Stupida paloma

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Negli anni ottanta in Argentina c’era la moda di liberare colombe. Festa scolastica di fine anno, inizio del campionato di calcio di serie C o processione pasquale che fosse – dove infilavano anche la comunione e confermazione, con quello spirito economico del giacché vai porta anche questo – ad un certo punto qualcuno, se possibile abbastanza innocente, spesso un bambino, apriva la gabbia e via las palomas. Il cielo si copriva di colombe. Esagero. Il cielo si sporcava appena, di una manciata di colombe che volavano via senza salutare.

In fila nel cortile della scuola c’era una bambina piccola, con una salopette de jeans, camicia e scarpe di tela rosse, i cappelli raccolti a mezza coda di cavallo e le braccia rilassate di fianco al corpo. Perché a quattro anni non si sentono ancora quelle cose che ci fanno non sapere dove mettere le mani, e poi fare corsi di teatro per adulti non portati per la recitazione che non sanno cosa fare con il proprio corpo (neanche con corpi altrui) in piedi né seduti, da soli o in compagnia. Che poi dopo aver fatto il corso, continuano a non sapere ché fare, ma lo fanno ampollosamente, con ampi movimenti delle braccia e leggeri movimenti delle mani,  parlando ad occhi chiusi da palpebre tremolanti come cantanti melodici anni, appunto, ottanta.

Invece di tenersi quella scomodità che renderebbe loro credibili, si portano in tasca un libretto di istruzioni dove sono scritti i movimenti delle sopracciglia e il tipo di sguardo per le diverse situazioni. Le situazioni sono elencate con delle frasi. Per esempio ‘Rigoberto, non mi dire!’ oppure ‘Mai più, Edelmira. Mai più.’ Per le riunioni aziendali si studiano ‘Sìssignorsì’ e ‘Prima volta nel mio ciclo di reincarnazioni che sento una idea così intelligente’. Se la riunione la tengono loro, si studiano ‘Com’è risaputo, cari miei…’ e ‘Rossi lo dica a voce alta, così magari ridiamo tutti’.  E’ tutto molto divertente, o molto triste, dipende. Se hai dormito poco o sei di fretta, è esasperante.

Ma tornando alle colombe. Erano bianche. La bambina sente quel rumore che fanno le ali quando si agitano, sembra uno sculacciare di polli. Quel rumore precede il momento in cui escono scontrandosi, frastornate, come se dentro la cesta fosse scoppiato un incendio. Dentro la gabbia. Che viene chiamata ‘cesta’ perché gabbia è più per chi sarà privato della libertà come fine ultimo. Cesta invece va bene per chi viene privato della libertà per essere liberato, come fine ultimo. La cesta è come un purgatorio.

Sono belle, pensa la bambina guardando in alto ma non capendo cosa c’entrino le colombe con la mostra di educazione fisica di fine anno.

Oltre la risaputa storia della pace, la colomba simboleggia la maternità, visto che è tra i pochissimi (cinque in tutto insieme a un pinguino, il pesce disco, uno pseudo-scorpione e la cucaracha la cucaracha che no puede caminar, per quello quando la schiacci succede ciò che succede, e da adesso in poi oltre a schifo ti farà pena) non mammiferi che producono una specie di latte per la propria prole. Simboleggia anche la fedeltà eterna,  per questo la portano ai matrimoni; ma anche la morte, e per questo le lanciano in aria anche nei funerali. Insomma, per essere un animale ritenuto stupido, diciamo che ha svariate potenzialità, quantomeno simboliche.

Ad un certo punto ne avevano liberato così tante, che negli anni novanta è nato un nuovo lavoro: fare il falco, ovvero, abbattitore di colombe, che oramai tappezzavano di liquido bianco balconi, cortili interni e pelate brillanti. Qualsiasi bordo venne ricoperto di terrificanti punte metalliche che le stupide colombe, non si sa come, riuscivano a scansare e una volta appollaiatesi dietro, facevano la linguaccia ai passanti e le usavano da ringhiera. Occuparono, senza fare distinzioni, gli alberi delle piazze i campanili delle chiese e le cisterne dell’acqua potabile, che in sudamerica troneggiano su tutte le case.

Nonostante gli animalisti e i predatori naturali liberati insieme ai i cecchini negli aeroporti, i colombofili esistono ancora e organizzano eventi. Come fanno tutti quelli che hanno una passione per qualcosa, che organizzano eventi per far vedere la loro cosa a tutti e soprattutto tra di loro, amanti della cosa, per vedere chi ce l’ha più bella, o come in questo caso, più intelligente, veloce, orientata e messaggera.

Nei cartelloni degli eventi le colombe figurano come partecipanti. Partecipano 3265 colombe, metti. Se ‘partecipare’ è lasciare che qualcuno apra la cesta e uscire con un rumore di polli sculacciati con disperazione, come se la cesta stesse prendendo fuoco, allora i partecipanti sarebbero tanti, non necessariamente alati. In base a questa abilità potremmo definirci partecipanti a riunioni scolastiche, presentazioni di libri, feste infantili, sale di attesa e code in autostrada, cene aziendali, riunioni familiari e chissà quanti altri eventi.

La bambina guarda il cielo e applaude insieme a tutti gli altri ma pensa che liberare le colombe che loro stessi hanno racchiuso, per poi racchiuderle ancora e portarle da un altra parte, sia una cosa molto triste. Ma poi scopre che ogni tanto, nel ritorno alla cesta dopo la loro partecipazione, qualche colomba si perde.

Per l’allevatore, quella è la colomba che la selezione naturale decide saggiamente di eliminare, la colomba stupida, quella che non ha capito dove andare, cosa deve fare.

Per la bambina, no.

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