La vida es lo mejor que conozco

Mercedes Viola

Archivio per la categoria “PNL”

Hay que tener huevos para decir NO! PNL y coraje – por Alessandro Mora

Por primera vez tengo un huesped en mi blog, y es un huesped de honor. Leí su artículo en italiano y le pedí el permiso para publicarlo en español para ustedes. El permiso me ha sido concedido, así  es que les presento aAlessandro Mora, Master Trainer de PNL, uno de los pocos que integran el grupo estable de Richard Bandler, co-autor del libro “Il diario del benessere” y…last but not least, mi maestro de PNL aquí en Italia :-)
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4 septiembre, 2011

Hace ya desde finales de junio que estoy llevando adelante una tratativa por un proyecto de pnl y mental coaching que, lamentablemente, me gusta muchísmo. Escribo “lamentablemente” porque estoy tratando con personas que no definiría “profesionales” y que, en otras circunstancias, hubiera ya mandado abundantemente a la…muy lejos.

En las últimas dos semantas he llamado a la empresa de mi referente dos veces al día, cada día, a la mañana y a la tarde. No llegué a hablarle ni siquiera una sola vez, ¡nunca!

La secretaria (a ésta altura creo que suspire cada vez que escucha mi nombre) sigue dejandome en espera para luego reprender la linea y decirme éstas frases a rotación: “está en reunión”, “está fuera de la sede”, “está de vacaciones” (creo que las haya usado todas :-D), “regresa a la tardecita” (cuando la gente normal sale de la oficina…¡ésto es un verdadero apego al propio trabajo!), “lo hago llamar” jajajajajajajaja :-D

Si tuviera uno que me persigue de ésta manera, ¡¡¡le respondería por cansancio!!!

Me pregunto, ¿qué se necesita para decir “NO, GRACIAS”? ¡Es tan simple!

coraje-e-pnl¡NO, gracias! No me interesa. No creo que vuestro servicio sea útil. No tenemos el budget para ustedes. Cuestan demasiado. No me gustaron. Tenemos otra propuesta. Queremos usar el budget para hacer otra cosa. Me quedan antipaticos. Ayer tuve un sueño premonitor que me puso en alerta respecto a ustedes…no se, ¡¡¡¡pero decime algo!!!!.

¿Qué sentido tiene no hacerse encontrar y no llamar?. Lo se, hay que tener huevos para decir que NO.

Lamentablemente me doy cuenta de cuántas personas hagan al mal tiempo buena cara, cuántas personas te digan que sos esplendido por adelante y después no sostengan la misma opinión cuando no estás presente. Bueno, para mi modo de ver son hombre prequeños

Inicio a apreciar cada vez mas aquellos que te dicen las cosas en la cara, quizás aún de modo un poco rudo, pero que tienen coherencia entre lo que dicen y lo que hacen.

Ya no tengo la ilusión de querer que todos estén de acuerdo conmigo, a diferencia del pasado, he aceptado la idea de que existan personas que no crean en lo que hago y que que no estén interesadas en lo que tengo para decir. Pero decímelo, ¡no te hagas negar! No me tengas en suspenso con la esperanza que, antes o despues, deje estár.

Creo que mucho de éste comportamiento tenga que ver con el miedo al juicio o a no ser aceptados.

Bien, he descubierto que las personas te aceptan y te respetan cuando sos transparente y coherente, aún cuando no están de acuerdo con vos!. Las personas comprenden que puedas cambiar idea (solo los estúpidos no cambian de idea jamás). Quizás al inicio se quedan mal, pero si sos claro y tenés tus motivaciones, saben que en el futuro pueden confiár en vos porque son concientes de que decís las cosas como son, en vez de ser una banderola al viento de la convenciencia.

Evidentemente los modos con los cuales comunicas son importantísimos.

Apelo a los leader de sociedades, empresas, escuadras deportivas, team de trabajo: sean transparentes y tengan coraje. Cuando sepan que una situación está ya delineada, afronten instantaneamente las eventuales dificultades para hablar con aquella persona. ¿Se quedará mal? ¡Muy probablemente si! Pero habrán salvado el honor, la autoridad y casi ciertamente la relación futura con aquella persona.¡También ésto es leadership!

Lo se, no siempre es simple. Hay veces en las cuales están animados con nobles intenciones y no quieren hacer estás mal una persona que les importa… pero de todas maneras ántes o después lo va a saber. Es meror que lo sepa directamente por ustedes en vez de saberlo de manera distorcionada por otras personas.

Creo que sea mas linda la idea que, un día, hablando de ustedes, aquella persona pueda decir algo como: “no entendió nada de mi, tuvo una pésima idea al alejarme. Pero me dijo siempre las cosas como estaban…y por esto lo respeto!”

Lamentablemente son todavía demasiado pocas las personas a en las cuáles pienso de ésta manera.

Perché entrare in un laberinto se accanto passa l’autostrada

Ti avevo promesso su fb e twitter un post dove ti avrei parlato del fatto che secondo me le cose non per forza devono essere lunghe e complicate per valerne la pena. Se sono lunghe e complicate c’è qualcosa che non va (e di solito qualcuno ci stà guadagnando).

Questo nasce dal fatto che delle persone che fanno PNL, e per tanto imparano (e a volte insegnano!) che noi siamo capaci di imparare velocemente, poi diffidino di corsi che fanno in linea retta la stessa cosa che loro fanno ma all’interno di un laberinto.

E ora, tanto per essere congruente e perchè ormai al riguardo mi è passata l’ispirazione ti dico solo quello che credo, perchè lo vivo: che si può imparare velocemente e divertendosi. Dal sapere al saper fare poi è un’altro cantare. Cosa ci vorrà? Passione, pratica e bravi maestri da modellare, basicamente. Nei laberinti vai a giocare quando vuoi, ma non perdere il tuo tempo li dentro se vuoi arrivare da qualche parte e ci sono le autostrade.

Sol do!

Alla prossima :-)

Hai paura di dire quello che pensi? Devi solo trovare il modo

“Glielo puoi dire tu?”

“Ma come faccio a dirglielo?”

“E se si offende?, e se si arrabbia?”

Penso che ti sarai trovato/a qualche volta a pensare o dire cose simili. C’è chi lo sente più spesso, a volte ogni giorno all’interno di un rapporto. E quindi ogni giorno si riempe dentro di cose non dette, di fastidi azzittiti, e i rapporti si ingriggiscono di malintesi.

Sai cosa c’è a monte di questa paura, soprattutto di questi giorni?. La paura di perdere l’amore, la stima dell’altro. La paura, in questi tempi di social networking, di beccarsi un “non mi piace”, (tasto che i social network, per diversi motivi, non inseriranno mai).

E io ti chiedo, ma cosa mai può succedere se ti becchi un “non mi piace”?, accaso chi ti da un “mi piace” ad un qualcosa che hai detto, magari una frase che hai copiato da un’latro, ti stà dichiarando accettazione al 100% e amore eterno? No! stà solo dicendo che concorda con te su quella specifica cosa che hai detto/fatto. E perché non possiamo prendere nella stessa forma un “non mi piace”?. E’ vero che tendenzialmente ci troviamo più in sintonia con chi la pensa come noi, ma è altretanto vero che abbiamo molta stima di chi ci dice qualcosa di scomo inizialmente, ma che ci fà crescere dopo, una volta metabolizata quella cosa. I complimenti ci riassicurano e ci dicono che stiamo andando bene, le critiche costruttive, i feedback ci fanno crescere.

Ti racconto una breve storia simpatica. Quando andavo all’università, c’era questo professore di una materia psicanalitica, che era estremamente rigido. Alle sue classi non potevi arrivare con cinque minuti di ritardo perchè ti beccavi un “assente” anche se rimanevi per tutte le due ore, e dopo tre assenti avevi perso l’anno e ti tocava dare l’esame come uno che non aveva frequentato. MA, alla faccia della coerenza, lui spesso arrivava con 20 e oltre minuti di ritardo, e a volte non arrivava nemmeno.

Un giorno di questi, mentre attendevamo tutti molto infastitiditi il suo arrivo, io scrivo sulla lavagna una frase e un  proverbio argentino che diceva: “Allora anche noi possiamo arrivare in ritardo, perchè “Ley pareja no es rigurosa” cioè, se la legge è uguale per tutti non è dura. Dopo cinque muniti la nostra prima donna arriva, legge la lavagna e si inca..vola come una iena. Era verde di rabbia. Ha guardato la lavagna per qualche seconod, poi si è girato e ha chiesto “chi l’ha scritto”. Tutti muti. E non c’è l’ho fatta a rimanere nell’anonimato, quindi dal fondo dell’aula ho alzato la mano, e dietro di lei tutta me stessa. “Ti credi molto furba” mi ha detto lui, e io gli ho risposto “Non professore, non è questione di furbizia. Forse è stato idiota da parte mia scriverlo sulla lavagna, e gli chiedo scusa se l’ho offessa. Le dico quindi personalmente che tutti noi abbiamo accolto la sua regola di essere svizzeramente puntuali  nell’arrivare alle sue classi e trovo anche che sia un’abitudine positiva,  e ci aspettiamo da lei lo stesso trattamento, perchè anche il nostro tempo è importante, e se lei arriva con 40 minuti di ritardo, o come è successo, non arriva neanche, per il motivo che sia, le chiediamo che al meno faccia una chiamata in segreteria e ce lo faccia comunicare”. E mi sono seduta.

Applausi!. No, solo nei film.  :-) I miei compagni tutti zitti, e mi hanno ringraziatto dopo classe stupiti dal fatto che io avessi alzato la mano. Il professore non è più arrivato in ritardo, ma in compenso me l’ha fatto proprio sudare tutto l’anno, con l’obiettivo chiaro di bocciarme. E se mi bocciava davvero? Non importa, sarei andata a parlare con il titolare della catedra, e a chiedere a loro di esaminarmi.

Cioè, secondo me non c’è riccato valido per starsene zitti in certe cirsconstanze. Imparare a dire le cose ti da una gran dose di potere personale e puoi fare del bene alle persone che sono in rapporto con te.

Io ti chiedo, se una persona che stà condividendo con te diciamo un corso, e tu ogni volta che arriva vuoi scapare perchè ha un odore di ascelle impossibile. Glielo dici?. Sicuramente penserai ma no, come faccio a dirglielo, lo ferisco, e poi come glielo, magari lo sa già, ecc ecc. Io penso: chissà quante persone lo evitano come me in questo momento. Chissà quanti posti di lavoro ha perso, quante donne, quante possibilità di conoscere persone nuove. E quindi gliel’ho detto ;-) E sono stata la prima a farlo!.

Parlare può essere liberatorio. Come fai a  stare e a crescere in un rapporto, che sia di lavoro, di amore, di amicizia, senza dire certe cose, magari non tutte tutte, non c’è bisogno, ma se c’è qualcosa che stà sporcando, che stà faccendo troppo rumore, rompendo l’empatia, quella cosa va detta, quella domanda va fatta.

Ma attenti qui!!!!

Va detta bene. Va rimossa l’intenzione di “tiè!, te l’ho detto”. Va fatta prima anche un’autocrita, un “mi metto nei tuoi panni un’attimo per tentare di vederla come te”. Vanno scelte le parole,  e questo ai corsi di PNL lo si impara splendidamente, perchè come diceva il grande Moretti “Chi parla male pensa male, vive male. Bisogna trovare le parole giuste, le parole sono importanti”.

Mi farebbe molto piacere ricevere un tuo commento, sapere cosa ne pensi, cosa senti al riguardo. Prima di salutarti ti lascio un video che mi piace molto e che sicuramente conosci già, è simpatico, e (apparte gli schiaffi) mi trova completamente d’accordo.

Alla prossima!

Bambini al sicuro attraverso una comunicazione più efficace

Ieri come tutte le mattine, ho portato mia figlia a scuola materna. Da qualche settimana a preso gusto ad andarci col suo monopatino, e quindi quando posso metto la tuta e le scarpe da corsa e corro accanto suo; i benefici sono tanti: riscaldo i muscoli, arriviamo a scuola di ottimo umore, e dopo averla salutata mi faccio una corsetta nel parco prima di andare a lavorare.

Ieri prima di uscire dalla scuola mi sono trattenuta a leggere un cartellone che era lì appeso, fatto dal comune di Milano, e che si propone come una guida per la sicurezza dei bambini. Sono senz’altro d’accordo con l’intenzione di questa iniziativa, ma con la loro logica potrebbero avere tappezzato tutti i muri della scuola, visto che a volerlo vedere con occhi tragici, tutto è potenzialmente pericoloso.

C’era dal classico: “eliminare di circolazione tutti li ogetti e pezzeti di cibo di piccole dimensioni” a una che non avevo mai visto prima che diceva qualcosa come: “quando è ora di cucinare organizzare un gioco impegnativo che tenga i bambini lontani dalla cucina e i fornelli” (il che significa che i bambini saranno da soli in una stanza piena di cose che anche se sono grandi potrebbero rompersi e diventare piccole! e di angoli sui quali potrebbe cadere! e laci di scarpe che potrebbe allacarsi al collo! tutto mentre tu sei li a cucinare! )

Pensavo che sarebbe meraviglioso  se il Comune di Milano avesse qualcuno che li aiutassi a porgettare questi cartelli, qualcuno che sapesse  di psicologia, di programazione neurolinguistia e di comunicazione, di modo che la loro intenzione si materializzasse in un messaggio efficace.

E quindi ho pensato di condividere con te, in diverse “puntate”, alcuni segreti della comunicazione efficace che, se applicati con costanza facendoli piano piano parte della tua quotidianità,  ti saranno di grande utilità non solo per evitare incidenti, ma per miglioare in generale la comunicazione con tuo figlio.

Iniziamo quindi con il primo segreto;

  • La mente non riconosce comandi negativi.

Inizio da questa affermazione che trovo illuminante nella comunicazione in generale e nel rapporto con i figli particolarmente. E ti prego, non immaginare ora che dallo schermo esce una piccola e simpatica schimieta con la coda arrotolata e il sederino tutto rosso, che saltella sopra la tua tastiera e urla con vocina da scimia “vedi che è così!! uh uh, ah ah, vedi che è così!!!”, che ti guarda dritto negli occhi ed è cosi buffa da farti sorridere, ti prego, non pensarci.

:-)

Lo so, è stato impossibile non farlo. Il  motivo è questa semplice regola della nostra mente.

Ed è lo stesso meccanismo che si attiva quando diciamo ad un adulto “Non ti girare ma dietro di te…” o quando a un bambino diciamo “Non metterlo in bocca”. Il nostro cervello pensa fondamentalmente attraverso immagini, per tanto per processare “Non metterlo in bocca” prima si crea l’immagine del metterlo in bocca e poi deve inventarsi una strategia per non farlo, per contenere l’impulso perfetto che ci fà andare dritto verso le immagini che ci creiamo in testa. E dico che è perfetto, perchè basta crearci le immagini giuste per andare nella direzione che vogliamo.

Per costattare quanto detto ti basta andare ai giardinetti ed osservare, ascoltare. Tante volte, purtroppo, sentirai frasi del tipo: “Non correre che se inciampi ti rompi la testa” o “Attento a non cadere” “Non attraversare da solo che se no ti stendono le macchine” e che queste frasi, questi commandi nascosti diventino profesie per un posteriore “ecco, te l’avevo detto”. So che i genitori non lo fanno per cattiveria, lo fanno perchè così è stato detto a loro, e quindi questo è il loro modello di comunicazione. La buona notizia è che si può sempre cambiare abitudine, si può sempre migliorare la comunicazione.

Una nonna missmatcher mi ha detto una volta “allora cosa gli devo dire? vai tranquillo e metti la bilia in bocca che non succede nulla?”. Inutile spiegare, questo è un comando positivo di contenuto nefasto.

La chiave stà nel creare immagini di quello che vogliamo accada, anzichè immagini di quello che NON vogliamo che accada. Ad esempio: “Vai, e tieniti forte” anzichè “Non mollare le mani” “Prima di arrivare all’angolo aspettami”.

In tante altre circonstanze bisogna invece non dire niente e dare fiducia al tuo bambino, sostenerlo con lo sguardo e la sorrisa fiduciosa. Il tuo bambino sa correre, è fatto per questo, e deve anche imparare a cadere, più cammina, più corre, più arrampica e sperimenta, e più conoscerà il suo corpo,  e cadrà sempre meno e semple meglio.  Fidati e lui o lei sarà all’altezza delle tue aspettative. Diffida di lei o lui e sarà anche lì all’altezza delle tue aspettative. Loro ci amano senza condizioni, e tenteranno di essere sempre quello che noi ci aspettiamo di loro. 

Bene. Quindi, in sintesi: comandi positivi e immagini di quello che vogliamo accada.

E ricordati che non esistono strategie miracolose, per anni di comunicazione di un certo tipo ci vuole allenamento per cambiare, e più utilizzerai queste cose nuove, più vedrai con la pratica che funzionano, e un giorno saranno parte di te in maniera spontanea.

Attendo i tuoi commenti,e se pensi che questo possa essere utile a qualcuno che conosci, sentiti libera/o di condividere.

Alla prossima :-)

Gioca con le idee, trova il tuo stile / Jugá con las ideas, encontrá tu estilo

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(MAS ABAJO EN ESPAÑOL)

Durante tutta la mia vita da studentessa (che non finirà mail),  e fino a poco tempo fa’, mi succedeva che quando i professori di turno facevano una domanda, chiedendo “chi sa tale o quale cosa?” io, pur sapendo la risposta, non lo dicevo. E non lo dicevo perchè mi sembrava un po’ una truffa da parte mia, visto che non è che io “lo sapessi” bensì l’avevo letto poco prima e sotto loro richiesta. Quello che aveva ideato il concetto e l’aveva scritto lo sapeva, io solo l’avrei ripetuto. Questa cosa la sentivo anche quando davo gli esami all’università. Rispondevo (faccio la complessa ma non mangio vetro ;-), ma sentendo di stare a un gioco che non mi piaceva. Mi spiego?.

Lo so, riesco ad avere una mente alquanto contorta a volte :-D

E poco fa’ ho iniziato a fantasticare con l’idea di essere io un giorno al fronte di un aula, a trasmetere qualcosa agli altri, ed è lì che mi sono accorta di questo mio meccanismo, pensando che se tutti i miei futturi alievi sarebbero stati come me, nessuno avrebbe mai risposto ad una mia domanda e i miei corsi sarebbero stati dei monolghi infiniti, con gente che dorme o che si strozza metaforicamente di risposte non dette.

Ho cambiato parere, e prima di cambiare atteggiamento ho fatto un altro passaggio. Ho pensato che difficilmente in tutti i libri letti e quelli che leggeró nella mia vita gli autori abbiano inventato i concetti, le idee, dal nulla; che difficilmente nei corsi che frequento dicano cose mai sentite prima.
Piu’ credibilmente sono il frutto dello sviluppo di idee altrui, che a loro volta avranno letto in altri libri, e così via. E soprattutto, e qui viene la parte interessante, ogni persona, se fa’ le cose con passione,  imprime il suo stile su ció che fa’, per tanto sarà sempre diverso da quello che fanno gli altri, anche se i contenuti non saranno poi così diversi.

Lo stile è la nostra firma. E verrà fuori non quando ripeterai le idee, ma quando avrai dialogato con loro, quando avrai scritto nei marigini dei libri, quando sarai andato su internet per sapere di piu’ su quello che hai sentito, lí potrai farti una idea, e sarà bene lasciare anche a lei la possibilità di cambiare col passo del tempo e dell’altra informazione che ti arriverà se sarai disponibile.

E’ un gioco, e per questo gioco ci vuole solo libertà di pensiero, che se siamo stati fortunati qualche maestro non consone con il sistema scolastico tipo, o qualsiasi altra persona nella nostra vita,  ce l’avrà trasmessa. La buona notizia è che se non sei stato così fortunato puoi comunque liberarti ora. La tua mente ce l’hai sempre e ovunque, puoi farla giocare, allenala a non dare niente per scontato, e non mangiare i giornali, e se proprio ti piaciono, a non mangiarli senza averli masticato bene bene :-)

Nel mondo c’è molto di piu’ di quanto crediamo, e di quanto alcuni vorrebbero farci credere. Buon divertimento!.

Ora vediamo, qualcuno ha qualche idea riguardo tutto questo?
;-)

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Durante toda mi vida de estudiante (que no terminará nunca), y hasta hace poco tiempo, me sucedía que cuando los profesores de turno hacían una pregunta, del tipo “quien sabe tal o cual cosa?”, yo, aún sabiendo la respuesta, no lo decía. Y no lo decía porque me parecía una especie de estafa de mi parte, visto que no es que yo “lo supiera” sino que lo había leído poco ántes y a pedido de ellos. Aquel che había ideado el concepto y lo había escrito lo sabía, yo solo lo hubiera repetido. Esto lo sentía también durante los exámenes en la universidad. Respondía (me hago la complicada pero no como vidrio) pero sintiendo de estar en un juego que no me gustaba. ¿Me explico?

Lo se, llego a tener una mente bastante enroscada aveces :-D

Y poco tiempo atrás empecé a fantasear con la idea de estár yo un día al frente de un aula, transmitiendo algo a los otros, y es ahí que me di cuenta de éste mecanismo mío, pensando que si todos mis futuros alumnos serían como yo, ninguno respondería a mis preguntas y mis cursos serían monologos infinitos, con gente que duerme en el fondo o que se atraganta metaforicamente de respuestas no dichas.

Cambié de parecer, y ántes de cambiar de actitud hice otro pasaje. Pensé que difícilmente en todos los libros leídos y aquellos que leeré en mi vida los autores hayan inventado los conceptos, las ideas, de la nada; que difícilmente en los cursos que frecuento digan cosas jamás escuchadas ántes.
Mas creíblemente sean el fruto del desarrollo de ideas de otros, que a su vez habrán leído en otros libros, y así sucesivamente. Y sobre todo, y aca viene la parte interesante, cada persona, si hace las cosas con pasión, imprime su estilo en aquello que hace, por lo tanto será siempre diferente de aquello che hagan los demás, aún si los contenidos no serán tan diversos.
El estilo es nuestra firma. Y saldrá afuera no cuando repetirás ideas, sino cuando habrás dialogado con ellas, cuando habrás escrito en los márgenes de los libros, cuando habrás buscado en internet para saber mas sobre aquello que escuchaste, ahí podrás hacerte una idea, y será bueno dejarle también la posibilidad de cambiar con el paso del timpo y de la información que te llegará si estarás disponible.
Es un juego. Y para éste juego se necesita libertad de pensamiento, que si hemos sido afortunados algun maestro disonante con el sistema escolástico, o cualquier otra persona de nuestra vida, nos la habrá transmitido. La buena noticia es que si no has sido tan afortunado podés de todas maneras liberarte ahora. Tu mente la tenés siempre y en todos lados, podés hacerla jugar, entrenarla a no dar nada por sentado, y a no comerse los diarios, y si propio te gustan, a no comerlos sin ántes haberlos masticado bien bien :-)
En el mundo hay mucho mas de lo que creemos y de lo que algunos quieren hacernos creer. Que te diviertas!
Ora vediamo, qualcuno ha qualche idea riguardo tutto questo?
;-)

Volver a la curiosidad / Tornare alla curiosità

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(GIU’ IN ITALIANO)

Como te había  prometido en el artículo anterior, te voy a hablar de la curiosidad.

Una vez mas los niños podrán enseñarnos tantas cosas. ¿Te has detenido alguna vez a observar un niño pequeño? Tiene un voraz e incansable  hambre de conocer, de saber, de entender como funciona, y por qué es así, quién lo inventó, de donde salió. Quieren también aprender a hacer, entonces copian todo lo que ven recordándonos que para ellos somos siempre un ejemplo, no solo cuándo estamos atentos a serlo. Quieren ayudarnos, colaborar, tener una tarea, cocinar con nosotros, ordenar la casa, cortar el pasto, atarse las zapatillas, vestirse solos.. los niños son maravillosos. 
Hay diversas teorías sobre el cómo y el cuándo ésta curiosidad, ésta saludable inquietud, se pierde, o entra en fase de latencia si queremos decirlo psicoanalíticamente. Yo voy a saltar ésta explicación, al menos en éste momento, para pasar directamente al cómo recuperarla.
Cuándo tenía mas o menos 15 años un amigo me dijo que había perdido la capacidad de sorprenderse. Diás después le llegó a su casa una carta que decía:
 “Recuperar la capacidad de sorprenderse.
Lección numero 1
De frente a los hechos:
-       abra grande los ojos
-       levante las cejas  
-       abra la boca diciendo “Ohhh!!”.
Practiquese varias veces al día, de frente a las razones mas futiles.”
Y a esto seguía el dibujo del gesto.
En aquel momento, cuando le mandé esta carta por correo, ignoraba por completo la PNL, y hoy que la conozco haría lo mismo.
Esas instrucciones son una sorpresa en si misma y son una invitación a no dar todo por sentado, a mirar el mundo con ganas de conocerlo, y cuando digo mundo digo tu pareja, tu amiga, tu hijo, tu colega, y tantas otras personas que froman parte de tu vida de manera mas o menos silenciosa, mas o menos palpable. Se puede empezar por ahí. ¿Cuánto sabés sobre ellos?  ¿Cuánto sabés sobre vos?
Cuándo aún tenía mis abuelos me encantaba hacerles preguntas sobre como era cuando andaban de novio, y ellos me deleitaban, haciendome viajar con la imaginación a una casa de campo, y un novio que hacía visita una vez por semana, en presencia de los padres de ella, tomando un té en el salón, máximo máximo tomados de la mano. Nunca lleguè a revelaciones mas comprometedoras, pero esto ya me resultaba mágico. Y me estimulaba a seguir preguntando, y cada respuesta era una fabula maravillosa de un mundo que conocía a través de sus relatos, donde había quién se levantaba a las 4 a ordeñar, y sentía el olor del pan de su cocina a leña,  y los bailes con orquesta, y los primeros autos en caminos de tierra, y las cosechas, la vida de familia, con sus delicias y sus pesares,  la nostalgia de una Italia que hoy es mi presente…
Las respuestas a nuestras preguntas nos llevan a lugares nuevos, podemos explorar otros mundos, conocer experiencias, formas de vivir, de pensar, de reaccionar, de solucionar cosas, de construir, a través del relato de otros.
Para recuperar la curiosidad basta frenar, poner en pausa el mecanismo por el cual estamos siempre concentrados en nosotros mismos,  en como y de qué hablamos, como nos movemos y vestimos, preocupados por causar buena impresión,  y concentrarnos en lo que está fuera de nosotros, interesarnos sinceramente, hacer preguntas. Vas a descubrir cosas interesantes, algunas personas te harán emocionar, otras te harán surgir nuevas ideas, otras te divertirán con sus relatos, otras serán una advertencia sobre lo que no hay que hacer, y esto también es útil, tantas te sorprenderán dandote una versión de si mismos que no conocías. Hacé preguntas que empiecen con cómo y cuándo, mas qué con “por qué”, éste ultimo muchas veces cierra mas puertas de las que abre.
Y todo esto hacelo también con vos mismo. Aún cuando no somo concientes de ellos todos tenemos un diálogo interno. Utilizalo de manera constructiva, preguntate cosas, respondete, escribilo si te hace bien.
Una vez eras curioso, ahora solo te falta práctica! Dale, practicá y después contame.
Si te gusta, compartilo. Esperto tus comentarios.
Hasta la próxima!
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Come ti avevo promesso nell’ultimo post, ti parlerò della curiosità.
Ancora una volta i bambini potranno insegnarci tante cose. Ti sei mai fermato ad osservare un bambino piccolo?. Possiede una vorace e instancabile fame di conoscere, di sapere, di capire come funziona, perché e così, chi l’ha inventato, da dov’è uscito. Vuole anche imparare a fare, non ha pigrizia, copia tutto quello che vede ricordandoci cosí che per loro siamo sempre un esempio, non solo quando siamo attenti ad esserlo. Vogliono aiutarci, collaborare, avere un compito, cucinare con noi, riordinare la casa, tagliare l’erba, allacciarsi le scarpe, vestirsi da soli… i bambini sono meravigliosi.
Ce ne sono diverse teorie sul come e il quando questa curiosità, questa sana inquietudine, si perde, o entra in fase di latenza per dirla psicanaliticamente. Io salterò sopra questa spiegazione, al meno in quest’occasione, per passare direttamente al come riprenderla.
Quando avevo circa 15 anni un mio amico mi disse che aveva perso la capacità di sorprendersi. Alcuni giorni dopo gli arrivò una lettera a casa sua tramite posta che diceva:
Recuperare la capacità di sorprendersi.
Lezione numero 1
Di fronte ai fatti:
-               Apra grande gli occhi
-               Innalzi le sopraciglie
-              Apra la bocca dicendo “Ohhh”
Da farsi piu’ volte al giorno di fronte alle ragioni più futili.
E a questo seguiva il disegno del gesto.
In quel momento, quando gli inviai questa lettera, ignoravo completamente la PNL, e oggi che inizio a conoscerla farei la stessa cosa.
Queste istruzioni sono una sorpresa in se stesse, e sono un invito a non dare tutto per scontato, a guardare il mondo con voglia di conoscerlo, e quando dico il mondo dico il tuo compagno, la tua compagna, i tuoi amici, tuo figlio, tua collega, e tante altre persone che fanno parte della tua vita in maniera più o meno silenziosa, più o meno palpabile. Si può iniziare da lí. Quanto ne sai su di loro?  Quanto ne sai su di te?
Quando ancora avevo i miei nonni mi piaceva fare loro domande su com’era quando erano fidanzati, e loro mi deliziavano, facendomi viaggiare con l’immaginazione in una casa nel campo, dove c’era un fidanzato vecchio stampo che faceva la visita una volta a settimana, in presenza dei genitori di lei, bevendo il tè in salone, massimo massimo mano nella mano. Non sono mai arrivata a rivelazioni più compromettenti, ma questo era già magico per me. E mi stimolava a chiedere ancora, ed ogni risposta era una favola meravigliosa su un mondo che conoscevo attraverso i loro racconti, deve c’era chi si alzava alle 4 per mungere le mucche, e sentivo il profumo del pane della loro cucina a legna, e i balli con orchestra, e le prime macchine, i raccolti, la vita in famiglia, la nostalgia di un’Italia che oggi è il mio presente…
Questo per dirti che le risposte alle nostre domande ci portano in posti nuovi, possiamo esplorare altri mondi, conoscere esperienze, modi di vivere, di pensare, di reagire, di risolvere cose, di costruire, attraverso il racconto, scritto o parlato,  degli altri.
Per recuperare la curiosità basta frenare, mettere in pausa il meccanismo per il quale siamo sempre concentrati su di noi, su come e di cosa parliamo, come ci muoviamo e ci vestiamo, preoccupati per dare una buona impressione, e concentrarci di piu’ su quello che si trova al di fuori di noi, interessarci sinceramente, fare domande. Scoprirai cose interessanti, alcune persone ti faranno emozionare, altre ti faranno venire in mente nuove idee, altre ti divertiranno con i loro racconti, altre saranno un’avvertenza su quello che non conviene fare, tante ti sorprenderanno donandoti una loro versione che non ti aspettavi e non conoscevi. Fai domande che inizino con “come” e “quando” piuttosto che con “perché”, quest’ultimo molte volte chiude più porte di quante ne apre.
E tutto questo fallo anche con te stesso. Sai che anche se non ne siamo consapevoli tutti abbiamo un dialogo interno. Usalo in maniera costruttiva, fatti delle domande, parla con te stesso, domandati cose nuove e datti delle riposte. Se ti fa bene puoi scriverle, questo aiuta a fare chiarezza.
Una volta eri curioso, ora ti manca solo un po’ di prattica!
Se ti piace, condivi. Attendo i tuoi commenti.
Alla prossima!

Il meccanismo che si mangia la carota con le nostre idee migliori

>Le idee migliori (o diciamo al meno quelle nuove, creative) mi vengono in mente rigorosamente quando non ho penna ne computer sotto mano, ad esempio mentre guido, nei momenti prima di addormentarmi mentre faccio dormire le mie figlie (vincono sempre loro), nelle riunioni di condominio, quando ascolto qualche discorso palloso (questo per fortuna mi capita raramente).. e sempre che questo succede mi dico: questa non la dimentichi, è impossibile, prendi riferimenti, è troppo bella, questo si potrebbe fare, da qui invece nascerà un articolo per il blog. E poi, arrivata al lavoro, risvegliata dal torpore, finita la riunione o scappata dal palloso (discorso..) puf!! Come per magia l’idea scompare.

Sono certa che questo sarà capitato anche a te qualche volta.

E così dopo aver preso i provedimenti per non farle sfuggire, tipo registrare a voce sul telefono (per quanto poi non mi piaccia riascoltare la mia voce) e avere sempre un taccuino sotto mano (o nel sedile accanto, o sotto il cuscino, e cosi via) mi sono chiesta quale sinistro meccanismo nella nostra mente si diverte e farci vedere la carota per poi mangiarsela a nostra insaputa (meccanismo pieno di betacarotene pronto per un’abbronzatura da urlo)

Ebbene, io un’ ipotesi c’è l’ho, e non ho voluto indagare troppo per non scoprire che qualcuno ha detto Eureka prima di me, cosa per altro sicura.
Allora, il segreto è: distrarre la mente conscia (guidando, cantando una ninna nanna, ascoltando un palloso (discorso), ecc) di modo che la mente inconscia possa uscire a giocare, cioè, creare delle nuove idee.

Questo si chiama potere di sintesi, un giorno condividerò con voi il mio riassunto dei classici sotto il titolo di “compendio di cultura generale tascabile”. Ad esempio: Delitto e Castigo. Fedor Dostoevskji, il tormento psicologico e la disperazione devastante di un uomo che uccide un’anziana sorpreso a derubarla. Con quest’informazione è un po’ di abilità da parte tua potrai fare finta di averlo letto.

Ma tornando al discorso delle idee, tanto è statto scritto su mente conscia e inconscia, dai tempi del mio caro Freud, che ha trovato nell’inconscio la residenza dei nostri desideri, anche di quelli che la nostra mente conscia non accetta ne riconosce come propri, e dei quali qualcosa possiamo intravedere nei nostri sogni, nei nostri scherzi, e atti mancati, desideri travestiti di residui della giornata. E a seconda di quanto siano allineate mente conscia e mente inconscia andremo a braccia aperte verso i nostri desideri oppure no.

Adesso con gran curiosità e soddisfazione sto scoprendo la PNL, Programmazione Neuro Linguistica, e anche se a volte alcuni psicologi e piennellisiti si snobbano a vicenda , posso dire che studiando entrambi le teorie senza preconcetti, senza paura di fare entrare in cortocircuito informazioni diverse (non perché non succeda, ma perché puo’ essere molto ricca come esperienza), si puo’ vedere che non parlano poi di cose tanto diverse, ma hanno soltanto diversi punti di vista, che sono l’attivazione di diverse varianti su un piano infinito, e che ognuna ha il suo fascino.

E visto che ti ho raccontato qualcosa, e tanto per farmi un pochino gli affari tuoi, mi racconti in quali momenti ti sono venute le tue idee migliori?

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