Rossetto

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E’ inquieta, scomoda dentro se stessa, non si ritrova più in alcune vecchie scelte, non le piacciono più i suoi vestiti e tante volte durante il giorno il suo pensiero vola senza approdare da nessuna parte.

E’ andata  in farmacia, non perché ci fosse nessun malato, ma perché le farmacie sono diventate il luogo più vicino a casa dove comprare qualcosa di superficiale, dal più o meno utile, al completamente inutile  (togliendo i due farmaci che ci sono per chi ne avesse bisogno), e le ha detto alla farmacista col caschetto nero ebano di età incomprensibile, che sembra antipatica ma è solo selettiva, che aveva bisogno di un cambiamento, forse vittima di uno stato depressivo indotto dall’eccesso di uova di cioccolato e colombe ingeriti a pasqua con chi vuoi, che in questo caso erano i suoi, e siccome non può decidere di fare il giro del mondo con lo zaino a spalle, ne tagliarsi i capelli perché l’ha già fatto nella crisi precedente e non le ricrescono, stava pensando di prendere uno di quei smalti per le unghie coloratissimi che le consigliano sempre, “perché vanno molto di moda” e perché “così ti diverti”, quando basterebbe guardarla un attimo per capire che non ha niente in/sopra/dentro/sotto di sé che vada molto di moda e che non troverà divertente uno smalto.

La farmacista le sorrise con un gesto che tra il “ci penso io” e il commiserante, e le disse:

– Uno “smalto”?-

– Sì, uno smalto. Colorato.

– Tu vuoi sentire di fare un cambiamento attraverso uno “smalto”?.

– Ahà.

– Io posso truccarti se vuoi – Disse la farmacista, e iniziò a guardarla con l’occhio tecnico di chi non ti sta guardando in faccia ma la sta misurando. Si è sentita quasi nuda sotto quello sguardo, il che la dice lunga di quanto si sentisse osservata nell’ultimo tempo. Dopodiché ha annunciato il suo verdetto:

–  Un po’ di fondo tinta, evidenziamo bene gli occhi, metti le lenti a contatto, assottigliamo bene bene le sopracciglia, e il cambiamento si ottiene con un bel rossetto accesso, mica con uno smalto.

E’ stata tentata di rispondere come un suo amico, che qualsiasi discorso faccia enumera gli argomenti con numeri o lettere, ponendo ogni argomento nella punta di un dito iniziando dal pollice.  Quindi le ha detto, scegliendo di elencare con delle lettere:

-A: Le sopracciglia non si toccano, sono come quelle di mio padre e mi piacciono molto. B: Il fondo tinta mi prude, non mi piace l’odore, mi fa sentire di avere la faccia sporca e mi farebbe perdere tempo a metterlo e poi levarlo. C: Se mi trucchi ora gli occhi e mi metti un rossetto accesso, me lo pulisci prima che io esca da qui?

La farmacista era vicina alla sconfitta totale, quando è riuscita a piazzarle un rossetto numero 35, giusto giusto gli anni che sta per compiere, accesso abbastanza, di sicuro più di sé stessa.

E’ arrivata a casa col suo primo rossetto in tasca. Il suo rossetto a modo di biglietto d’ingresso al cambiamento, il lascia passare al mondo delle donne vere, quelle che mettono i tacchi e non sudano d’estate, che sono sempre belle, magre, sicure, suadenti, che non soffrono o se lo fanno diventano cattive e vanno avanti, che fanno tante cose e tutte bene, quelle che da ventenne snobava e ora guarda con ammirazione mentre attraversano la strada, e si chiede se faranno fatica e si sentiranno scomode pur non dimostrandolo minimamente, chiedendosi come sarà abitare il mondo come fanno loro.

Andò in bagno, accese la luce e davanti allo specchio, evitando guardarsi negli occhi, si è messa il rossetto 35 molto accesso sulle labbra. Si fissò un momento e le è venuta addosso come uno tsunami una voglia enorme di piangere tutta la sua ridicolezza rabbia e tristezza. E così fece mentre toglieva quel catrame rosso e appiccicoso, senza nessuna capacità di fare magie, con un pezzo di carta igienica.

 

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