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Rendiamo felici i nostri figli

25 apr

In questa parte del mondo, ormai poco abituata ai bambini, tante tra le  persone che non li hanno sentono fastidio, e tanti di quelli che li hanno, li chiedono veramente troppo e li danno cose che a loro non servono a scapito di quelle che occorrerebbero per farli crescere felici, per poi non capire come mai, una volta cresciuto questo bambino affiderà i genitori in difficoltà a qualsiasi altro tranne lui stesso.

Una cosa mi è molto sorpresa quando sono venuta a vivere qui, e non voglio abituarmici:  spesso i bambini vengono tenuti in carrozzina per non viziarli, quando il posto naturale dove stare sarebbe a contatto con la mamma, in braccio. E anche le nurseri in ospedale ti consigliano di mollarlo subito dopo averlo allattato perchè altrimenti si abituano alla bella vita e vogliono solo te.

Dopodichè vengono seduti sui passeggini a volte fino a 4 anni ed oltre, quando sarebbe il momento di imparare a camminarci accanto, e cosí sviluppare i loro muscoli e la loro mente, imparando come muoversi per strada, come salire una scala, come inciampare e non cadere, e come cadere della forma migliore. E mentre vanno nei passeggini, di inverno coperti con mini piumoni di modo che non li si gelino le gambe, legati a dovere, spesso li viene dato un biberón di cammomilla, un biscotto, qualcosa che li faccia stare buoni.

Le interazzioni che si sentono tante volte sono soltanto un milliardo di “bravo” (che ripetuto tante volte qualsiasi lo sentirebbe come una presa in giro) oppure: “come si dice? “Gra-zieee” e “Per favore”” perchè e molto imporante che siano educati prima ancora di poter parlare e di poter capire cosa stanno dicendo.

Li si porta al parco, ai giardinetti, perchè è doveroso farli prendere aria buona, ma non devono tocare niente, non devono giocare con la terra ne sporcarsi i vestiti. Meglio anche se giocano da soli, perchè gestire i rapporti con li altri bambini è troppo impegnativo, bisogna sempre mediare perchè litigano per lo stesso gioco, e se uno alza la mano la cosa può finire in una educatissima rissa tra le mamme che si danno a vicenda l’ordine di “educare meglio tuo figlio”, che ha magari un anno e mezzo!.

Se piove non bagnarsi, bagnetto ogni giorno, non urlare, non saltellare, non frignare, non fare capricci, copriti la bocca quando tossisci (tutto l’inverno, visto cosa respiriamo), tante formule di cortesia, e nei casi più disperati, se non fanno quello che dovrebbero, domande che iniziano con: “Ma sei cretino?, adesso le prendi”. “Non correre troppo perchè sudi” e “non arrampicarti perchè cadi”.

Alcuni condomini dichiarano in assamblea il fastidio che li produce sentire giocare i bambini in cortile, non sono graditi in ristoranti, casa di amici e alcuni hotel, e verrai nascosta in qualche sotto scala se oserai allattare, perchè quella tetta sarà più oscena di tutte le altre che vedi in esposizione ogni giorno.

Forse tu sei una mamma in questa linea, forse no, e comunque sia io ti capisco. Capisco che uno cresce i bambini in base a modelli che ha in testa senza saperlo, li acudisce come ha visto da piccola acudire fratelli, cugini, vicini. E vedo che in questa società è normale arrivare a 40 anni senza essere mai stato a contatto con un neonato. Quindi posso sinceramente capire le difficoltà, il bisogno di affidare le decisioni e le cure  a uno “esperto” a qualcuno che sappia più di te, quando la verità è che se ti lasci andare, nessuno sa meglio di te cosa serve a te e al  tuo bimbo.

L’Europa invecchia, e ci credo. E’ stata complicata troppo una cosa che doveva essere naturale, fisiologica, tramandata, e vissuta in modo colettivo, dove i figli sono un po’ di tutti, dove ricevono amore e cure da una gruppo di amici e parenti. E stata caricata di lozioni, creme, seggiolini, seggioloni, culle fisse e da campeggio, carrozzina, passeggino, umidificatore, ecc ecc.

Ma voglio andare oltre il capire.


Voglio fare qualcosa per vedere bambini più felici
. Dove non mancano il cibo ne i vestiti, dovrebbero solo giocare e ridere, litigare e fare pace, imparare a stare insieme, essere gelosi, e negoziare, sbuciarsi le ginocchia, e farsi coccolare per questo, sentirsi protetti al nostro fianco, sentirsi amati dal nostro sguardo, sentirsi adeguati, perchè lo sono, siamo noi che a volte siamo esauriti, loro sono nel giusto, perchè se non li abbiamo ancora spenti del tutto, fanno i bambini.

Voglio che tutti possiamo dare a loro alcune semplici regole, chiare, definite, limitate, dei “No” che facciano da contenitore, da limite di un mondo nel quale possano sentirsi liberi e protetti. Voglio che siamo capaci di sostenere questi limiti perchè non abbiamo più sensi di colpa. Perchè magari lavoriamo,  ma il tempo che passiamo con loro è così bello, così ricco, siamo talmente presenti in quei momenti, che non ci sentiamo in colpa, bensí sentiamo il desiderio di passarne ancora di più.

Voglio che nessuno abbia paura di coccolare e acudire i propri figli…non è vero che crescono viziati, o che non saranno indipendenti, o che lo farai mammone, o che dopo non potrai mai lasciarlo perchè sempre vorrà te. Non diventano insicuri o dipendenti per troppo amore, semmai il contrario.

Sappi che un bimbo di uno, due, tre, cinque, sette, nove anni, non è “grande”! a nessuna età. È sempre un bambino, capace, ad ogni età, di fare e di capire cose diverse, e con sempre una grandissima sensibilità, con un mondo dentro di intense emozioni che tu potrai aiutarlo a capire e gestire.

Basta una semplice regola per iniziare ad essere migliori genitori: trattiamoli come vogliamo essere trattati noi, e non facciamo a loro cose che a noi non piacerebbero.

Nella foto qui a sinistra c’è un libro che ho letto più volte, e che ti consiglio vivvamente, si chiama “Besame Mucho” di Carlos Gonzales.

Saró felice di sapere come la pensi, di poter aprire un dialogo su questo argomento, lasciami un commento.

Alla prossima :-)

La noosfera: il nostro abbraccio planetario / La noosfera: nuestro abrazo planetario

24 mar

(MAS ABAJO EN ESPAÑOL)

Ti ho promesso nell’articolo precedente che ti avrei parlato della Noosfera, ed eccomi qua. Ti confesso che mi  sono complicata un po’ la vita con questa promessa, visto che è da giorni che leggo su questo argomento e prima di buttarmi a scrivere queste linee hai rischiato di trovarti un articolo academico con tanto di nomi e date.

Poi, stressata dal ritorno alla sensazione di “tema scolastico” ho pensato (vuoi per pigrizia, ma preferisco dire che per un colpo di genio letterario, così capisci quanto riesco ad essere indulgente con me stessa) che tutti questi dati potrai trovarli su google. Quindi se avari curiosità quando avrai finito di leggere questo articolo (capito? dovrai finirlo :-) ) potrai “googleare” (adoro i neologismi) “noosfera” tranquillamente.

Adesso grazie alla tua volontà di dedicare la tua attenzione e qualche minuto del tuo tempo a leggere questo artícolo, io ho il privilegio di farti salire sul mio sidecar (stavo per dire la mia moto, ma visto che non so guidarla potresti aver paura) e portarti a fare un giro attraverso i miei pensieri, attraversando le mie emozioni, forse qualche ricordo, e sicuramente qualche mio panorama futuristico. Ho la possibilità di condividere con te le mie immagini, che dalla partenza ti includono perchè scrivo per te che stai leggendo, posso condividere questo profumo di primavera appena iniziata che non ha un nome ma che tutti conosciamo, condividere il rumore che sento della gente che inizia a stare fuori nei bar sotto casa mia, il rumore della tastiera sotto le mie dita che vanno velocissime grazie al corso di dattilografia in seconda liceo, e il profumo della tisana che fuma sul tavolino (a momenti vorrei che fosse un cioccolato ripieno di mandorle :-D ). E quindi, in qualsiasi parte del mondo tu sia, ci sarà una risonanza di questo mio momento. Saremo in un certo modo collegati, e se sarò brava a scrivere, potremo vibrare per un momento sulla stessa lunghezza d’onda.

Bene. Questa non è la noosfera. :-D

Però in un certo modo mi aiuta a spiegarla in quanto spazio virtuale di una coscienza universale, dove tutto quello che è mente, coscienza, psiche, energia,  risuona. Concetto che richiama anche all’idea di Dio che ho “imparato” a scuola, e che al momento per falle nella transmisione non sono riuscita a sentire come qualcosa di spirituale  ma come l’occhio di un grande fratello cattivo. Ci stò ripensando ora che mi  sono incuriosita e  affascinata di questo concetto, e ti spiego perchè.

Anni fa’ ero un po’ diversa da come sono oggi, avevo la stessa sensibilità riguardo il mondo, ma con un senso d’impotenza che mi intristiva, pensavo che quello che io o tu potessimo fare non contava più di tanto, che il mondo va così e quelli che avrebbero il potere di cambiarlo sono altri, non tu o io.

Non staró qui a raccontarti tutto il percorso, ma tante cose sono cambiate, e tra le poche certezze che ora  ho, c’è quella di sapere che tutto conta, che tutti contiamo. Che se qualcuno diventa una persona migliore, se qualcuno ama, se qualcuno capisce qualcosa, la sua energia migliora, e la sua energia constituisce, insieme a tutte le altre,  l’energia che abbraccia il mondo come una mamma amorevole. E quindi la qualità di questa energia dipende direttamente da noi, siamo responsabili di questo stratto del nostro mondo tanto quanto ne siamo responsabili degli altri. Solo che non c’è una raccolta differenziata per i nostri pensieri e le nostre emozioni, non c’è comune al mondo così evoluto da farci pensare a queste cose.

Io ti propongo di pensarci. Nel mondo stanno succedenzo tante cose, e ci sono tante teorie sulle cause. Ci sono anche tante teorie sul futuro, da quelle apocalliptiche a quelle  dove “niente è mai successo e niente succederà”, che non è altro che un messaggio rassicurante per non cambiare niente e continuare a consumare.

Io non so chi ha raggione, l’intuizione mi dice solo che le cose stanno cambiando, e che noi dobbiamo cambiare. Cambiare fa paura, l’incertezza fa paura, ma quello che abbiamo fatto fino ad oggi stà dando risultati nefasti. Se vogliamo un futuro migliore dobbiamo fare qualcosa di diverso a quello che abbiamo fatto fino ad oggi, non possiamo pensare di poter cambiare i risultati senza cambiare la strategia.

Io ho preso la mia posizione, ho due figlie e sento il bisogno di fare qualcosa forte nella pancia. Faccio e farò tutto quello che posso per colorare la noosfera di tutti con i colori più belli, darò il mio contributo perchè l’energìa che ci avvolge sia vitale, come una brezza frizzante, profumata di primavera. E vorrei ispirare anche te a colorare e purificare la nostra noosfera. Per farlo dobbiamo solo andare avanti con la nostra vita ma in un modo consapevole, rendendo onore ai momenti, alle persone che ci stanno vicino, e quando i cattivi pensano a far la guerra, noi parliamo d’amore.

Ti sembro ingenua o sotto effetto di sostanze allucinogene? ottimo, il mio cervello le produce naturalmente e anche il tuo è capace di farlo. Basta entrare nella sintonia giusta e lasciar andare i tuoi pensieri, scollegarti dai momenti di rabbia, scolegarti dagli arroganti, scollegarti dalla televisione e collegarti consapevolmente a questa rete che formiamo tutti. Se tu stai bene sarà contaggioso, e  il mondo sarà un posto migliore. Io lo credo veramente. A maggio dell’anno scorso, quasi un anno fa’, facevo il corso più bello mai fatto a livello di crescita personale, e lì ho potuto realizzare che le persone, tutte insieme, vibrando nella stessa sintonia, guidati da persone coherenti e piene d’energia, possono veramente creare magia, e oggi penso anche che la crescita non è mai strettamente “personale”, se tu cresci, farai crescere gli altri attorno a te.

Adesso questo giro è finito, con calma  puoi scendere dal mio side car, stirare  le gambe (molto romantico ma un po’ scomodo). Io ti ringrazio di cuore della compagnia, e attendo curiosa i tuoi commenti

Alla prossima :-)

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Te había prometido en facebook que te iba a hablar de la  Noosfera, y aquí estoy. Te confieso que me compliqué un poco la vida con ésta promes, visto que hace días que leo sobre el argumento y ántes de lanzarme a escribir éstas lineas arriesgaste de encontrarte con un artículo académico con tantos nombres y fechas.

Después, estresada por el retorno a la sensación de “trabajo práctico” escolástica pensé (si querés por haraganería, pero prefiero pensar que por un golpe de genio literario, así entendés cuánto llego a ser indulgente conmigo misma) que todos éstos datos podrás encontrarlos en google. Por lo tanto si tendrás curiosidad, cuando habrás terminado de leer éste artículo (entendido? tenés que terminarlo :-D ) podrás “googlear” (adoro los neologismos) “noosfera” tranquilamente.

Ahora, gracias a tu voluntad de dedidar tu atención y algunos minutos de tu tiempo a leér este artículo, yo tengo el privilegio de hacerte subir a mi sidecar (estaba por decir mi moto, pero visto que no se manejar podrías asustarte) y llevarte a dar una vuelta a través de mis pensamientos, atravesando mis emociones, quizás algun recuerdo, y seguramente  un panorama futuristico. Tengo la posibilidad de compartir  con vos mis imágenes, que desde el vamos te incluyen porque escribo para vos que estás leyendo, puedo compartir este perfume de primavera recién llegada que no tiene un nombre pero que todos conocemos, compartir el rumor que viene de la calle, de la gente que empieza a estár afuera de los bares, el ruido del teclado bajo mis dedos que lo recorren rapidísimo gracias el curso de dactilografia en tercer año, y el perfume del té que larga humo sobre la mesita (por momentos quisiera que fuera un chocolate relleno de avellanas :-D). Y por lo tanto, en cualquier parte del mundo donde vos estés, habrá una resonancia de éste momento. Estaremos conectados en algun modo, y si seré buena escritora, podremos vibrar por un momento a la misma longitud de onda.

Bien. Y ésto no es la noosfera.  :-D

Pero en cierto modo me ayuda a explicarla en cuanto  espacio virtual de una conciencia universal, donde todo aquello que es mente, conciencia, psique, energía, resuena. Concepto que me recuerda la idea de Dios que “aprendí” en la escuela, y que en aquel momento, por fallas en la tranmisión no llegué a sentir como algo espiritual sino como el ojo de un Gran Hermano castigador. Estoy repensando en éstas cosas ahora que me ha dado curiosidad y fascinación éste concepto, y te explico por qué.

Años atrás era un podo diversa de como soy hoy, tenía la misma sensibilidad en relación al mundo, pero con una sensación de impotencia que me entristecía, pensaba que lo que vos o yo pudiéramos hacer no contaba mucho, que el mundo estaba así y que quienes tendrían el poder de cambiarlo eran otro, no vos o yo.

No me voy a poner aquí a contarte todo el recorrido, pero tantas cosas han cambiado, y entre las pocas certezas que ahora tengo, está la de saber que todo cuenta, que todos contamos. Que si alguien se convierte en una persona mejor, si alguien ama, si alguien entiende algo, su energía mejora, y su energía constituye, junto a todas las demás, la energía que abraza el mundo como una madre amorosa. Y por lo tanto, la cualidad de ésta energía depende directamente de nosotros, somos responsables de ésta capa del mundo tanto cuanto somos responsables de las otras. Solo que no hay una recolección diferenciada para nuestros pensamientos y nuestras emociónes, no hay en el mundo un municipio tan evolucionado que nos haga pensar en éstas cosas.

Yo te propongo que lo pienses. En el mundo están sucediendo tantas cosas, y hay tantas teorías sobre las causas. Hay también tantas teorías sobre el futuro, de las mas apocalípticas a aquellas donde “nada ha sucedido ántes, nada sucederá”, que no mas que un mensaje reasegurador para no cambiar nada y continuar con el consumo.

Yo no se quién tiene razón, la intuición me dice solo que las cosas están cambiando, y que nosotros tenemos que cambiar. Cambiar da miedo, la incertidumbre da miedo, pero lo que hemos hecho hasta hoy está dando resultados nefastos. Si queremos un futuro mejor, tenemos que hacer algo diferente de lo que hemos hecho hasta hoy, no podemos pensar en poder cambiar los resultados sin cambiar la estrategia.

Yo tomé mi posición, tengo dos hijas y siento fuerte en la panza la necesidad de hacer algo. Hago y haré todo lo que puedo para colorear la noosfera de todos con los colores mas bellos, daré mi contribución para que la energía que nos envuelve sea vital, fresca, perfumada de primavera. Y quisiera inspirarte también a vos para colorear y purificar nuestra noosfera. Para hacerlo debemos solo seguir adelante con nuestra vida pero de manera consciente, rindiendo honor a los momentos, a las personas que tenemos cerca, y cuando los malos piensan en hacer la guerra, nosotros hablamos de amor.

Te parezco ingenua o bajo el efecto de sustancias alucinógenas? óptimo, mi cerebro las produce naturalmente y también el tuyo puede hacerlo. Basta entrar en la justa sintonia y dejar fluir los pensamientos, desconectarte de los momentos de rabia, desconectarte de los arrogantes, de la televisión, y conectarte conscientemente a ésta red que formamos todos. Si vos estás bien será contagioso, y el mundo será un lugar mejor. Yo lo creo verdaderamente. En mayo del año pasado, casi un año atrás, hacía el curso mas hermoso que hecho a nivel de crecimiento personal, y ahí pude ver que las personas, juntas, vibrando en la misma sintonia, guiadas por personas coherentes y llenas de energía, pueden verdaderamente crear magia, y hoy pienso también que el crecimiento no es nunca estrictamente “personal”, si vos creces, harás crecer los demás entorno a vos.

Ahora la vuelta ha terminao, con calma podés bajar de mi sidecar, estirar las piernas (muy romántico per un poco incomodo, lo sé). Yo te agradezco de corazón por la compañía, y espero curiosa tus comentarios.

Hasta la próxima :-)

Cosa vuoi fare da grande? / ¿Qué querés ser cuando seas grande?

27 feb

(MAS ABAJO EN ESPAÑOL)

E’ prestissimo e sono su un treno che mi porta a Reggio Emilia a fare un corso, penso alle mie figlie che dormivano come angeli quando sono uscita di casa a passo felpato per non far rumore. A volte le  guardo e penso: chissà come saranno da grandi, cosa vorranno fare, quali saranno le loro passioni. Penso anche alle loro particolarità che vorrei si tenessero per sempre, come la curiosità  e la volontà vulcanica di Valentina, o la serenità, la sensibilità e il senso dell’umorismo di Camila.
Chissà come saró stata io da piccola? mi viene da chiedermi ora. Ho il ricordo di aver vissuto un’infanzia felice, e ricordo anche però, molto chiaramente, che questo essere piccola era una limitazione per me,  volevo crescere in fretta, non vedevo l’ora di essere grande per fare tutto quello che avevo in mente.
E cosa volevo fare da grande?
Automaticamente viene alla mia mente un ricordo, un’immagine.
Mi vedo con la mia amica ormai da trenta anni, Andrea, avevamo otto anni, una giornata di sole nel giardino anteriore di  casa sua, allestivamo la bancarella per vendere ai passanti limoni (dall’albero di casa nostra) e caramelle di dulce de leche (che avevamo comprato con i nostri risparmi). Capendo poi che limoni e caramelle non era un grandissimo business, da li a poco tempo, una volta avuto accesso alla cucina, avremo cucinato torte e  crostate a go go, vendute a tutti i nostri conoscenti, e avremo fatto il nostro primo viaggio insieme  da sole a quattordici anni..che bel ricordo.
Ogni tanto con Andrea parlavamo di cosa avremmo fatto da grandi, e basicamente in quel momento, a otto anni, volevo fare quattro cose: vendere, fare la scrittrice, avere figli, essere amica di Andrea per sempre, (e, aggiungo,  ero sempre innamorata persa e platonicamente di qualcuno.)
Scusa, ho detto..Vendere????
Con tutto il resto ci sono, mi riconosco,  sono qui alle sette del mattino su un treno mentre scrivo,  a casa ho lasciato due figlie che dormivano  e anche il mio innamorato (un filino meno platonica ;),  e penso ad Andrea che sorriderebbe di fronte a questi ricordi.
Ma..  vendere??
Questa informazione  me la ero proprio dimenticata fino a questo istante.
Mi entusiasma molto quando succede questo, e cioè, che prendi l’iniziativa di fare una cosa, in questo caso scrivere, hai un’idea, immagini un percorso, ti metti in moto, e  boingg!, dal nulla ti cresce una moletta sotto i piedi che ti lancia all’improvviso in un’altra direzione. Un ricordo, un incontro, una casualità, un imprevisto, un controtempo, qualsiasi cosa non contemplata nei tuoi piani che ti porta per una strada alternativa. Abassi un cambio, ti guardi in torno, paesaggio nuovo, ti fa’ un po’ d’ansia, ma t’incuriosisce anche, potresti comunque fare un’inversione a U (lo so, lo so che non si può, ricordi che ho preso la patente italiana col 100%?, era solo per non farti fare il giro lungo) e tornare dov’eri prima, ma anche se sconosciuto, il paesaggio non sembra minaccioso, e vai avanti.
…volevo vendere.
Io che oggi mi ritengo una scarsa venditrice, e sento questo come un handicap per andare avanti con certi progetti, io da piccola volevo vendere!.
Che fantastica notizia.  E’ sempre rinfrescante tornare per un attimo a salutare la bambina che sono stata, e che è sempre in me, rispecchiarmi nei suoi occhi pieni di voglia, sotto quella frangetta spettinata, farle domande e scoprire che sa di me molto più di quanto a volte io sappia ora, perché ancora non mi ero costruita certe corazze, perché in quei giorni mi pensavo senza limiti, e ricordo con un brivido che mi sale su per la schiena, con quale serenità e con quale forza al contempo, vivevo la certezza di poter realizzare qualunque cosa io volessi fare. Senza “ma”, “però”, “e se”.  La mia strategia all’epoca, come quella della stragrande maggioranza dei bambini credo,  era questa:
1) volere qualcosa: un gesto sportivo, un permesso, imparare a leggere, ecc
2) fare quello che c’era da fare per ottenerla.
3) insistere finché ci riuscivo .
A pensarlo adesso sotto questo punto di vista, le cose che mi sono venute meglio da grande sono state quelle dove ho utilizzato quella strategia li, che è un po’ da cavallo impazzito, lo so, ma  funziona. E’ solo questione di adattarla e imparare a insistere senza saltellare sul posto scuotendo le braccia, ma per il resto funziona :-)
Il treno sta arrivando a destinazione, ed io scenderò con una novità che mi diverte e mi apre nuove prospettive, ma prima di salutarti vorrei chiederti una cosa: tu, cosa volevi fare da grande?

Ora si, alla prossima!
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Es tempranísimo y estoy en un tren que me lleva  a Reggio Emilia a hacer un curso, pienso en mis hijas que dormían como ángeles cuando salí de casa en puntas de piés para no hacer ruido. A veces las miro y pienso: quién sabe cómo serán cuando sean grandes, qué querrán hacer, cuáles serán sus pasiones. Pienso en sus características, en las cosas que quisiera que tuvieran siempre, como la curiosidad y la voluntad volcánica de Valentina, o la serenidad, la sensibilidad y el sentido del humor de Camila.
¿Cómo habré sido yo de pequeña? me surge ahora como pregunta. Tengo el recuerdo de haber vivido una infancia feliz, y también recuerdo claramente que vivía el hecho de ser pequeña como una limitación, quería crecer rápido, no veía la hora de ser grande para poder hacer todo lo que tenía en mente.
¿Y qué quería hacer cuando fuera grande, por qué estaba tan apurada?
Automáticamente me viene a la mente un recuerdo, una imagen.
Me veo con mi amiga desde hace ya treinta años, Andrea, que teníamos ocho años, en un día soleado en el jardin delantero de su casa, armando un mostrador para vender a los que pasaran por allí limones (del arbol de casa) y caramelos de dulce de leche (comprados con nuestros ahorros).
Comprendiendo luego que limones y caramelos non eran un gran negocio, y una vez que tuvimos acceso a la cocina, cocinamos tortas y pastafrolas en cantidades industriales, que después vendimos a nuestros conocidos para irnos  a hacer nuestro primer viaje solas a los catorce años. Qué lindo recuerdo..
Con ella cada tanto hablábamos sobre qué pensábamos hacer cuando fueramos grandes, y básicamente, en aquel momento, a los ocho años,  quería hacer cuatro cosas: vender, ser una escritora, tener hijos y ser amiga de Andrea para siempre (y agrego: estaba además siempre enamorada platonica y perdidamente de alguien).
Perdón, dije…¿¿¿Vender???
Con todo el resto me reconozco, estoy aca, sobre el treno escribiendo, en casa dejé mis hijas que dormían y también mi enamorado (un poco menos platónico ;), y Andrea que aún es mi amiga sonreiría al leer éstos recuerdos.
Pero..¿¿vender??
De ésta información me había olvidado completamente hasta éste instante.
Me entusiasma mucho cuándo pasa ésto, que tenés la iniciativa de hacer algo, en éste caso escribir, tenés una idea, te imaginas un recorrido, te ponés en movimiento, y Boing!! , de la nada te crece un resorte bajo los pies que te lanza improvisamente hacia otra dirección. Un recuerdo, un encuentro, una casualidad, un imprevisto, un contratiempo, cualquier cosa que no estaba contemplada en tus planes que te lleva por una calle alternativa. Bajas un cambio, mirás a tu alrededor, paisaje nuevo, te da un poco de ansiedad, pero te da curiosidad también, podrías tranquilamente hacer una inversión en U (lo sé, lo sé que no se hace, te acordás que saqué el carnet italiano con 100%, era solo para hacértela mas corta) y volver adonde estabas antes, pero aunque sea desconocido, el paisaje no es amenazador asi que vas adelante.

…quería vender.
Yo que hoy me considero una mediocre vendedora, y siento que esto como un handicap para seguir adelante con algunos proyectos, ¡yo de chiquita quería vender!.
Que fantástica noticia. Siempre es refrescante volver por un momento a saludar la niña que fui, y que está siempre en mi, espejarme en sus ojos llenos de ganas, bajo aquel flequillo despeinado, y hacerle preguntas, y descubrir que sabe de mi mucho mas de lo que a veces yo sé ahora, porque aún no me había construido ciertas corazas, porque en aquellos días me pensaba sin límites, y recuerdo con un escalofrío en la espalda con qué serenidad y con qué fuerza a la vez, vivía la certeza de poder realizar cualquier cosa que yo quisiera hacer.
Sin “pero” “y si..”. Mi estrategia en aquella epoca, como la de la gran mayoria de los niños, era simple:
1) Querer algo: un gesto deportivo, un permiso, aprender a leer, etc
2) Hacer lo que habia que hacer para conseguirlo.
3) Insistir hasta que lo lobraba.
Pensandolo ahora, desde éste punto de vista, las cosas que mejor me han salido de grande son aquellas en las que he utilizado ésta estrategia, que es un poco una estrategia de caballo loco, lo se, pero funciona. Es solo cuestión de adecuarla, y aprender a insistir sin saltar sobre el lugar sacudiendo los brazos, pero por el resto funciona :-)

El tren está llegando a destino, y yo bajaré con una novedad que me divierte y me abre nuevas prospectivas, pero ántes de saludarte me gustaría hacerte una pregunta: vos, ¿qué querías hacer cuándo fueras grande?

Ahora si, hastsa la próxima.
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