Il Re della partita

Le braci nella carriola, le salsicce sulla griglia, il pane pronto, le luci che guardano fisso il campo da gioco ancora vuoto. La rugiada sull’erba nella notte estiva e umida di una città con un fiume. Noi, e gli altri, tutti, che mangiamo girasole, seduti o in piedi; il clack dei semi che scoppiano tra i denti. 

Le conversazioni, i saluti, i vecchi amici, bambini diventati uomini. I poliziotti, un cane lupo, l’arbitro e gli uomini linea; il controllo delle palle, i fischietti, le bandierine. 

Le grade, gli insetti che sorvolano come coriandoli, sedersi lontano. Le donne, sorelle, nonne, le madri le amiche le figlie appena nate. Gli amici, i padri, i figli, i tifosi e la tifoseria, i tamburi e i corni, e gli è corner, cornuto! 

I giornalisti e i fotografi, e lo stadio pieno di esperti di calcio, che siamo noi sulle grade. Asino! Corner fa tua sorella! Le sorelle, le mogli e le madri  dei giocatori e degli arbitri (anche dei tecnici e dei massaggiatori, se lo meritano) sono il bersaglio preferito degli insulti degli esperti, chiamati tifosi. L’arbitro può annullare la partita se gli insulti sono discriminatori. Diciamo che ‘figlio di puttana’ va bene (e pur sempre una delle più antiche professioni) ma ‘figlio di puttana negra’, no.

Allo stadio tutto è vivo e succede sotto gli occhi, le orecchie e il naso. 

Allo stadio la partita si guarda per intero, nessun riassunto dei momenti migliori.  Nei momenti di noia, palle che vanno fuori e gioco lento, ci si distrae, si parla di qualcosa, si guarda altrove; così fanno gol, te lo perdi e festeggi disorientato, senza replay.  

Allo stadio si sente il rumore del pallone contro i corpi dei giocatori, che lo parano con i piedi, il petto o la testa se va bene; con la gola, la mandibola, lo sterno o il naso, se va storta. L’importante e pararlo, mandarlo lontano dalla porta costi quel che costi. Mandarlo all’altra porta, quella loro, e lottare senza a mani per farla entrare, da quella porta. E’ facile, guarda com’è piccolo il pallone? Quante volte ci sta quella circonferenza di cuoio di quasi mezzo chilo dentro quella porta? 

Eppure non è poi così facile. A volte non ci si riesce proprio mentre gli altri riempiono la tua porta di palloni, bucano la rete da tutte le parti, come se la porta fosse stregata da una sindrome di accoglienza esagerata e insoltente, ma solo per loro, amplificando all’infinito la solitudine del tuo portiere

Ieri le porte erano chiuse per tutti. Ma i nostri sono riusciti a trovare una crepa, non ho visto come, perché stavo guardando gli esperti con le bandiere e i tamburi, ma dicono sia stato un gol molto bello. Uno a zero più lo sfondo di braci nella carriola, i canti dei tifosi e il profumo del fumo delle salsicce sulla griglia. Il panino amico che accompagna l’attesa del secondo tempo, intrattiene i bambini, festeggia i vincitori e consola gli sconfitti, mi fa dichiarare, come esperta che sono di questo gioco appassionante, che il re della partita è il choripán.

Articolo pubblicato su Panorama.it

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