Se Dio vuole

Caro amico, sapessi cosa ti sei perso. O dalla che ti sei salvato. Qui sono arrivati i cinesi colposi con mazzi di mascherine in mano. E la cosa più divertente: glieli hanno accettato! Grazie dei fiori! dicevano, accomodando i gomiti sul tavolo.

Se ci stai guardando penso avrai voglia di scrivere. Se fosse possibile ti darei in prestito le mie mani. Io ci sono giorni in cui detesto le parole che escono da me, e altri in cui sono l’unica cosa che ho.

Ricordi quando stavi male e io ti accendevo delle candele? Tu, che ti sei sempre dichiarato ateo  ma temevi il destino, mi chiedesti Credi davvero a quelle cose? Ti scrissi : “Sì, come agli atomi i positroni e i neutroni che non ho mai visto, e credo al affetto con cui lo faccio, e in qualche disegno che ci contiene e non conosciamo, che alla fine vediamo da lontano e ci sembra chiaro”.

Era così? Si vede più chiaro da lì?

Quando avevo dodici anni mi piaceva ancora giocare con le bambole. E mi vergognavo. Allora avevo la culla con mio ‘figlio’ nascosta sotto il letto.

Non so cosa abbia questo a che vedere con quelle cose, non so bene cosa abbia a che fare con Dio. Ma sono cresciuta sapendo che non poteva proteggere nessuno, nemmeno quelli più innocenti. Me lo ricordava la foto di mia sorellina maggiore che era vissuta un mese.

Ma da un altro lato c’era mio padre che – così come i miei nonni – diceva sempre «Se Dio vuole». Non è mai andato a messa, forse non sa nemmeno il Padre nostro, ma per lui tutto era ed è solo «Se Dio vuole». Ti chiamo domani, ci vediamo questa sera, domi bene, veniamo per capodanno: tutto se Dio vuole, figlia mia. Ogni volta che dico che farò qualcosa, una voce dentro di me, che è quella di mio padre, mi ricorda che è solo se Dio vuole, come un mantra, una superstizione.

Era la frase più umile mi poteva insegnare di fronte al destino.

La prima scuola non mi aiutò a volerlo, quel Dio. Era tutto un rito dopo l’altro senza sentimento, tutto castigo e penitenza e canzoni tristi e stonate e prete viscido. Nessuna misericordia. La seconda scuola è andata meglio, meno impacchettata in formalità, più vicina alla vita reale. Comunque la morte si portò via Suor Mirta, così giovane e commercialista e bella, in una curva quando tornava da lavorare in un orfanotrofio.

Ad ogni modo la notte, prima di dormire, salutavo mio ‘figlio’ nascosto sotto il letto, e pregavo all’angelo custode e a Dio, ad un padre nostro che insisteva nel vivere sotto il letto della mia anima, con bontà.

Dopo ho studiato psicologia e lì essere credente era un sacrilegio laico. Col tempo vidi che loro avevano creato un’altra religione e non volevano concorrenza.

E ora sono qui, e tu là. Non so dove. Dove sei? E in mezzo a questa pandemia, alla paura di morire, al dolore di quelli che amiamo, tanti domandano: dov’è Dio? Gli atei provocatori, lo chiedono ridendo burloni , come se Dio fosse uno zio poliziotto che non sta arrivando a salvarci la pelle nel controllo di alcolemia. Lo chiedono più garbati quelli che vogliono credere ma hanno bisogno di statue che piangono sangue, miracoli, cose teatrali.

In queste notti mia figlia più piccola ha paura e tristezza, allora dormo con lei e prima di dormire preghiamo. Facciamo una preghiera all’angelo custode – quella di quand’ero piccola –  e un Padre nuestro in spagnolo e poi in italiano. Così, senza chiedere niente.

Adesso che sono grande, e non ho figli nascosti sotto il letto ma abbracciati sotto le mie ali che mi guardano come fossi un angelo, e non posso protegerle né salvarle né salvarmi per accudirle, che non posso fare niente altro che essere e stare e amarle, credo —e quelli della prima scuola mi daranno della  eretica e pretenziosa — che davvero Dio potrebbe essere un Padre nostro, e non un padre egocentrico e iracondo come me l’avevano dipinto, non va in giro lanciando fiamme per piccolezze, altrimenti andrebbe in giro anche salvando giusti e innocenti. Invece credo che non possa. Che possa solo guardarci nascondendo la tristezza, come un padre guarda un figlio che sta per farla grossa, come quando un figlio soffre per amore e puoi solo avvicinargli più fazzoletti. Credo che possa solo aprire un ala e accoglierci se ci accostiamo tristi, ma che non possa salvarci. O forse salvarci sia questo, e anche lui riposerà per la nostra sorte colo quando sentirà il rumore della porta della stella che ci tocca, e saprà che finalmente siamo tornati a casa. 

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