Perché sempre il pene?

Posted by

Mi hanno sempre fatto tristezza le feste di addio al nubilato o celibato.

Sarà che quelle che fanno dimostrazione pubbliche sono le più deprimenti. Ma la mia sensazione è che quelle più segrete siano ancora più tristi.

Come quella dove sono andata una volta.

Un mucchio di trentenni che bevono e ridono un po’ isteriche in una casa con le luci soffuse. La cugina fa entrare dalla porta porta sul retro un uomo anonimo. Lui chiede dov’è il bagno per andare a prepararsi (un uomo che “va a prepararsi” in bagno fa venire mal di pancia), e dopo trepidante (non sai quanto) attesa, compare vestito da poliziotto (neanche da pompiere) e inizia a ballare.

Il bello viene quando si toglie la camicia e la sorellina della sposa, contraria all’evento sin dagli albori, tenta di fermare tutto, e disgustata inizia a urlare minacciando di chiamare il fidanzato della sposa, noto per la sua gelosia (vent’anni dopo possiamo dire che le avrebbe fatto un grandissimo favore) per aprirgli gli occhi riguardo la sua mogliettina.

Allora una amica della sposa prende in mano l’emergenza e allontana la sorellina, che essendo astemia non era riducibile etilicamente, e la tormenta a parole, spiegandole che forse questa sarebbe l’ultima serata in cui sua sorella avrebbe riso prima di intraprendere una vita di merda con quello là finche morte non li avrebbe separati.

Nel frattempo, le altre amiche della sposa arringavano il giovanotto che si toglieva i pantaloni e, a metà strada tra un ballo masai e una prima camminata su tacco dodici, agitava il suo pacchettino di pongo su e giù, destra e sinistra, tanto contento quanto oleato.

Mi sono seduta in fondo alla sala accanto alla sorellina disgustata, e mangiando pop corn pensavo che il desiderio, e un uomo oleato e depilato ballando seminudo, viaggiano in mondi paralleli che per quanto mi riguarda non si incontreranno mai.

Finito lo spettacolo, Mr Pongo andò in cucina a rivestirsi. In quel momento pensai che la cosa poteva diventare antropologicamente interessante, e mi presentai. Volevo sapere tutto.

Lui, pensando che fossi andata a negoziare un servizio extra, tirò fuori il portafoglio e bandendolo, come il prete bandiva la croce ne l’esorcista, mi mostrò la foto della fidanzata,  e mi disse che lui faceva solo lo show. Gli ho detto di stare tranquillo, che non volevo il suo corpo, solo la sua anima per dieci minuti, e partì con la conversazione.

Di giorno faceva il magazziniere e aveva un cane grosso e nero (anche di lui portava una foto). Era figlio unico e viveva con la madre, anche se, guardie e show permettendo, spesso dormiva dalla fidanzata. L’olio non gli dava fastidio al rivestirsi. Si depilava con crema depilatoria perché il dolore della cera era insopportabile. Si metteva il gel nei capelli perché “alle donne piace” (la saggezza di Mr Pongo). La camicia era turchese perché “anche se sembro un duro, questo è il mio colore preferito”. Mi interruppe la cugina della sposa che entrò in cucina, lo pagò, e lui se ne andò con la sua borsa, senza salutare le ragazze “per non rompere la magia” (capirai). Nel frattempo la sposa è crollata in una specie di effetto tequila, le amiche la misero a letto, e se ne andarono in discoteca a ballare.

Ma al di là di questa piccola storia triste, vorrei capire cosa esattamente festeggiano in queste feste.

Nubilato e celibato sono, da vocabolario, la condizione di ‘non maritati’ della donna e dell’uomo, rispettivamente. Queste feste celebrano l’addio a questa condizione.

Ma è una festa vera, di chi crede in una radice istintiva della pratica della monogamia e all’amore eterno? O si tratta di quella tessitura tragicomica che riveste l’atmosfera di certi funerali? Dove si beve per attraversare il dolore di una grande perdita, e si scherza e si fa sesso, i modi migliori di fare resistenza alla paura della morte.

Secondo me più la seconda.

Ma c’è una cosa che mi risulta più difficile da capire. Perché sempre il pene?

Ho visto negli anni uomini nudi dietro i furgoni a spasso per la città, altri con cinture dalle quali ciondolano falli giganti, peni inalberati come spade e come scettri, indossati come capelli. Poi ci sono quelli che allo sposo radono tutti i peli  rischiando di amputare  il delicato sacchetto di noci che si trova da quelli parti. Altri che portano lo sposo a vedere spogliarelliste. E da lì ci sono quelli che guardano e non toccano, e tornano a casa ubriachi e nostalgici e si sognano piccoli tra le tette di una mamma prosperosa; e quelli che consumano tutti gli extra come se fosse l’ultima volta che lo fanno. E non lo sarà.

Allora possiamo dire che in questo spettacolo triste, l’uomo celebra il funerale del suo pene che, anche se sarà infedele, non sarà più libero.

Ma ho visto anche donne offrire banane ai passanti, nel parco Sempione, perché questi le dessero da mangiare alla sposa. Ho visto una tavola di addio al nubilato imbandita con pasticcini a forma di pene, e un pene gigante di cioccolato con tanto di panna montata a modo di torta. Ho visto donne travestite da pene e portatore di falli di ogni genere grandezza e materiale.

Allora mi sono chiesta: festeggiano anche le donne il funerale del pene libero dello sposo, come un primo gesto di altruismo e abnegazione coniugale? O rappresentano il funerale simbolico di tutti i peni liberi che non potranno più collaudare?

Comunque sia, che si festeggi ciò che si ha o ciò che si riceve, ciò che si è stato e non si sarà: la vagina non c’è. Nessuna rappresentazione nelle feste, nelle torte e nelle strade la sera. Non ci sono uomini ne donne travestiti da vagina.

Forse perché la vagina è assenza. Difficile da pronunciare, sostituita da farfalle e ostriche, o da cose che poco le somigliano come passeri e tuberi. Difficile da vedere se non si è contorsioniste. E’ impossibile impugnarla, si può al massimo abitarla umilmente, disarmato.  Non la si può rappresentare se non attraverso i bordi che la delimitano. La vagina è spazio, è tunnel. E’ godimento sofisticato, non scontato né meccanico. In lei si consumano gli errori e si sistemano, dentro o fuori della legge. E’ ponte magico a doppio senso tra il mondo esterno e il mistero della vita. Troppo sacra per diventare ghirlanda di feste vuote.

L’unico modo di afferrarne una, è avere il permesso di abbracciare la donna che la custodisce.

2 comments

Rispondi