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Ti arrabbi per cose banali? È un segnale d’azione // ¿Te enojás por cosas banales?, es una señal de acción

13 mar

Hai mai visto una donna innamorata che dopo aver fatto l’amore per tutto il pomeriggio di una domenica uggiosa, dopo una doccia magari condivisa, con le mani sui fianchi, la bocca contratta e la fronte piena di rughe si metta a urlare contro di lui: “Ma è possibile che devi bagnare sempre il pavimento, eh??!, è possibile????!!

Oppure ahi mai visto un uomo che da tanto tempo lavora duramente, finché un giorno riceve tutto il riconoscimento dal suo capo,  una nomina per un posto di livello superiore e un aumento di stipendio, arrivare a casa la sera di quel giorno, appoggiare le chiavi sopra il tavolo, andare verso il frigo a prendere lo champagne che teneva lì da un anno in attesa di questo giorno, e vedere di striscia la luce accesa del bagno vuoto e in quel momento iniziare a urlare contro di tutti: “quante volte vi ho detto che non voglio luci accese inutilmente!!!?? Quante volte!!!???”


Ti fa’ sorridere, vero?.

Fa sorridere perché queste due ipotetiche situazioni genererebbero uno stato di benessere, di felicità, di appagamento tale che quelle cose che nei momenti “normali” ci darebbero fastidio, in quel momento non le vediamo nemmeno, oppure le vediamo e pensiamo “e pensare che io a volte occupo energie in queste minuzie, chi se ne importa!”

Quante volte ti capita di restare male, di arrabbiarti per motivi banali?,  perché qualcuno ti ha risposto di maniera sgarbata, perché in macchina uno ha fatto il furbo o oppure ci hai messo un secondo in più quando il semaforo ti ha dato il verde e lo sclerato dietro ti ha assordito col clacson, o perché la persona infelice del terzo piano fa “SHHHHHHHH” da dietro la finestra mentre i tuoi bimbi giocano in cortile, perché un amico non ha risposto a una tua chiamata, a una tua mail, e potrei andare avanti con l’elenco fino a domani. Ma mi fermo qui.

A me capita ogni tanto, e quando succede è per me un segnale d’allarme, se mi arrabbio perché qualcuno mi suona il clacson (ed io di motivi non ne do MAI :-) ) significa che c’è qualcosa nella mia vita che mi sta facendo provare frustrazione, dolore,  ma non ne sono consapevole, e sfogo la mia rabbia, il mio dolore, nei posti sbagliati. E’ come grattarsi dove non prude, per intenderci. E mi basta capire qual è quella cosa, anche se non posso risolverla, per stare meglio, pero tornare a essere in pace col mondo. E’ come limitare i danni, riconosci quella cosa che non va tanto bene, ma è solo quella, poi nella tua vita ce ne sono tante altre che meritano il tuo sorriso, la tua attenzione.

Si, mi dirai, ma uno non può passare tutti i pomeriggi a fare l’amore ne ricevere un aumento ogni giorno.

E’ vero, infatti, non è questo il punto. Il punto è arrivare a uno stato di benessere e appagamento con molto meno, riuscire a stare bene, a essere felici, senza un motivo eclatante.

Come fare?

Io non so come si fa’. Posso solo dirti la ricetta che conosco e so per certo che funziona.

Ecco alcuni degli ingredienti:

-Goditi ogni cosa, ogni momento: il sole o la pioggia che vedi appena ti alzi, la doccia calda e i tuoi primi pensieri, il profumo del caffè, le chiacchiere dei bambini mentre li vesti per andare a scuola,  il viaggio nei mezzi o in macchina per andare al lavoro, e così via. Fai onore a ogni momento che passa, visto che non torna.

-Quando qualcosa ti fa’ arrabbiare allontanati della situazione, immagina di andare sempre più su, finche vedi tutto sotto come se fossero formiche. Le formiche, anche se frenetiche, non possono farti arrabbiare. E chiediti cosa c’è che non va?

-Guardati in torno, vedi tutte le cose positive che ci sono nella tua vita, porta con te un quaderno e fai una lista, senza dare niente per scontato: i tuoi affetti, il luogo dove vivi, i tuoi oggetti più cari, le cose che ti piacciono, gli obiettivi raggiunti. Non fissarti su quello che ti manca, lavora con positività per averlo. La cosa più preziosa che hai da offrire è la tua attenzione, scegli con cura dove dirigerla.

-Metti una colonna sonora alla tua vita, con della musica che ti faccia stare bene. Spegni il Tg e fai salire il volume della musica. Non sati facendo torto al mondo se ti risparmi certe immagini, e non accontentarti della versione del mondo che il Tg seleziona per te, c’è molto di più oltre a quello.

Sono sicura che anche se non ti sei mai posto la domanda, o se non ne sei consapevole, anche tu hai le tue strategie per stare bene. Individuale, usale consapevolmente a tuo favore, e se ti va condividele, io sono curiosa!

Alla prossima.

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¿Has visto alguna vez una mujer enamorada que habiendo hecho el amor toda la tarde de un domingo lluvioso, después de una ducha tal vez compartida,con las manos en jarra sobre las caderas, la boca contraída y la frente llena de arrugas se ponga a gritar contra él: “¡¡¡¿¿¿Pero será posible que tenés que mojar todo siempre, eh???!!! ¿¿¡¡Será posible!!??”

¿O has visto quizás un hombre que desde hace tanto tiempo trabaja duro, hasta que un día recibe todo el reconocimiento de parte de su jefe, una nómina para un puesto superior y un aumento del sueldo, llegar a su casa la noche de aquel día, apoyar las llaves sobre la mesa, ir hacia la heladera a buscar el champagne que hace mas de un año tenía allí esperando éste día,  ver de pasada la luz prendida del baño vacío y en aquel momento empezar a gritar  contra todos: “¿¡¡Cuántas veces le dije que no quiero luces prendidas inútilmente!!?? ¡¡¿Cuantas veces?!!”

Te hace sonreír, ¿verdad?.

Hace sonreír porque éstas dos hipotéticas situaciones generaría un estado de bienestar, de felicidad, de satisfacción tal, que las cosas que en los momentos “normales” nos darían fastidio, en aquel momento ni siquiera las vemos, o las vemos y pensamos: “y pensar que yo a veces ocupo mis energías en éstas minucias, ¡a quién le importa!”.

Cuántas veces te pasa que te quedás mal, enojado, porque alguien te respondió de manera poco gentil, porque en auto uno se te hizo el pistola o porque demoraste un segundo demás cuando el semáforo te dio el verde y el alterado de atrás te dejó sordo a bocinazos, o porque la persona infeliz del tercer piso te hace “SHHHHHHHHHH” desde atrás de la ventana cuando tus chicos juegan en el patio del edificio, porque un amigo no respondió una llamada, o un mail, y podría seguir con los ejemplos hasta mañana. Pero paro aquí.

A mi a veces me sucede, y cuándo es así para mí es una señal de alarma, si me enojo porque uno me tocó bocina (y yo motivos no doy JAMAS :-D ) significa que hay algo en mi vida que me está haciendo sentir frustración, dolor, pero no soy conciente de esa cosa, y desahogo mi rabia, mi dolor en los lugares equivocados. E como rascarse donde no pica, para entendernos.

Y me basta entender qué  cosa es, aunque no pueda resolverla, para estar mejor, para volver a estar en paz con el mundo. Es como limitar los daños, reconocés lo que no va demasiado bien, pero es solo eso, luego en tu vida hay tantas otras cosas que merecen tu sonrisa, tu atención.

Si, me dirás, pero uno no puede pasarse todas las tardes haciendo el amor ni recibir un aumento cada día.

Es verdad, de hecho no es éste el punto. El punto es llegar a un estado de bienestar y satisfacción con mucho menos, vivirlo por default. El punto es llegar a estar bien, a ser felices , sin un motivo específico.

¿Como hacer?

Yo no se como se hace. Puedo solo darte la receta que conozco y que estoy segura que funciona.

He aquí algunos ingredientes:

-Cuando algo te hace enojar alejate de la situación, imaginate de irte cada vez mas alto, hasta que ves todo debajo como si fueran hormigas. Las hormigas, aún frenéticas no pueden hacerte enojar.

-Mirá a tu alrededor, y observá las cosas positivas que hay en tu vida, escribilas en un cuaderno, cada día, sin dar nada por sentado, el lugar donde vives, tus personas mas queridas, tus objetos mas preciados, las cosas que te gustan, los objetivos alcanzados. No te obsesiones con lo que te falta, trabaja si querés con positvidad para alcanzarlo. La cosa mas preciosa que tenés para ofrecer es tu atención, elegí con cuidado hacia donde dirigirla.

-Ponele una columna sonora a tu vida, con música que te haga sentir bien. Apagá la televisión, los noticieros, y subí el volumen de tu música. No le estás fallando al mundo si te ahorrás ciertas imágenes, y no te conformes con la versión del mundo que los noticieros selecciónan para vos, hay mucho mas además de eso.

-Disfrutá de cada cosa: el sol o la lluvia que ves apenas te levantás, la ducha caliente y tus primeros pensamientos, el perfume del café, la charla de los chicos mientras los vestís para ir a la escuela, el viaje en colectivo o en auto para llegar al trabajo. Rendile honor a cada momento que pasa, visto que no vuelve.

Estoy segura de que aún si nunca te lo has preguntado, y si no sos conciente de ello, también vos tenés tus estrategias para estár bien. Individuálas, usálas concientemente a tu favor, y si te va compartilas, ¡yo soy curiosa!.

Hasta la próxima

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Cosa vuoi fare da grande? / ¿Qué querés ser cuando seas grande?

27 feb

(MAS ABAJO EN ESPAÑOL)

E’ prestissimo e sono su un treno che mi porta a Reggio Emilia a fare un corso, penso alle mie figlie che dormivano come angeli quando sono uscita di casa a passo felpato per non far rumore. A volte le  guardo e penso: chissà come saranno da grandi, cosa vorranno fare, quali saranno le loro passioni. Penso anche alle loro particolarità che vorrei si tenessero per sempre, come la curiosità  e la volontà vulcanica di Valentina, o la serenità, la sensibilità e il senso dell’umorismo di Camila.
Chissà come saró stata io da piccola? mi viene da chiedermi ora. Ho il ricordo di aver vissuto un’infanzia felice, e ricordo anche però, molto chiaramente, che questo essere piccola era una limitazione per me,  volevo crescere in fretta, non vedevo l’ora di essere grande per fare tutto quello che avevo in mente.
E cosa volevo fare da grande?
Automaticamente viene alla mia mente un ricordo, un’immagine.
Mi vedo con la mia amica ormai da trenta anni, Andrea, avevamo otto anni, una giornata di sole nel giardino anteriore di  casa sua, allestivamo la bancarella per vendere ai passanti limoni (dall’albero di casa nostra) e caramelle di dulce de leche (che avevamo comprato con i nostri risparmi). Capendo poi che limoni e caramelle non era un grandissimo business, da li a poco tempo, una volta avuto accesso alla cucina, avremo cucinato torte e  crostate a go go, vendute a tutti i nostri conoscenti, e avremo fatto il nostro primo viaggio insieme  da sole a quattordici anni..che bel ricordo.
Ogni tanto con Andrea parlavamo di cosa avremmo fatto da grandi, e basicamente in quel momento, a otto anni, volevo fare quattro cose: vendere, fare la scrittrice, avere figli, essere amica di Andrea per sempre, (e, aggiungo,  ero sempre innamorata persa e platonicamente di qualcuno.)
Scusa, ho detto..Vendere????
Con tutto il resto ci sono, mi riconosco,  sono qui alle sette del mattino su un treno mentre scrivo,  a casa ho lasciato due figlie che dormivano  e anche il mio innamorato (un filino meno platonica ;),  e penso ad Andrea che sorriderebbe di fronte a questi ricordi.
Ma..  vendere??
Questa informazione  me la ero proprio dimenticata fino a questo istante.
Mi entusiasma molto quando succede questo, e cioè, che prendi l’iniziativa di fare una cosa, in questo caso scrivere, hai un’idea, immagini un percorso, ti metti in moto, e  boingg!, dal nulla ti cresce una moletta sotto i piedi che ti lancia all’improvviso in un’altra direzione. Un ricordo, un incontro, una casualità, un imprevisto, un controtempo, qualsiasi cosa non contemplata nei tuoi piani che ti porta per una strada alternativa. Abassi un cambio, ti guardi in torno, paesaggio nuovo, ti fa’ un po’ d’ansia, ma t’incuriosisce anche, potresti comunque fare un’inversione a U (lo so, lo so che non si può, ricordi che ho preso la patente italiana col 100%?, era solo per non farti fare il giro lungo) e tornare dov’eri prima, ma anche se sconosciuto, il paesaggio non sembra minaccioso, e vai avanti.
…volevo vendere.
Io che oggi mi ritengo una scarsa venditrice, e sento questo come un handicap per andare avanti con certi progetti, io da piccola volevo vendere!.
Che fantastica notizia.  E’ sempre rinfrescante tornare per un attimo a salutare la bambina che sono stata, e che è sempre in me, rispecchiarmi nei suoi occhi pieni di voglia, sotto quella frangetta spettinata, farle domande e scoprire che sa di me molto più di quanto a volte io sappia ora, perché ancora non mi ero costruita certe corazze, perché in quei giorni mi pensavo senza limiti, e ricordo con un brivido che mi sale su per la schiena, con quale serenità e con quale forza al contempo, vivevo la certezza di poter realizzare qualunque cosa io volessi fare. Senza “ma”, “però”, “e se”.  La mia strategia all’epoca, come quella della stragrande maggioranza dei bambini credo,  era questa:
1) volere qualcosa: un gesto sportivo, un permesso, imparare a leggere, ecc
2) fare quello che c’era da fare per ottenerla.
3) insistere finché ci riuscivo .
A pensarlo adesso sotto questo punto di vista, le cose che mi sono venute meglio da grande sono state quelle dove ho utilizzato quella strategia li, che è un po’ da cavallo impazzito, lo so, ma  funziona. E’ solo questione di adattarla e imparare a insistere senza saltellare sul posto scuotendo le braccia, ma per il resto funziona :-)
Il treno sta arrivando a destinazione, ed io scenderò con una novità che mi diverte e mi apre nuove prospettive, ma prima di salutarti vorrei chiederti una cosa: tu, cosa volevi fare da grande?

Ora si, alla prossima!
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Es tempranísimo y estoy en un tren que me lleva  a Reggio Emilia a hacer un curso, pienso en mis hijas que dormían como ángeles cuando salí de casa en puntas de piés para no hacer ruido. A veces las miro y pienso: quién sabe cómo serán cuando sean grandes, qué querrán hacer, cuáles serán sus pasiones. Pienso en sus características, en las cosas que quisiera que tuvieran siempre, como la curiosidad y la voluntad volcánica de Valentina, o la serenidad, la sensibilidad y el sentido del humor de Camila.
¿Cómo habré sido yo de pequeña? me surge ahora como pregunta. Tengo el recuerdo de haber vivido una infancia feliz, y también recuerdo claramente que vivía el hecho de ser pequeña como una limitación, quería crecer rápido, no veía la hora de ser grande para poder hacer todo lo que tenía en mente.
¿Y qué quería hacer cuando fuera grande, por qué estaba tan apurada?
Automáticamente me viene a la mente un recuerdo, una imagen.
Me veo con mi amiga desde hace ya treinta años, Andrea, que teníamos ocho años, en un día soleado en el jardin delantero de su casa, armando un mostrador para vender a los que pasaran por allí limones (del arbol de casa) y caramelos de dulce de leche (comprados con nuestros ahorros).
Comprendiendo luego que limones y caramelos non eran un gran negocio, y una vez que tuvimos acceso a la cocina, cocinamos tortas y pastafrolas en cantidades industriales, que después vendimos a nuestros conocidos para irnos  a hacer nuestro primer viaje solas a los catorce años. Qué lindo recuerdo..
Con ella cada tanto hablábamos sobre qué pensábamos hacer cuando fueramos grandes, y básicamente, en aquel momento, a los ocho años,  quería hacer cuatro cosas: vender, ser una escritora, tener hijos y ser amiga de Andrea para siempre (y agrego: estaba además siempre enamorada platonica y perdidamente de alguien).
Perdón, dije…¿¿¿Vender???
Con todo el resto me reconozco, estoy aca, sobre el treno escribiendo, en casa dejé mis hijas que dormían y también mi enamorado (un poco menos platónico ;), y Andrea que aún es mi amiga sonreiría al leer éstos recuerdos.
Pero..¿¿vender??
De ésta información me había olvidado completamente hasta éste instante.
Me entusiasma mucho cuándo pasa ésto, que tenés la iniciativa de hacer algo, en éste caso escribir, tenés una idea, te imaginas un recorrido, te ponés en movimiento, y Boing!! , de la nada te crece un resorte bajo los pies que te lanza improvisamente hacia otra dirección. Un recuerdo, un encuentro, una casualidad, un imprevisto, un contratiempo, cualquier cosa que no estaba contemplada en tus planes que te lleva por una calle alternativa. Bajas un cambio, mirás a tu alrededor, paisaje nuevo, te da un poco de ansiedad, pero te da curiosidad también, podrías tranquilamente hacer una inversión en U (lo sé, lo sé que no se hace, te acordás que saqué el carnet italiano con 100%, era solo para hacértela mas corta) y volver adonde estabas antes, pero aunque sea desconocido, el paisaje no es amenazador asi que vas adelante.

…quería vender.
Yo que hoy me considero una mediocre vendedora, y siento que esto como un handicap para seguir adelante con algunos proyectos, ¡yo de chiquita quería vender!.
Que fantástica noticia. Siempre es refrescante volver por un momento a saludar la niña que fui, y que está siempre en mi, espejarme en sus ojos llenos de ganas, bajo aquel flequillo despeinado, y hacerle preguntas, y descubrir que sabe de mi mucho mas de lo que a veces yo sé ahora, porque aún no me había construido ciertas corazas, porque en aquellos días me pensaba sin límites, y recuerdo con un escalofrío en la espalda con qué serenidad y con qué fuerza a la vez, vivía la certeza de poder realizar cualquier cosa que yo quisiera hacer.
Sin “pero” “y si..”. Mi estrategia en aquella epoca, como la de la gran mayoria de los niños, era simple:
1) Querer algo: un gesto deportivo, un permiso, aprender a leer, etc
2) Hacer lo que habia que hacer para conseguirlo.
3) Insistir hasta que lo lobraba.
Pensandolo ahora, desde éste punto de vista, las cosas que mejor me han salido de grande son aquellas en las que he utilizado ésta estrategia, que es un poco una estrategia de caballo loco, lo se, pero funciona. Es solo cuestión de adecuarla, y aprender a insistir sin saltar sobre el lugar sacudiendo los brazos, pero por el resto funciona :-)

El tren está llegando a destino, y yo bajaré con una novedad que me divierte y me abre nuevas prospectivas, pero ántes de saludarte me gustaría hacerte una pregunta: vos, ¿qué querías hacer cuándo fueras grande?

Ahora si, hastsa la próxima.
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