Buttami nella raccolta dell’oblio

Io metto una foto, l’ha fatta la mia amica. Metto una foto e mi auto-celebro. La luce era perfetta e non si vede il culone.

Io metto la foto, tu dimmi che vado bene, che sono bene, che non sono fuori posto, che non si vede la mia scomodità e lo sconforto,  l’impaccio, le mani che no sanno cosa fare, i vestiti sbagliati, la scompostezza.

Io metto una foto, tu dimmi che sono ancora bella o comunque bella o che sono un tipo o che sono intelligente. Ho sempre desiderato essere intelligente. Più che essere bella. Infatti ho letto molto di più di quanto abbia corso. Ma poi non mi ha funzionato la memoria. E senza memoria si è veramente scemi.

Io metto una foto e tu dimmi che non sto morendo anche se muoio più volte al giorno, e che un giorno passerà anche questo; che saranno gli ormoni o il post pandemia. Siamo sempre in un post qualcosa a cui dare la colpa della nostra impotenza, del nostro non sapere come cazzo fare a stare bene al mondo, vedendo la bellezza di cui siamo capaci, e l’indifferenza di cui siamo capaci; la solitudine negli occhi degli anziani e gli occhi abissali dei bambini che puliscono i vetri ai semafori, i ragazzini fatti di roba e cemento per evadere dal mondo, primo o terzo che sia è sempre doloroso. Sentire e vedere tanto e urlare al cielo la domanda di tutti i giorni: dimmi che senso ha. E non sentire la risposta.

Io metto una foto e tu spaccami lo zucchero sui denti come ai cavalli, un grattino sotto il mento che a gatti e cani piace tanto. Annaffia la mia stupida vanità. Metti cuori e fiori e io metterò grazie e ancora cuori fin quando la nostra reciproca gentilezza finta o sincera non farà marmellata nel sangue. E questo non ci renderà più dolci.

Metto una foto. Un inganno. Come in tutto o in parte lo sono le testimonianze del passato. E tutto è subito passato. Imbranati tentativi di raccontare l’indicibile. Tu fai finta di crederci, come fosse un libro di storia, una carta d’identità, un giornale. 

Metto una foto e poi la brucio. Come bruciai le lettere d’amore. Resta solo quel che resta nella memoria dell’anima, e solo in quel resto invisibile c’è qualcosa di vero. Il profumo che resta di ogni libro bello di cui abbiamo dimenticato le parole e pure i disegni.

Io metto una foto. Tieni di me un profumo e buttami nella raccolta dell’oblio. Starò meglio.

Italiano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: