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Voglio tutto

16 mag

Dimagrire senza dieta, tonificare senza far ginnastica, essere felici senza motivo, asciugare lo smalto senza soffiare, fare soldi senza lavorare, figli senza far l’amore  (anzi, non serve manco un padre), guidare senza mettere le marcie, grattugiare senza grattare, comprare senza muoverti da casa, spazzolare i denti senza muovere il gomito, impastare senza sporcarti le mani, condividere senza guardare nessuno negli occhi. All’inizio ti meravigli della tecnologia, delle invenzioni, dopo un po’ però quando gli automatismi sono tanti, inizi a sentire che ti stanno prendendo per i fondelli. Che stai diventando grassa a furia di non muoverti, che il facile ti ha incatramato l’entusiasmo, che sei  ingorda di cose che non ti servono, e che leggi sempre meno perché il tempo che ti restava libero se lo stanno portando via i social network. E quando dico tempo dico vita, cos’altro sennò è il tempo?

E poi però un giorno compaiono i figli, “la grande fatica”, come ti senti spesso dire mentre sei incita. E certo lo sono, se consideri che devi passare dall’inutilità totale del tuo corpo e la tua mente, che girano come una ballerina di plastica sempre con la stessa musica dentro una scatoletta aperta dalle voglie che gli altri ti hanno venduto, all’attività totale e senza orari. I figli sono una bomba di realtà che ti esplode dentro il corpo e dentro casa. Sono un compilato di bisogni fisiologici ed emotivi che devi prima indovinare (non tutti sono ovvii come un pannolino sporco) e poi tentare di soddisfare, vedendo come coniugare i tuoi con i loro. E sei tutta in gioco in  un rapporto dal quale non ti puoi nascondere.

Io dopo questi anni ho capito una cosa: non c’è fatica inutile. Non costruisce niente all’esterno, forse non rimarrà nulla che si possa toccare o guardare, e  spesso bisogna rifare tutto da capo e in certi ambiti anche mille volte. Non può esserci uno scopo tangibile nella fatica che non crei delusione. Faccio semplicemente perché va fatto. Perché in quel momento, mentre passo una, due, tre  notti guardandola respirare faticosamente con la febbre altissima, mentre sono lì a rendermi un pilastro per lei anche se dentro ho paura, e ho sonno, e divento nervosa, e combatto battaglie interne e silenziose, e chiamo una amica, e vado dalla pediatra, e cucino per tutti, la fatica costruisce dentro.

Non compro più gli slogan con in mezzo “senza”. Lascio le scorciatoie per chi abbia il fiato corto. Datemi tutto, io mi ci butto dentro. Voglio faticare, fare le cose, sentire emozioni, voglio tutta la paura e tutto il sollievo, voglio sudare quando fa’ caldo e mettere le marcie quando guido, camminare china per quattro mesi tenendola per mano, voglio tutte le notti insonni che mi toccherà vivere, tutto il dolore che una mancanza mi porti e tutta la nostalgia che un dettaglio mi scateni. Voglio i contrasti. Loro mi fanno apprezzare i colori.

da bella a bestia

7 mar

Il corso pre-parto è una di quelle cose necessarie che abbiamo creato per tentare di risolvere, in un mese, il corso anti-parto che abbiamo sostenuto per tutta la vita.

Vedi bambina che guardi da qualche stella, un giorno (o una notte) nascerai, e se sarà in ospedale non sarai riuscita manco a sentire l’odore della mamma che già ti faranno il primo bagno, ti strofineranno per toglierti di dosso quel a tutti misterioso tuo passato recente, ti metteranno un pannolino perché bella la cacchina tua, importantissimo che tu la faccia, ma meglio se non sporchi niente e poi la cacca puzza e noi puzze naturali non ne vogliamo, dopo ti vestiranno con strato su strato di vestitini ricamati, e se sei italiana, previamente lavati non solo con un sapone che non fa venire allergie (che sono il dramma e la spiegazione per qualsiasi cosa in queste decade) ma anche con un disinfettante antibatterico. Se sei fortunata ti ridaranno alla tua mamma, altrimenti sarai parcheggiata da qualche parte a piangere da sola nella disperazione delle tue prime ore di vita in questo mondo. Se conoscessi meglio la lingua sono sicura che imprecheresti e bestemmieresti finché qualcuno non ti desse retta, ma la lingua no la sai , e del tuo pianto non gliene può fregar di meno a nessuno in ospedale, per loro è ‘ normale che tu pianga, così  ti fai i polmoni, e intanto impari come girano le cose da queste parti, bimba, dice mentre passa un’infermiera enorme con le unghie finte di quattro centimetri dipinte di lilla con stelline luccicanti che va sta andando fuori a godersi la sua pausa sigaretta.

Dopo inizierai a crescere, e com’è normale nella nostra specie circa all’anno inizierai a voler camminare, molto probabilmente  ti consentiranno di farlo, ma molto probabilmente anche ti eviteranno di imparare a cadere, cosa che sarebbe altrettanto importante. Una volta sicuri che cammini limiteranno i tuoi spazi di deambulazione e imparerai che è MOLTO importante che tu non ti sporchi i vestitini, le manine, niente. Da queste parti ti puliranno anche le mani in continuazione con salviette bagnate con degli odori più neauseanti, ma tutto sia perché tu esca vincente dalla guerra contro i batteri del mondo che ti circonda.

Dopo un po’, e anche se ti hanno parlato sempre con un tono nasale, forzato, acuto, pieno di parole  che non sono parole ma suoni, e se sono parole tutte in diminutivo; anche se non avranno mai nominato le cose con i loro nomi ma con nomignoli fatti per te, che si suppone non capisca niente, tu imparerai piano piano a parlare. E sarà una festa per tutti, ma subito capirai anche  che devi parlare piano, non urlare e non dire parolacce con sempre grazie e per favore come una brava principessa. Quanto ti martelleranno con questa storia della principessa! e tu magari entrerai dentro come un cavallo perché delle principesse ti faranno vedere solo i vestiti, che tra l’altro non indossano più e non so se hanno mai indossato, ma presto inizierai a odiarle, perché per essere una “brava e bella principessa” le regole non finiscono mai e  la diversione  è contenuta e limitatissima.  E tanto saranno felici di quanto sei unica, tanto lavoreranno ogni istante, a loro insaputa e con tutto l’amore che son capaci di provare, per farti diventare una in più tra le tante.

Crescerai, sempre e comunque, perché la forza della vita è inarrestabile finché c’è. E inizierai a diventare una donna. Arriveranno le mestruazioni e ritieniti fortunata se qualcuno te ne ha parlato, o se seguendo la tua intuizione e curiosità sei riuscita a farti di qualche libro che te lo spieghi, altrimenti ti spaventerai un po’ ma supererai anche questo. E andrai avanti. Il tuo corpo sarà un grande mistero per te, intuirai le sue potenzialità, ma ti sembrerà che ti hanno dato in mano i biglietti d’ingresso ad una festa che tu però devi guardare da fuori.

E forse un giorno resterai incinta, non so in quali condizioni, se volente o nolente, io mi auguro che sia nelle migliori, cioè volente, desiderosa. E probabilmente verso la fine frequenterai un corso, dove dovrai disimparare tutto. Ti diranno che dovrai lasciarti andare, rilassarti, abbandonarti alle sensazioni, ascoltare il tuo corpo, massaggiarlo, toccarlo, prepararlo, coccolarlo, contenerlo, dove ti spiegano che forse sentirai un dolore che verrà ad ondate, che dovrai accoglierlo, cavalcarlo, che è quello che ti porterà avanti e ti renderà potente, ti diranno anche che non è un atto medico ma  sessuale e sensuale (a seconda di quanto ti sia entrato nel cuore il ruolo di principessa questa notizia ti scuoterà o susciterà rifiuto) e per tanto, per far si che funzioni e il momento di massima gioia si raggiunga, vale regola dell’intimità e la tranquillità e del rispettare i tuoi tempi senza escludere il gioco, la gioia. Ti diranno, se sei nel posto giusto,  che se vuoi fare la cosa migliore per te e chi attraverso di te verrà, dovrai opporti a tutti quelli che ancora una volta ti vorranno brava principessa e vorranno stenderti nelle posizioni più scomode e anti naturali per questo evento, come se tu dovessi vomitare guardando il soffitto o deglutire mentre fai la verticale, che vorranno anestetizzarti per non sentire i tuoi lamenti, i tuoi suoni, i tuoi canti, per non vedere l’intensità dei tuoi gesti, per comandarti ancora una volta e sostituirsi alle tue forze e alla tua saggezza. Dovrai dimenticare il pudore e la vergogna da principessa  imparati negli anni, e diventare, finalmente, una bestia, nuda, sudata, concentrata, fiduciosa, forte e potente, che sa quello che deve fare perché e quello che i mammiferi fanno da quando sono sulla terra, tramandando una saggezza che ci tiene ancora in vita nonostante tutto. E se lo farai cara mia bambina non sarai una brava ragazza, perché una brava ragazza chiude il becco con buon garbo e si lascia fare, capirai che non sei una principessa, ma che sei di più, sei perfetta, e nessuno riuscirà più a ammutolire la tua natura.

sono un’animale

28 feb

Sono incinta. Parecchio incinta. E se  c’è una cosa che di questo stato mi conquista e ripaga i mutamenti e che è il periodo in cui mi avvicino di più ad essere un animale.

Le mie occupazioni si basano nella ricerca del cibo, che, siccome non sbrano zebre al galoppo, mi impegna per ore accanto al forno, a vedere lievitare impasti e amalgamare ingredienti. I miei pensieri e le mie cure vanno tutti alla cucciolata, quella nata e quella da far nascere, a me stessa e al maschio alfa (che sembra non verrà mai sfidato da un’altro maschio all’interno della nostra tana).

Sento tutti gli odori, e tutti i suoni della notte. Il mio livello di tolleranza verso la socialità e i convenevoli è arrivato ai suoi minimissimi livelli, motivo per il quale continuerei a tenere in sordina il mio nuovo stato se non fosse perché i diametri ormai non me lo consentono, e quindi sono esposta a quell’impulso che fa’ parlare gli stranei e sentirsi nel dovere di dire qualcosa, in genere poco felice. La parte ancora umana di me si chiede dove li abbiano inserito per sbaglio il filtro che di solito si trova tra il cervello e la lingua  (devo anche confessare che certe volte questa incontinenza mi diverte ed è pane per la mia penna)

Per rendere  l’idea riporto alcune delle risposte che hanno dato in automatico solitamente persone di sesso maschile dopo che mi chiedono come ti chiami e io dico Mercedes (per poi sempre pensare che avrei dovuto dire Anna e nessuno avrebbe detto “Karenina? ha ha ha”) :

- Bruuuuuuuummmmmm Brum Bruuuuummmmm (lo metto per primo perché ditemi, venendo da un adulto, non è incredibile? )

- Ahhhhh come la macchina! (questa è la più comune, e capisco, e’ un fatto di libera associazione e di mancanza di filtro)

- Benz? he he he! (questo è un altro classico)

- He he, posso fare un giro? (di solito non dico niente, ma a questo ho detto, con tutta la mia sincerità, “non credo che tu sappia guidare” )

- come? Volkswagen? ha ha ha

E potrei andare avanti ma mi fermo perché quello che mi stupisce ora sono i dialoghi nei quali mi trovo coinvolta riguardo la mia gravidanza purtroppo non più nascondibile, con tra parentesi quello che io animale avrei voluto dire, al meno per divertirmi, e dopo quello che io persona-che-vive-in-società ho risposto:

- No, ma sei incinta?!

- Ahá.

- Ma dai, veramente?

- (no, stavo scherzando ma siccome soffro d’ironia non mi hanno capito e qualcuno se l’ha presa sul serio) Ahá.

- E a ché mese sei?

- Sesto

- Ma non avevi detto niente!

- (e che dovevo fare? uscire con uno striscione sulla fronte?, lo spazio ce l’ho. Legarmi un aquilone al polso nelle giornate di vento con scritto “sono incinta”? e poi martellarmi le dita ogni giorno perché anziché tre mesi di convenevoli me ne sono creata nove?) Ahá

- E sappiamo già cos’è? maschio immagino.

- ( “sappiamo”?, con quel “noi” sottinteso e finto che vuole inventare un’intimità che non c’è tra le persone,  l’aveva usato in un “come andiamo?” anche un’infermiera con in mano una sonda uretrale prima di un intervento)  femmina

- oh, mi spiace

- (TI SPIACE? mica ho detto “mostro del lago pieno di squame predatore di gente che parla a vanvera”!. e non ho detto niente, ma l’interlocutrice non aveva ancora finito)

- beh… l’importante è che sia sana

- (si. e se non lo fosse cosa facciamo, la diamo indietro?. E ancora non ho detto niente)

- Va beh..su, dai, forse il quarto sarà maschio.

- (dire una stupidaggine ci stà, due..tre..ma perserverare in questo modo) Considerando che non siamo i re d’inghilterra possiamo anche fermarci a tre femmine felici e contenti.

- Ha ha, si. Peccato però, ora che eri in forma, ti vedevo andare a correre..

- (se permetti, sono in forma anche ora, esuberante perché ho un’altro essere in forma dentro mio, ma è pur sempre una forma. E se tutto andrà bene le gambe non me le tagliano perché io credo nel parto naturale, e questa procedura non ne fa parte, e quindi molto probabilmente tornerò a correre prima o poi, e se tu ancora avrai il dono della vista mi vedrai di nuovo, stai serena) Ahá.

- Va beh, in bocca al lupo allora

- (vacci tu e resta dentro) ahá. ciao

Continuerà?

col rossetto in tasca

12 apr

E’ inquieta, scomoda dentro se stessa, non si ritrova più in alcune vecchie scelte, non le piacciono più i suoi vestiti e tante volte durante il giorno il suo pensiero vola senza chiara destinazione.

E’ andata per caso in farmacia, non perché ci fosse nessun malato, ma perché le farmacie sono diventate il luogo più vicino a casa dove comprare qualcosa di estremamente superficiale, dal più o meno utile al completamente inutile  (togliendo i due farmaci che ci sono per chi ne avesse bisogno), e le ha detto alla farmacista dei capelli lunghi e lisci, di età incomprensibile, che sembra antipatica ma è solo selettiva, che aveva bisogno di un cambiamento, forse in uno stato depressivo indotto dall’eccesso di uova di cioccolato e colombe ingeriti a pasqua con chi vuoi, che in questo caso erano i suoi, e siccome non può decidere di fare il giro del mondo con lo zaino a spalle, ne tagliarsi i capelli perché l’ha già fatto nella crisi precedente e non le crescono, stava pensando di prendere uno di quelli smalti per le unghie coloratissimi che le consigliano sempre, “perché vanno molto di moda”, quando basterebbe guardarla un attimo per capire che non ha niente in/sopra/dentro/sotto di sé che vada molto di moda.

La farmacista ha sorriso con un gesto che tra il “ora ci penso io, ci penso” e il commiserante, e le ha detto:

-uno “smalto”?

-si, uno smalto, colorato.

-tu vuoi sentire di fare un cambiamento attraverso uno “smalto”?.

-eh..si.

-io posso truccarti se vuoi

e iniziò a guardarla con l’occhio tecnico di chi non ti sta guardando in faccia ma la sta misurando. Si è sentita quasi nuda sotto quello sguardo (il che la dice lunga di quanto si sente osservata nell’ultimo tempo). Dopodiché ha annunciato il suo verdetto:

-un po’ di fondo tinta, evidenziamo bene gli occhi, metti le lenti a contatto, assottigliamo bene bene le sopracciglia, e il cambiamento si ottiene con un bel rossetto accesso, non con uno smalto.

E’ stata tentata di rispondere come uno che conosce che qualsiasi discorso faccia enumera gli argomenti, o con numeri o con lettere, a lei a volte da fastidio a volte la fa ridere. Quindi le ha detto:

-A: le sopracciglia non si toccano, sono come quelle di mio padre e mi piacciono molto. B: il fondo tinta mi prude, non mi piace l’odore, mi fa sentire che ho la faccia sporca e mi farebbe perdere tempo ogni sera a toglierla. C: se mi trucchi ora gli occhi e mi metti un rossetto accesso, me lo pulisci prima che io esca da qui?

La farmacista era vicina alla sconfitta totale, quando è riuscita a piazzarle un rossetto numero 35, giusto giusto gli anni che sta per compiere, accesso abbastanza.

E’ arrivata a casa col suo primo rossetto in tasca, il suo biglietto d’ingresso al cambiamento, forse anche il suo biglietto d’accesso al mondo delle donne vere, quelle che mettono i tacchi e non sudano d’estate, che sono sempre belle, magre, sicure, suadenti, quelle che da ventenne snobava e ora guarda con ammirazione mentre attraversano la strada, e si chiede se faranno fatica e si sentiranno scomode pur non dimostrandolo minimamente, oppure per loro sarà naturale abitare il mondo in quel modo.

E’ andata in bagno, ha accesso la luce, si è messo il rossetto sulle labbra e le è venuta una voglia enorme di piangere, di ridicolezza di rabbia e di tristezza, mentre lo toglieva con un pezzo di carta igienica.

Prima di dormire, si abbraccia a suo cuscino e meno male che c’è lui, perché anche oggi ha sbagliato strada.

Las histericas somos lo máximo

8 mar

Oggi è il giorno della donna, è scometto quanto vuoi che ci sono un sacco di uomini che non sanno se far finta di niente in pos della parità dei sessi, o se regalarci un fiore per fessteggiarci, o meglio una pianta perchè il fiore perisce e a noi non piace che i fiori vengano amazzati per farci regali, e quelli che vogliono coprire tutti i fronti spiegheranno che ci considerano uguali, che non vogliono essere scontati ne retorici, ma che pensa siamo meravigliose e ci regalarà una pianta, o scriveranno su facebook cose come “auguri oggi come tutti i giorni dell’anno” ;-). Li stessi dubbi li saranno assaliti a San Valentino.

Io ancora non sono arrivata nella mia to do list alla riga “prendere posizione definitiva sull’8 marzo”, il che vuol dire che ho passato per tutti gli stati sopradescritti.

In questa fase della mia vita penso che forse il meglio sia accettare con la gioia nel cuore ogni complimento, ogni fiore/pianta, e semplificare ciò che può essere semplificato. Visto che comunque avrò i miei giorni storti dove non sono comprensibile neanche a me stessa, dove si piange e si ride chi sa perchè, e dove ogni cosa che dirà chiunque sarà mal’interpretata.

Per questo mi piace la frase della geniale Liliana Felipe in questo video, perchè ci concede la meraviglia che senz’altro le donne abbiamo senza toglierci tutte le contradizioni :-) quindi, buona giornata a todas las hitéricas e ai meravigliosi che ci stanno accanto ogni giorno.

Mujeres / Donne

12 feb
(GIU' IN ITALIANO)

En las películas o libros ambientados en épocas remotas, hay un escenario que siempre aparece, en la cual una mujer, que generalmente es la protagonista de alguna historia importante, está bajo los cuidados de otra mujer, que sería legalmente una especie de esclava, pero que en la intimidad del mundo afectivo de la protagonista es lo mas importante, una especie rara de madre-abuela-amiga-hermana que, aunque sea joven, por dentro es anciana conocedora de los tormentos y las pasiones que el corazón de los hombres y mujeres pueden albergar; escucha con paciencia, ve siempre mas lejos, es incondicional, y brinda los cuidados que una madre brinda a su niña pequeña. Le prepara el baño, le alista las ropas, le cepilla los cabellos, le prepara una bebida calda en las noches frías, la abraza en los momentos de dolor, asiste a sus partos,  se alegra mansa e intimamente por sus conquistas y sería capaz de matar si alguien intentara hacerle daño.

Quien sabe.. si alguna vez de verdad ésta figura existió, o si nos encanta aún hoy en cada relato por ser una necesidad arcaica de sentirnos protegidas, como arcaico es el dolor existencial que nos asalta de vez en cuando aunque objetivamente no tengamos nada por qué sufrir tan amargamente. Dulce sueño el de fantasear que en esos días en que el mundo se nos aparece como un circo sin sentido no seamos nosotras quienes tenemos que jalar las riendas mas que haya alguien que nos arrope, nos comprenda, prepare un baño,  perfume nuestras ropas, nos peine los cabellos tiernamente y nos diga que todo pasará, que todo irá bien, que no hay nada que temer y que volverán a amanecer ante nuestros ojos días llenos de sentido.

Nei film e nei libri ambientati in tempi remoti, c’è uno scenario che compare sempre, nel quale una donna, che spesso è la protagonista di una storia importante, si trova sotto le cure di un’altra donna, che oggettivamente sarebbe una schiava, ma che nell’intimità del mondo affettivo della protagnoista ha il ruolo più importante, una specie rara di madre-nonna-amica-sorella che, anche se giovane, dentro è anziana e conosce i tormenti e le passioni che il cuore degli uomini e delle donne può albergare; ascolta con pazienza, vede sempre più lontano, è indondizionale e dona le cure che una madre offre a la sua piccola bambina. Le prepara il bagno, cura i suoi vestiti, le spazzola i cappelli, le porta una tisana nelle notti fredde, l’abbraccia nei momenti di sconforto, assiste i suoi parti, festeggia intima e silenziosamente le sue conquiste e sarebbe capace di uccidere se qualcuno tentasse  farle del male.

Chi lo sa.. se veramente un tempo questa figura è esistita, o se ancora oggi ci incanta dovuto ad un bisogno arcaico di sentirci protette, come arcaico è il dolore essistenziale che ci assale di tanto in tanto anche se oggetivamente non avremmo motivi per soffrire così amaramente. Dolce sogno quello di fantasticare che in quei giorni, quando il mondo ci appare come un circo senza senso, non siamo noi a dover tirare le rendini, e che ci sia qualcuno che ci rimbocchi le coperte, ci capisca, prepari il bagno, profumi i nostri vestiti di lavanda, ci spazzoli i cappelli teneramente e ci dica che tutto passerà, che tutto andrà bene, che non c’è niente da temere e che tornera a comparire sotto i nostri occhi l’alba di giorni pieni di senso.

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