime inclini al dramma, come quelle degli argentini, qualsiasi fine è la fine del mondo. E ogni  inizio, il suo ritorno.

 

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