La vida es lo mejor que conozco

Mercedes Viola

Archivio per la categoria “sogni”

il sogno di una mamma senza laurea

Ultimamente ce l’ho con la pubblicità che mi (ci) assale da ogni angolo, reale o virtuale, facendomi (ci) capire, da quel che mi (ci) propongono, che sanno qualcosa su di me anche se la conoscenza non è reciproca.

Da anni non guardo la tv, e ogni tanto cerco su youtube qualcosa che mi interessa o mi diverte guardare, come i Les luthiers che sono da me tra i più visti. Ora anche lì c’è qualche secondo di pubblicità ineluttabile, che io regolarmente azzittisco e non guardo finché finisce.

Ora leggevo su internet un giornale Argentino e vedo sulla destra il quadretto di una università online di Milano che tenta di vendermi i suoi corsi attingendo un po’ a tutto: “Sei una mamma e vuoi laurearti? investi sul futuro tuo e dei tuoi figli”.  A parte il fatto che se laurearmi fosse ancora il mio sogno di sicuro non andrei lì, dove anni fa’ sono andata e ho trovato la più pessima accoglienza e sono andata via con briciole d’informazione, c’è il fatto che il loro data base non è più tanto aggiornato sui miei interessi e i miei entusiasmi (e questo fallimento dell’ingranaggio pubblicitario è una goduria), io ora  rispondo serenamente alla Steve Jobs nel famoso discorso ai neolauerati di Standford  quando dice “io non mi sono mai laureato”.

Su una cosa ci hanno azzeccato, ed è che sono una mamma, una delle tante che ogni sera, prima di addormentarci, e a volte non ci riusciamo, accarezziamo un sogno in comune, e anche se tutte le mamme facciamo del nostro meglio ogni giorno, insieme ai nostri figli, per farlo realtà, e magari nel nostro piccolo ci riusciamo, non ci basta, non basta per compierlo. Noi sogniamo un mondo in pace: qualcuno ha qualcosa da offirci?

Sueños / Sogni

Habíta sus sueños en un mundo  paralelo. O tantos, ésto aún no lo sabe bien. Hay lugares que son suyos y que sufren el paso del tiempo cuando los abandona por largos periodos. Las heladeras por ejemplo se llenan de hielo y las telarañas cubren los angulos del techo, los huespedes quedan meses encerrados adentro, o sentados del lado de afuera, acumulando lecturas en el alma y collillas de cigarrilos en el suelo, mandando mails imposibles a amores desencontrados.

Se encuentra en ellos con gente que quiere, que la piensa, que necesita o que la necesita, con la cual está conectada en ese tiempo, o siempre.

Visita ciudades que en la vigilia no ha visto y, raramente, habla lenguas que en ésta vida no conoce.

Ellos le enseñaron que el erotismo no nace del cuerpo sino de la mente; y que si, como dijo el poeta Haracourt, “partir es morir un poco”, dormir también los es. Y entonces con éste saber no constatado pero cierto, ya no está tan sola ni tan lejos, la noche es un refugio, la vida cobra dimensiones, deslizarse entre los brazos del sueño le dá menos miedo, y la idea de morir también.

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Abita i suoi sogni in un mondo parallelo. Forse tanti, non lo sa. Ci sono posti che sono suoi e che subiscono il passare del tempo quando li abbandona per lunghi periodi. I frigoriferi si riempiono di ghiaccio e le ragnatele coprono gli angoli dei tetti, gli ospiti rimangono per mesi rinchiusi dentro, oppure seduti sul pianerottolo accumulando letture e chicche di sigarette, inviando mails impossibili ad amori persi.

In loro ritrova gente,  con la quale si vuole bene, a chi pensa o che la pensa, che la necessita o della quale lei ha bisogno,  con la quale è collegata in quel momento, o da sempre.

Visita città che non ha mai visto sveglia, e, raramente, parla lingue che in questa vita non conosce.

Loro le insegnarono che l’erotismo non nasce dal corpo ma dalla mente; e che se, come diceva il poeta Haracourt, “partire è un po’ morire”, lo è anche dormire. E allora con questo sapere non comprovato ma certo, non si sente già così sola ne così lontana, la notte è un rifugio, la vita prende altre dimensioni, scivolare tra le braccia del sonno le fa meno paura, e l’idea di morire non spaventa come prima.

Amore 2.0 – Parte 1

Vorrei raccontarti di lui, che sognava lei da anni senza trovarla (non  che soffrissi così tanto nella ricerca), e di lei che lo sognava ma, visto il campionario, molto incredula sulla possibilità di trovarlo un giorno.

Se c’è un dio da qualche parte, o una energia spirituale e spiritosa, di sicuro ci ha messo mano affinché una domenica noiosa di febbraio dopo un solito sabato di solita festa, loro si iscrivessero contemporaneamente a questo sito. Lui da una parte del mondo, lei d’altra; lui agli sgoccioli dell’inverno, lei agli sgoccioli dell’estate.

Un saluto e una foto tessera come un pungiglione al cuore, sensazione di familiarità inspiegabile, e un bisogno incontenibile di sbrigare gli impegni della giornata, studiare, lavorare, fino a quando arrivasse la notte e portasse la sua chiamata, perché ormai le parole scritte non bastavano, anche se servivano a  riempire di amore e di sogni i momenti vuoti della giornata. Parlavano di notte guardano la stessa luna, e questo li sembrava commovente, avvicinante.

Dopo un mese lui prese un biglietto e lei l’impegno di accoglierlo. Arrivato il giorno prese un pullman contro i consigli della gente prudente e dopo 500 km, una zuppa e un caffè latte  rovesciati per sbaglio sulla maglietta bianca, con lo zaino a spalla riempito da l’illusione enorme che quel’amore che erano certi di sentire non fosse smentito  (chiedo scusa per la metafora scontata, ma è così vera..) arrivò a Buenos Aires, all’aeroporto. Fissò le porte che si aprivano e si chiudevano partorendo turisti, viaggiatori per lavoro, nativi che tornavano, stranieri disorientati con la lonely planet in mano.

L’avrebbe riconosciuto?, la verità era che aveva visto solo una foto. E se non era nemmeno sua?, e dubbio ancora più logorante: e se lui era quello che si aspettava ma era lei a non piacergli proprio per niente? “se gli faccio schifo? e se mi vede grassa, o scema, o troppo semplice?” Pensava in quell’attesa dove solo sentiva il cuore che sbatteva contro il petto ad ogni apertura di quelle porte bianche..

Continuerà….

Natale al caldo delle emozioni

Dopo tredici ore di volo con turbulenze continue a “macchia di leopardo” (così ho sentito che diceva il personale di volo lamentandosi che il caffè non era mai fermo :-) ), che  hanno consentito a me e alle bimbe di dormire cullate come se fossimo in macchina, con l’atterraggio più morbido mai vissuto sono arrivata in Argentina in una giornata di caldo torrido.

Ed è inevitabile: l’areo atterra e io ogni volta mi sento scoppiare il cuore di allegria, mi metterei a saltellare come i bambini dalla gioia. L’argentina ha un profumo particolare, e io lo sento appena scendo dall’aereo, vedo i suoi colori, e tutto diventa una festa. Chiamo tutti i miei amici, iniziamo a organizzare le grigliate, e mi sento così fortunata di averli.

Ogni anno le emozioni sono tante, non è solo allegria, è che qui mi sento diversa. Io ho un altro senso in questa terra, è come se i miei piedi qui avessero radici. Qui la gente sembra aver capito che niente è poi così importante: ne il lavoro, nei soldi, ne il prestigio, ne la reputazione, gli orari, le date, le scadenze, le regole, ne niente oltre la famiglia, gli amici e lo stare insieme. E quando sono qui sento quanto questo mi manchi..mi sembra di aver vissuto tutto l’anno in una realtà che sebbene mi prende, e nella quale giro ormai a buon ritmo, non mi appartiene, e che  mi ha lasciato poco di caldo, di morbido,  di allegro.

Certo che le emozioni non vanno mai in vacanza :-) le abbraccio tutte quindi. Natale è un momento particolare, e anche se qui le notti non sono lunghe, c’è tanto sole, caldo e festa, è sempre un momento un po’ così. Se anche tu stai sentendo emozioni non quotidiane, ti posso dire una cosa? abbracciale tutte, lascia andare la tentazione di cedere alla paura. Non succede niente di male. Permettiti di fantasticare tutte le situazioni possibili, di realizzare nella tua mente ogni desiderio. E’ liberatorio e toglie pesantezza alle cose. Certe emozioni passano solo dopo averci attraversato.

Ti auguro buone feste :-)

Alla prossima

 

 

 

 

Andábamos sin buscarnos pero sabiendo que andábamos para encontrarnos/ Camminavamo senza cercarci pur sapendo che camminavamo per incontrarci

(IN BASSO  IN ITALIANO)


Andabamos sin buscarnos pero sabiendo que andabamos para encontrarnos“¿Encontraría a la Maga? Tantas veces me había bastado asomarme, viniendo por la rue de Seine, al arco que da al Quai de Conti, y apenas la luz de ceniza y olivo que flota sobre el río me dejaba distinguir las formas, ya su silueta delgada se inscribía en el Pont des Arts, a veces andando de un lado a otro, a veces detenida en el pretil de hierro, inclinada sobre el agua. Y era tan natural cruzar la calle, subir los peldaños del puente, entrar en su delgada cintura y acercarme a la Maga que sonreía sin sorpresa, convencida como yo de que un encuentro casual era lo menos casual en nuestras vidas, y que la gente que se da citas precisas es la misma que necesita papel rayado para escribirse o que aprieta desde abajo el tubo de dentífrico.” Julio Cortázar – RAYUELA

Amo las casualidades, propio porque no creo en ellas. Me gusta creer que hay cosas que tienen que suceder, gente que se tiene que encontrar, besos que se tienen que perder, besos que se tienen que dar, libros que hay que leer, sueños que hay que soñar, y que algunos de éstos sueños, los mejor soñados, los mas vívidos, aquellos por mas tiempo acariciados, empollados, detallados, se convierten en huellas, en intuiciones de un futuro mas o menos lejano.

Rayuela para mi fue ese libro que tenia que leer, hace varios años, casi veinte y no lo creo. Fue poesía, refugio, protesta. Fué el exilio con el que soñaba, como todo adolescente, que se exilia del mundo de la infancia como puede. Lo leí muchas veces, en las dos maneras y en muchas otras. No suelo encariñarme  con las cosas, cambié continente de residencia con una sola valija llena de algunas pilchas, un par de fotos y los apuntes de la universidad que pensaba terminar. Mi unico fetiche es éste libro, y claro está, vino conmigo.

Creo que Rayuela fue algo así como el imprinting de mi vida adulta, modeló mi manera de pensar, de escribir, de mirar los paisajes, las personas, los gestos, las charlas, los misterios, el dolor existencial que aveces a los treinta o cuarenta años estamos muy ocupados para sentir, pero que a los dieciseis es ineludible y duele tanto cuanto fascina.

El sabado conocí París, con la agitación y el temor de quedar desilucionados que precede a los momentos anhelados, temor que aveces nos hace abstener, evitar, para poder seguir soñando. Cuando tuve los pasajes en la mano la idea de conocer París me parecía el riesgo de ver la versión película de un libro que me había tocado. Casi casi no quería. Las películas siempre se quedan cortas con lo que puede la solitaria y a la vez super poblada imaginación de la lectura.

Pero no fue así, llegué, con Stefano Valentina y Camila, la recorrimos en bicicleta, no vimos la torre ni tantos otros lugares, pero fuimos al Pont des Arts, y Valentina bailó un tango que un hombre tocaba sentado con su acordeon, y lo caminé, miré hacia un lado del río, y hacia el otro, y vi como en una pelicula nítida y veloz, éstos últimos veinte años, lo que esperaba a los dieciseis, lo que temía, lo que anhelaba de mi futuro, ví lo que cambió y lo que perdura, agradezco a la vida por todas éstas emociones, y sé que algún día voy a volver, porque el Pont des arts es un puente que me lleva hacia mi.

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Andabamos sin buscarnos pero sabiendo que andabamos para encontrarnos“Avrei incontrato la Maga? Tante volte mi era bastato affacciarmi, arrivando da rue de Seine, all’arco che dà sul quai de Conti, e appena la luce di cenere e di olivo sospesa sul fiume mi lasciava distinguere le forme, subito la sua figurina sottile si disegnava sul Pont des Arts, qualche volta muovendosi da una parte all’altra, qualche altra ferma contro la rinhjiera di ferro, china sull’acqua. Ed era cosó naturale attraversare la strada, salire i gradini del ponte, penetrare nella sua sottile vita ed avvicinarmi alla Maga, che sorrideva senza sorpresa, convinata quanto me che incontrarsi per caso non era un caso nelle nostre vite, e che la gente che si dà appuntamenti precisi è la medesima che ha bisogno del foglio a righe per scriversi o che preme dal basso il tubetto del dentifricio” Julio Cortázar -IL GIOCO DEL MONDO ( RAYUELA)

 

Amo le coincidenze, proprio perché non credo che lo siano. Mi piace credere che ci siano delle cose che debbano succedere, gente che si debba incontrare, baci che debbano essere persi, baci che debbano essere dati, libri che debbano essere letti, sogni che debbano essere sognati,  che  tra i sogni quelli più abbracciati, miglior fantasticati, più vividamente immaginati, che per più tempo accarezzati, diventino delle tracce, intuizioni di un futuro più o meno lontano.

Rayuela per me è stato quel libro che dovevo leggere, qualche anno fa, quasi venti..e non ci credo. E’ stato poesia, rifugio, protesta. E’ stato l’esilio che sognavo, come ogni adolescente, che si esilia dal mondo dell’infanzia, come può. L’ho letto tante volte, nelle due forme che consiglia l’autore ed in tante altre. Di solito non mi affeziono alle cose, ho cambiato continente di residenza con solo una valigia in mano, riempita di jeans e magliette, qualche foto, i libri dell’università che pensavo di finire. Il mio unico fetiche è questo libro, e chiaro stà, e venuto con me.

Credo che Rayuela sia stato come una specie di imprinting della mia vita adulta, modellando il modo di pensare, di scrivere, di guardare i paesaggi, le città, i gesti, le conversazioni, i misteri, il dolore esistenziale che a volte a trenta o quarant’anni siamo troppo impregnati per sentirlo, ma che a sedici è ineludibile e duole tanto quanto affascina.

Sabato scorso ho conosciuto Parigi, con l’agitazione e il timore di rimanere delusi che precede i momenti più attesi, timore che a volte ci fa astenere, evitare, per poter andare avanti a sognare. Quando ebbi in mano i biglietti, l’idea di conoscere Parigi era il rischio di vedere il film del libro che più mi aveva toccato. Quasi non volevo, si sa che i film sono di solito poco in confronto con quello che può la solitaria e al contempo sovrafollata immaginazione nella lettura.

Ma così non è stato. Siamo arrivati, con Stefano Valentina e Camila, l’abbiamo girata in bicicletta, ci siamo fermati in ogni bar, in ogni parco, non ho visto la torre ne tanti altri posti da guida, ma siamo andati al Pont des Arts, e Valentina si mise a ballare un tango che un uomo suonava seduto nel ponte, e lo camminai, guardai da una parte e dall’altra del fiume, e vidi come in un film nitido e veloce, questi ultimi vent’anni, quello che speravo a sedici, quello che temevo, quello che desideravo, vidi cosa è cambiata, cosa perdura, e ringrazio la vita per tutte queste emozioni, e so che un giorno ci tornerò, perché il Pont des arts è un ponte che mi porta fino a me.

Abbiamo bisogno di altre cose, no credi? // Tenemos necesidad de otras cosas, no crees?

(MAS ABAJO EN ESPAÑOL)



Ultimamente richiama la mia attenzione il fatto che alcune persone col passare degli anni diventino brutte, arrabbiate e tristi, e quando dico brutte non parlo di bellezza fisica, ma di quel abbruttimento interno che puo’ far diventare orribile chiunque (come il ritrato di Dorian Gray)

Pensavo anche agli adolescenti, che se non si atteggiano da vecchi, sono belli, solari, ridono, piangono, si abbracciano, si ribellano, litigano, fanno pace, ed esprimono tutto quello che hanno dentro, lo dicono, lo scrivono. Il mondo gira attorno alle relazioni, gli amici, i propri pensieri, i sogni, l’amore, le delusioni, la voglia di crescere, e ci si ritaglia il tempo giusto giusto per fare le cose d’obbligo.

E sai benissimo che non è tutto rosa a quell’età, anzi, la vita fa male, e non si sa bene perché, e impari sul campo a furia di botta e risposta come vivere nel mondo dei grandi.
Da adulti poi non so cosa succede. Quand’è che le persone iniziano a prendere decisioni contro i loro interessi? Com’è che finiamo per raccontarci la storia del “beato te, io non ho tempo”?. So che puo’ capitare, che uno si trovi a fare un lavoro che non è il lavoro sognato, ma è anche vero che sono 8 ore al giorno, nelle altre 16 ore puoi scegliere dove dirigere la tua attenzione, che interessi coltivare, dove investire  il tuo tempo e con chi dormire e condividere la tua vita.
In Italia questo è un momento particolare, si parla solo  di potenti anziani che vanno a pagamento con delle minorenni, e questo senz’altro è brutto e triste, patetico direi, ma c’è molto altro nel mondo, e noi essere umani abbiamo un vorace bisogno di queste altre cose.
L’altro giorno andavo in macchina al lavoro, e ho sorriso a modo di ringraziamento a uno che mi aveva ceduto il passo ad un incrocio. Mi ha seguito per un bel po’. Pensa quanto bisogno abbiamo di un sorriso per confondere così tanto il senso di un gesto gentile.
Nel mondo c’è molto di piu’, Noi siamo molto di piu’.. è questo che voglio dire, voglio fare rumore, voglio ricordarti che l’essere umano ha delle tempeste dentro, maree di sentimenti, a volte  facili da godere e da vivere, altre volte  incompresi anche da se stessi, o dolorosi, o clandestini. E’ da questi sentimenti che altri esseri umani come noi hanno dato vita a opere che ci emozionano, quando li leggiamo, li ascoltiamo o ammiriamo.
Siamo complessi, ed è  questo ci fa’ belli. Oggi tante cose (che di solito ci devono vendere) girano intorno alla sicurezza e il controllo, controllo degli eventi, della criminalità, dell’invecchiamento, della natalità, del meteo. La verità è che la vita è tanto potente mentre c’è, quanto fragile. Per tanto è il “mentre c’è” quello che importa. Abbiamo anche bisogno di mistero, di incertezze, di tenerezza, di vere amicizie, di momenti di condivisione al di là dei formalismi. Abbiamo bisogno di gentilezza, di trattarci un po’ meglio, di avere piu’ pazienza, semplicemente di sorriderci di piu’ e tollerare le nostre mancanze e quelle degli altri.  Di perdonarci gli errori, imparare da loro,  e guardare avanti. Abbiamo bisogno di divertirci, di giocare, di prenderci un po’ in giro.
E qui mi fermo, sembro un mezzo prete mezzo maestrina. Una mia cara amica mi ha detto riguardo a questo blog: “grazie, siamo in tanti là fuori avidi di sentirci dire che la vita è bella”, e io dico, con tutte le sue difficoltà, la vita non è soltanto bella, LA VIDA ES LO MEJOR QUE CONOZCO

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Ultimamente  me llama la atención el hecho que algunas personas, con el pasar de los años, se vuelvan feas, enojadas y tristes, y cuando digo feas no hablo de belleza física, sino de una fealdad interna capaz de  transformar en horrible a cualquiera (como en el retrato de Dorian Gray).
Pensaba también en los adolescentes, que si no se comportan como viejos, son bellos, solares, rien, lloran, se abrazan, se rebelan, pelean, hacen las paces, y expresan todo lo que tienen adentro, lo dicen o lo escriben. El mundo gira alrededor de las relaciones, los amigos, los propios pensamientos, los sueños, el amor, las desilusiones, las ganas de crecer, y se recorta el tiempo justo necesario para las obligaciones.  Y sabés bien que no es todo rosas a esa edad, la vida duele, y no se sabe bien por qué, y aprendés en el campo a fuerza de golpes cómo vivir en el mundo de los grandes.
De adultos después no sé que pasa. ¿Cuándo es que las personas empiezan a tomar decisiones contra sus propios intereses? ¿Cómo es que terminamos contandonos el cuento de “que suerte la tuya, yo no tengo tiempo”?. Sé que puede suceder que uno se encuentre teniendo que trabajar en algo que no era su sueño, pero tambièn es verdad que son 8 horas al día, y que en las 16 que restan podés elegir donde dirigir tu atención, que intereses cultivar, donde invertir tu tiempo y con quién dormir y compartir tu vida.
En Italia éste es un momento particular, se habla solo de potentes ancianos que van con menores por dinero, y esto sin dudas es feo y triste, patetico diría, pero hay muchas cosas mas en el mundo, y nosotros los seres humanos tenemos una necesidad voraz de éstas otras cosas.
Hace unos días iba en el auto al trabajo, y le sonreí a modo de agradecimiento a uno que me cedió el paso en un cruce. Me siguió por varias cuadras. Pensá vos cuánta necesidad tenemos de una sonrisa para confundir tanto el sentido un gesto gentil.
En el mundo hay mucho mas. Nosotros somos mucho mas…es esto lo que quiero decir. Y lo vas a comprobar cuando hagas cosas nuevas. Quiero hacer ruido, quiero recordarte que el ser humano tiene tempestades adentro, mareas de sentimientos, a veces fáciles de vivir y de disfrutar, otras veces incomprensibles para si mismos, o dolorosos, o clandestinos. Y es de éstos sentimientos que otros seres humanos como nosotros han dado vida a obras que nos emocionan.
Somos complejos, y esto nos hace bellos. Hoy tantas cosas (que generalmente nos quieren vender) giran alrededor de la seguridad y el control. Control de los eventos, de la criminalidad, del envejecimiento, de la natalidad, del clima. La verdad es que la vida es tan potente mientras está, cuanto es frágil. Por lo tanto es el “mientras está” lo que importa. Tenemos también necesidad de misterio, de incertezas, de ternura, de momentos para compartir mas alla de las formalidades. Tenemos necesidad de gentileza, de tratarnos un poco mejor, de tener mas paciencia, simplemente de sonreírnos mas y tolerar nuestras faltas y las de los otros. De perdonarnos los errores, aprender de ellos y mirar hacia delante. Tenemos necesidad de divertirnos, de jugar, de tomarnos un poco el pelo.
Y aquí me paro. Parezco un medio sacerdote medio maestra.
Una querida amiga me dijo en relación a éste blog: “gracias, somos muchos alá afuera avidos de sentirnos decir que la vida es linda”, y yo digo, con todas sus dificultades, la vida no es solo linda, LA VIDA ES LO MEJOR QUE CONOZCO.

Farfalle nella pancia / Marisposas en la panza

>Te l’avevo già detto prima, sono una ragazza (?)  semplice, e cosí, a pochi giorni della fine dell’anno, come da manuale, mi trovo a fare un bilancio. 

Dopo la parola “bilancio”…il vuoto (sarà che mi sà di matemática). 
Non so da dove iniziare, mi guardo intorno, alla ricerca di un filo conduttore, e cosa vedo? 
Kili e kili di libri nella mia libreria, messi in doppia fila: transurfing, PNL, Steiner, Caos, Fisica Quantica, Dizionari (che dovrei usare di piu’), Coaching, el Aleph, Ekis, omeopatia, spartiti per il pianoforte, tutto a suon di Beatles, Jarabe de Palo, Elio e le storie tese, Joaquin Sabina, Vasco.. 
Nei libri nascosti da questi altri parcheggiati in modo abusivo trovo le passioni dell’anno scorso, e vedo che sono state anche loro ad avermi portato dove sono oggi.
Quant’è bello leggere, mi dico.
Non  mi servono  tanti calcoli, quest’anno è stato fantastico. Semplicemente meraviglioso. Oltre ad avere la mia famiglia, che é sempre la mia stella polare, sono entrate nella mia vita cose nuove che mi hanno aperto un mondo al quale sento proprio di appartenere. In questo mondo ho trovato, e continuo a trovare, persone che mi fanno credere che c’è già una realtà migliore di quella che ci vogliono far vedere a volte. 
Al lavoro ho visto crearsi un gruppo di lavoro affiattato, di grandi persone che avevano solo bisogno che li fosse data la libertà di dimostralo,  che possono guidare la barca anche quando non ci sono, e che per il mio compleanno numero 33 mi hanno fatto la prima festa sorpresa della mia vita. Grazie di tutto questo.
E grazie a quel lavoro, ho trovato un altro lavoro, la passione per il coaching, che mette insieme come per magia tutto quello che avevo cercato in questi anni, in posti piu’ o meno giusti, piu’ o meno sbagliati. Ma tutti guisti, perchè oggi sono quà.
Ho fatto dei sogni e li ho raccontati, ma la cosa piu’ grandiosa è che ho trovato chi credesse in loro, ho lavorato con un entusiasmo maniacale per realizzarli, e li abbiamo realizzati.  Puoi ben immaginare quanto sia orgogliosa e felice di questo.
Pensavo a quante volte, quando aspettavo la mia prima figlia, mi è stato detto di approffittare, che dopo non avrei potuto fare piu’ niente. Si sbagliavano. Non sono mai stata così attiva e così carica come adesso. Non sempre quando abbiamo tutto il tempo a disposizione sapiamo chiaramente cosa farcene, io non lo sapevo.
Tra poco inizierà un nuevo anno, e io di sogni ne ho, ben appesi nel mio schermo immaginario, pieni di colori, che fremono per essere realizzati. Mi divertirò a farlo nel 2011, ma prima andrò al caldo, a mangiare qualche grigliata, e fare il pieno di energia.
Auguro anche a te di avere tanti sogni, o pochi, anche uno, ma che ti riempano la vita di entusiasmo. Se non l’hai ancora fatto, devi solo seguire il tuo cuore, ti porterá nei posti migliore, che saranno quelli dovre potrai sprimere il meglio di te. Dovrai impegnarti, certo, ma impegnarti per quello che ti appassiona sarà una festa.
Che nel 2011 la vita faccia sentire anche a te farfalle nella pancia
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Te lo dije ántes, soy una chica (?) simple, entonces, a pocos días del final del año, como de manual, estoy aqui haciendo un balance.
Después de la palabra “balance”….el vacío (seré que me suena a matemática)
No sé por donde empezar, miro alrededor, en busca de un hilo conductor, ¿y qué veo?
Kilos y Kilos de libros en mi biblioteca, puestos en doble fila, transurfing, PNL, Steiner, Caos, Fisica cuantica, diccionarios, el Aleph, Ekis, homeopatía, partituras para piano, todo al son de Betles, Jarabe de Palo, Elio e le storie tese, Joaquin Sabina, Vasco…
En los libros escondidos por éstos estacionados abusivamente encuentro las pasiones del año pasado, y veo que ha sido también ellos quiénes me han traído adonde me encuentro hoy. 
Que bello es leer, me digo.
No tengo que hacer muchos cálculos, éste año ha sido fantástico. Simplemente maravilloso. Ademas de tener mi familia, que es siempre mi estrella polar, casa y refugio, han entrado en mi vida cosas nuevas que me ha abierto un mundo al cual siento propio de pertenecer. En éste mundo he encontrado, y sigo encontrando, personas que me hacen creer que existe ya una realidad mejor de aquella que nos quieren hacer ver a veces. 
En el trabajo he visto crearse un grupo fuerte, de grandes personas que tenían solo necesidad de que les fuera dada la libertad de demostrarlo, que hoy pueden guiar el barco también si yo no estoy, y que para mi cumpleaños número 33 me han hecho la primer fiesta sorpresa de mi vida. Gracias por todo ésto.
Y gracias a éste trabajo, encontré otro, la pasión por el coaching, que reúne como por arte de magia todo aquello que he buscado en éstos años, en lugares mas o menos justos, mas o menos equivocados. Pero todos justos porque hoy estoy aquí. 
He tenido sueños y los he compartido, pero la cosa mas grandiosa es que he encontrado quién creyera en ellos, he trabajado con un entusiasmo maniacal para realizarlos, y los hemos realizado. Podés imaginar cuanto esté orgullos y feliz por ésto. 
Pensaba cuantes veces, cuando esperaba mi primer hija, me han dicho de aprovechar, que despues no hubiera podido hacer mas nada. Se equivocabn. Nunca he sido mas activa y cargada de energía como ahora. 
No siempre cuando tenemos todo el tiempo a nuestra disposición sabemos claramente que hacernos de el, yo no lo sabía.
Dentro de poco iniciará un nuevo año, y yo tengo varios sueños, bien colgados en mi pantalla imaginaria, llenos de colores, que tiemblan impacientes para ser realizados. Me divertiré a concretar ésto en el 2011, pero antes voy a ir al calorcito, a comer unos asados, y a llenar el tanque de energ´a.
Te deseo también a vos que tengas tantos sueños, o pocos,  o uno, pero que te llene la vida de entusiasmo. Si no lo haz hecho hasta ahora, solo debés seguir tu corazón, te va a llevar a los lugares mejores, que serán aquellos donde podrás expresar lo mejor de vos. Vas a tener que trabajar, claro, pero trabajar por aquello que te apasiona será una fiesta. 
Que en el 2011 también a vos la vida te haga sentir mariposas en la panza

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