La vida es lo mejor que conozco

Mercedes Viola

Archive for the category “cambiamento”

Se hai chiara la tua mission, sai sempre cosa fare. Io ora vado all’Excellence!

Ora mentre scrivo sono su un  treno che mi porta a Reggio Emilia, a fare da assistente ad un corso al quale sono particolarmente legata, come lo è ogni persona che l’ha vissuto. Mi emoziona pensare per quante persone domani sarà la prima volta, quante persone si staranno preparando adesso per un full inmersion di quattro giorni senza avere capito ancora bene cosa ci vanno a fare. Perché neanche io l’avevo capito bene.

Come mai, mi chiederai, uno può andare a fare un corso senza sapere il contenuto?

Succede che ad esempio, io potrei spiegarti ora i contenuti, potrei dirti che è un corso dove lavorerai su di te, sulle credenze che ti hanno fatto da base fino ad adesso, dei valori che ti hanno guidato, che svilupperai la tua leadership personale, e potrei andare avanti una pagina intera ad elencarti i contenuti che comunque sia, quando avrai finito il corso, il tuo sguardo sarà cambiato, il tuo rapporto con te stesso e con li altri sarà cambiato, il modo nel quale guardi la vita davanti a te ogni giorno quando ti alzi, il modo in cui guarderai le persone con le quali ti trovi, anche quelle con le quali non vai tanto d’accordo. Ti sentirai diverso/a all’ora di decidere cosa fare o cosa non fare, avrai smosso dentro di te un mare di emozioni, sostenuto e contenuto dall’abbraccio di tutti i tuoi compagni e di tutti noi, dagli assistenti, ai  coach e ai trainer del corso, che siamo li due volte all’anno per ricreare quest’avventura, questa fantastica esperienza.

Un anno fa ero lì da corsista, per la prima volta lasciavo le mie figlie per ben quattro giorni, con tutti i dubbi e il dispiacere che questo mi provocava. Ricordo anche quando le ho riviste…sentivo chiaramente di aver fatto la cosa giusta, sentivo lo sguardo limpido verso il mondo, mi sentivo felice e leggera senza tante cose che mi portavo dietro più o meno consapevolmente.

Come ti ho detto in altri articoli, voglio fare del mondo un posto migliore, per questo sono ora su questo treno, e anche se sarò lontana per qualche giorno dalle mie bimbe, mi motiva sapere che contribuirò a migliorare la vita di 100 persone, che a loro volta contageranno di cose buone la vita di chi li circonda, e questo fa’ si che il gioco valga la candela.

E ora un video per entrare in state ;-)

Il mio treno stà arrivando, inizia ora un’altro viaggio ;-).

Alla prossima!

Non c’è fretta, un paso mas!

Qualche mese fà, di seguito ad un corso molto divertente sulla vitalità, per stare al meglio sia fisica che mentalmente, ti avevo scritto questo articolo . Da lì mi sono metaforica e letteralmente lanciata verso la mia nuova vita per quanto riguarda la salute e la forma fisica, e come prova c’è la foto che vedi qui a sinistra :-) Arrivare lassù è stata una vera odisea, e per lanciarmi ho dovuto andare contro il mio istinto di sopravivvenza che mi diceva “abbraccia   questo palo più forte che puoi e che ti vengano a prendere i pompieri”.

Da questo corso in poi ho iniziato a mangiare in un modo più consapevole, scoprendo anche sapori e ricette che non conoscevo. Ho iniziato a fare il pane in casa per la delizia di tutta la famiglia (quando viene bene), ho pratticamente smesso di fumare (dico pratticamente perchè ogni tanto mi concedo una) e la cosa più incredibile e meravigliosa per me, a 33 anni ho iniziato a correre….ah quanto mi piace. Sento che non potrò più fare a meno di questa nuova attività che è entrata a far parte della mia vita.

E bene, domani ho la mia prima sfida, i 10 km della Stramilano. Sono veramente emozionata di questo e volevo condividerlo con te. E sono emozionata non solo per la gara, ma per la sensazione di potenza che mi da il fatto di aver dissolto la credenza che ormai fosse tardi per iniziare a fare sport. Che sciochezza. Non è tardi a 33, come non è tardi a 40, a 50, a 60, a 70… sempre è un ottimo momento per iniziare. Il segreto stà nel dare il primo passo, e farselo piacere, di modo che il cervello ne voglia sempre di più.

Se tu sei un corridore starai sorridendo con condiscendenza, magari con qualche nostalgia o ricordo di quanto anche tu hai iniziato, e se invece tu non hai mai mosso un dito (e io ti conosco bene allora ;-) dirai Wow, 10km!!. Io sono carica come una molla al solo pensiero di arrivare alla fine, magari sotto la pioggia che è annunciata per domani, con le persone che attendono al traguardo, l’orgolgio che sentirò per me stessa, per il sacrifici fatti per andare a correre anche quando non avevo tanta voglia, o faceva freddo, o non ero in formissima…voglio che arrivi domani!

Intanto ho scoperto da poco il mio mantra, visto che mi frega sempre la fretta per arrivare, e dimentico che l’importante è correre, mentre corro mi dico “Non c’è fretta, un paso más, un paso  más” (mi parlo bilingue, hai notato?). Ora ti lascio, domani ti racconterò com’è andata, intanto pensatemi, ma per favore, che sia un pensierino veloce :-D.

 

Buon week end e…BIP BIPPP!!! ;-)

 

La noosfera: il nostro abbraccio planetario / La noosfera: nuestro abrazo planetario

(MAS ABAJO EN ESPAÑOL)

Ti ho promesso nell’articolo precedente che ti avrei parlato della Noosfera, ed eccomi qua. Ti confesso che mi  sono complicata un po’ la vita con questa promessa, visto che è da giorni che leggo su questo argomento e prima di buttarmi a scrivere queste linee hai rischiato di trovarti un articolo academico con tanto di nomi e date.

Poi, stressata dal ritorno alla sensazione di “tema scolastico” ho pensato (vuoi per pigrizia, ma preferisco dire che per un colpo di genio letterario, così capisci quanto riesco ad essere indulgente con me stessa) che tutti questi dati potrai trovarli su google. Quindi se avari curiosità quando avrai finito di leggere questo articolo (capito? dovrai finirlo :-) ) potrai “googleare” (adoro i neologismi) “noosfera” tranquillamente.

Adesso grazie alla tua volontà di dedicare la tua attenzione e qualche minuto del tuo tempo a leggere questo artícolo, io ho il privilegio di farti salire sul mio sidecar (stavo per dire la mia moto, ma visto che non so guidarla potresti aver paura) e portarti a fare un giro attraverso i miei pensieri, attraversando le mie emozioni, forse qualche ricordo, e sicuramente qualche mio panorama futuristico. Ho la possibilità di condividere con te le mie immagini, che dalla partenza ti includono perchè scrivo per te che stai leggendo, posso condividere questo profumo di primavera appena iniziata che non ha un nome ma che tutti conosciamo, condividere il rumore che sento della gente che inizia a stare fuori nei bar sotto casa mia, il rumore della tastiera sotto le mie dita che vanno velocissime grazie al corso di dattilografia in seconda liceo, e il profumo della tisana che fuma sul tavolino (a momenti vorrei che fosse un cioccolato ripieno di mandorle :-D ). E quindi, in qualsiasi parte del mondo tu sia, ci sarà una risonanza di questo mio momento. Saremo in un certo modo collegati, e se sarò brava a scrivere, potremo vibrare per un momento sulla stessa lunghezza d’onda.

Bene. Questa non è la noosfera. :-D

Però in un certo modo mi aiuta a spiegarla in quanto spazio virtuale di una coscienza universale, dove tutto quello che è mente, coscienza, psiche, energia,  risuona. Concetto che richiama anche all’idea di Dio che ho “imparato” a scuola, e che al momento per falle nella transmisione non sono riuscita a sentire come qualcosa di spirituale  ma come l’occhio di un grande fratello cattivo. Ci stò ripensando ora che mi  sono incuriosita e  affascinata di questo concetto, e ti spiego perchè.

Anni fa’ ero un po’ diversa da come sono oggi, avevo la stessa sensibilità riguardo il mondo, ma con un senso d’impotenza che mi intristiva, pensavo che quello che io o tu potessimo fare non contava più di tanto, che il mondo va così e quelli che avrebbero il potere di cambiarlo sono altri, non tu o io.

Non staró qui a raccontarti tutto il percorso, ma tante cose sono cambiate, e tra le poche certezze che ora  ho, c’è quella di sapere che tutto conta, che tutti contiamo. Che se qualcuno diventa una persona migliore, se qualcuno ama, se qualcuno capisce qualcosa, la sua energia migliora, e la sua energia constituisce, insieme a tutte le altre,  l’energia che abbraccia il mondo come una mamma amorevole. E quindi la qualità di questa energia dipende direttamente da noi, siamo responsabili di questo stratto del nostro mondo tanto quanto ne siamo responsabili degli altri. Solo che non c’è una raccolta differenziata per i nostri pensieri e le nostre emozioni, non c’è comune al mondo così evoluto da farci pensare a queste cose.

Io ti propongo di pensarci. Nel mondo stanno succedenzo tante cose, e ci sono tante teorie sulle cause. Ci sono anche tante teorie sul futuro, da quelle apocalliptiche a quelle  dove “niente è mai successo e niente succederà”, che non è altro che un messaggio rassicurante per non cambiare niente e continuare a consumare.

Io non so chi ha raggione, l’intuizione mi dice solo che le cose stanno cambiando, e che noi dobbiamo cambiare. Cambiare fa paura, l’incertezza fa paura, ma quello che abbiamo fatto fino ad oggi stà dando risultati nefasti. Se vogliamo un futuro migliore dobbiamo fare qualcosa di diverso a quello che abbiamo fatto fino ad oggi, non possiamo pensare di poter cambiare i risultati senza cambiare la strategia.

Io ho preso la mia posizione, ho due figlie e sento il bisogno di fare qualcosa forte nella pancia. Faccio e farò tutto quello che posso per colorare la noosfera di tutti con i colori più belli, darò il mio contributo perchè l’energìa che ci avvolge sia vitale, come una brezza frizzante, profumata di primavera. E vorrei ispirare anche te a colorare e purificare la nostra noosfera. Per farlo dobbiamo solo andare avanti con la nostra vita ma in un modo consapevole, rendendo onore ai momenti, alle persone che ci stanno vicino, e quando i cattivi pensano a far la guerra, noi parliamo d’amore.

Ti sembro ingenua o sotto effetto di sostanze allucinogene? ottimo, il mio cervello le produce naturalmente e anche il tuo è capace di farlo. Basta entrare nella sintonia giusta e lasciar andare i tuoi pensieri, scollegarti dai momenti di rabbia, scolegarti dagli arroganti, scollegarti dalla televisione e collegarti consapevolmente a questa rete che formiamo tutti. Se tu stai bene sarà contaggioso, e  il mondo sarà un posto migliore. Io lo credo veramente. A maggio dell’anno scorso, quasi un anno fa’, facevo il corso più bello mai fatto a livello di crescita personale, e lì ho potuto realizzare che le persone, tutte insieme, vibrando nella stessa sintonia, guidati da persone coherenti e piene d’energia, possono veramente creare magia, e oggi penso anche che la crescita non è mai strettamente “personale”, se tu cresci, farai crescere gli altri attorno a te.

Adesso questo giro è finito, con calma  puoi scendere dal mio side car, stirare  le gambe (molto romantico ma un po’ scomodo). Io ti ringrazio di cuore della compagnia, e attendo curiosa i tuoi commenti

Alla prossima :-)

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Te había prometido en facebook que te iba a hablar de la  Noosfera, y aquí estoy. Te confieso que me compliqué un poco la vida con ésta promes, visto que hace días que leo sobre el argumento y ántes de lanzarme a escribir éstas lineas arriesgaste de encontrarte con un artículo académico con tantos nombres y fechas.

Después, estresada por el retorno a la sensación de “trabajo práctico” escolástica pensé (si querés por haraganería, pero prefiero pensar que por un golpe de genio literario, así entendés cuánto llego a ser indulgente conmigo misma) que todos éstos datos podrás encontrarlos en google. Por lo tanto si tendrás curiosidad, cuando habrás terminado de leer éste artículo (entendido? tenés que terminarlo :-D ) podrás “googlear” (adoro los neologismos) “noosfera” tranquilamente.

Ahora, gracias a tu voluntad de dedidar tu atención y algunos minutos de tu tiempo a leér este artículo, yo tengo el privilegio de hacerte subir a mi sidecar (estaba por decir mi moto, pero visto que no se manejar podrías asustarte) y llevarte a dar una vuelta a través de mis pensamientos, atravesando mis emociones, quizás algun recuerdo, y seguramente  un panorama futuristico. Tengo la posibilidad de compartir  con vos mis imágenes, que desde el vamos te incluyen porque escribo para vos que estás leyendo, puedo compartir este perfume de primavera recién llegada que no tiene un nombre pero que todos conocemos, compartir el rumor que viene de la calle, de la gente que empieza a estár afuera de los bares, el ruido del teclado bajo mis dedos que lo recorren rapidísimo gracias el curso de dactilografia en tercer año, y el perfume del té que larga humo sobre la mesita (por momentos quisiera que fuera un chocolate relleno de avellanas :-D). Y por lo tanto, en cualquier parte del mundo donde vos estés, habrá una resonancia de éste momento. Estaremos conectados en algun modo, y si seré buena escritora, podremos vibrar por un momento a la misma longitud de onda.

Bien. Y ésto no es la noosfera.  :-D

Pero en cierto modo me ayuda a explicarla en cuanto  espacio virtual de una conciencia universal, donde todo aquello que es mente, conciencia, psique, energía, resuena. Concepto que me recuerda la idea de Dios que “aprendí” en la escuela, y que en aquel momento, por fallas en la tranmisión no llegué a sentir como algo espiritual sino como el ojo de un Gran Hermano castigador. Estoy repensando en éstas cosas ahora que me ha dado curiosidad y fascinación éste concepto, y te explico por qué.

Años atrás era un podo diversa de como soy hoy, tenía la misma sensibilidad en relación al mundo, pero con una sensación de impotencia que me entristecía, pensaba que lo que vos o yo pudiéramos hacer no contaba mucho, que el mundo estaba así y que quienes tendrían el poder de cambiarlo eran otro, no vos o yo.

No me voy a poner aquí a contarte todo el recorrido, pero tantas cosas han cambiado, y entre las pocas certezas que ahora tengo, está la de saber que todo cuenta, que todos contamos. Que si alguien se convierte en una persona mejor, si alguien ama, si alguien entiende algo, su energía mejora, y su energía constituye, junto a todas las demás, la energía que abraza el mundo como una madre amorosa. Y por lo tanto, la cualidad de ésta energía depende directamente de nosotros, somos responsables de ésta capa del mundo tanto cuanto somos responsables de las otras. Solo que no hay una recolección diferenciada para nuestros pensamientos y nuestras emociónes, no hay en el mundo un municipio tan evolucionado que nos haga pensar en éstas cosas.

Yo te propongo que lo pienses. En el mundo están sucediendo tantas cosas, y hay tantas teorías sobre las causas. Hay también tantas teorías sobre el futuro, de las mas apocalípticas a aquellas donde “nada ha sucedido ántes, nada sucederá”, que no mas que un mensaje reasegurador para no cambiar nada y continuar con el consumo.

Yo no se quién tiene razón, la intuición me dice solo que las cosas están cambiando, y que nosotros tenemos que cambiar. Cambiar da miedo, la incertidumbre da miedo, pero lo que hemos hecho hasta hoy está dando resultados nefastos. Si queremos un futuro mejor, tenemos que hacer algo diferente de lo que hemos hecho hasta hoy, no podemos pensar en poder cambiar los resultados sin cambiar la estrategia.

Yo tomé mi posición, tengo dos hijas y siento fuerte en la panza la necesidad de hacer algo. Hago y haré todo lo que puedo para colorear la noosfera de todos con los colores mas bellos, daré mi contribución para que la energía que nos envuelve sea vital, fresca, perfumada de primavera. Y quisiera inspirarte también a vos para colorear y purificar nuestra noosfera. Para hacerlo debemos solo seguir adelante con nuestra vida pero de manera consciente, rindiendo honor a los momentos, a las personas que tenemos cerca, y cuando los malos piensan en hacer la guerra, nosotros hablamos de amor.

Te parezco ingenua o bajo el efecto de sustancias alucinógenas? óptimo, mi cerebro las produce naturalmente y también el tuyo puede hacerlo. Basta entrar en la justa sintonia y dejar fluir los pensamientos, desconectarte de los momentos de rabia, desconectarte de los arrogantes, de la televisión, y conectarte conscientemente a ésta red que formamos todos. Si vos estás bien será contagioso, y el mundo será un lugar mejor. Yo lo creo verdaderamente. En mayo del año pasado, casi un año atrás, hacía el curso mas hermoso que hecho a nivel de crecimiento personal, y ahí pude ver que las personas, juntas, vibrando en la misma sintonia, guiadas por personas coherentes y llenas de energía, pueden verdaderamente crear magia, y hoy pienso también que el crecimiento no es nunca estrictamente “personal”, si vos creces, harás crecer los demás entorno a vos.

Ahora la vuelta ha terminao, con calma podés bajar de mi sidecar, estirar las piernas (muy romántico per un poco incomodo, lo sé). Yo te agradezco de corazón por la compañía, y espero curiosa tus comentarios.

Hasta la próxima :-)

Nuevo blog!! / Nuovo blog!!

Ecco a Voi le nuove veste del mio blog!!!

Ho fatto un po’ di confusione col dominio, per tanto passerà qualche giorno finchè sarà di nuovo mercedesviola.com, ma intanto è di nuovo on line.

Quanto mi piace cambiare, mi sento come quando a casa rigiro tutti i mobili. Per certi versi è un po’ scomodo all’inizio, ma è anche più interessante rendere le cose quotidiane meno automatiche.

Vorrei tanto avere un tuo feedback . Scrivo soprattutto per te che stai leggendo, quindi apprezerò molto sapere cosa ti piace e cosa ti piace meno, e su cosa ti piacerebbe che scrivesse nei prossimi posts.

Dai, fatti un giro e poi mi racconti ;-)

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Con Ustedes el nuevo look de mi blog!!!!

Cuánto me gusta cambiar, me siento como cuando en casa cambio todos los muebles de lugar. Es un poco incomdo al inicio, pero también es interesante hacer que las cosas cotidianas sean menos automáticas.

Apreciaré muchísimo un feedback de tu parte. Escribo sobre todo para vos que estás leyendo, por lo tanto me gustaria sabe que cosas te gustan mucho, y cuáles no tanto, y de qué te gustaría que hablaramos en los próximos artículos.

Dale, date una vuelta y después me contás ;-)

La parabola del lavandino otturato / La parábola del lavabo tapado

Non so bene in quale dei libri che convivono sul mio comodino in questi giorni, ho letto una teoria interessante che dice che noi e tutte le cose, animate e inanimate del mondo intero, facciamo parte della stessa matrice di energia, per tanto succede che le cose attorno a noi ci rispecchino.

Adesso mi perdonerai la mancanza di poesia,  ma ieri  a casa mia si è otturato il lavandino in cucina (dai, non fare associazioni così scontate), e  a dire la verità, mi sentivo un po’ come il lavandino in questi ultimi giorni. Piena di cose da dire, da risolvere, da decidere, senza poter fare a volte quanto vorrei,  scegliendo a volte di fare le cose con delle priorità sbagliate, lasciando cose vecchie in attesa di risoluzione, che mi occupano spazio mentale ed emozionale, e magari premendo su di altre cose col rischio di rompere l’ingranaggio anziché lasciare scorrere.
E quindi, mi sono seduta per terra, e  con pazienza ho smontato i pezzi.  Uno a uno li ho messi accanto a me,  in ordine,  per poi poter assemblarli di nuovo: qui la mia famiglia, qui il lavoro,  qui gli amici, qui i sogni e gli obiettivi, qui i progetti avviati, qui quelli a cui  dare vita. Ho  pulito pezzo per pezzo liberandoli dalle cose che non permettevano al tutto di fluire, e li ho rimontati, nell’ordine migliore per un funzionamento ottimale.
Come so che ha funzionato? Ho il mio indicatore di precisione: la mia pancia. Se la pancia sta bene, allora stò facendo bene. Se la panza non sta bene, c’è qualcosa che non va. (come ti dico sempre, sono una ragazza (?) semplice :-). Mi piacerebbe poter dirti domani che, tornata a casa, ho trovato il  lavandino della cucina libero prima dell’intervento del Coach dei Lavandini, cioè l’idraulico, sarebbe un miracolo e ti terrò aggiornato.
Comunque sarà,  sono soddisfatta  di questo lavoro interiore, e te lo consiglio. Se anche a te dovesse capitare di sentire un qualcosa che non va, un’inquietudine nella pancia che non ti fa’ stare  serena o sereno, siediti in un posto tranquillo, e smonta i pezzi,  fai pulizia,  dai un ordine, e rimontali con cura, senza forzare i pezzi, le cose devono incastrarsi senza sforzo. Poi goditi il nuovo andare delle cose, il vedere come tutto si sblocca quando fai quello che devi fare (e nel tuo intimo sai sempre qual’é la cosa giusta)…e poi mi racconti com’è andata.
Alla prossima :-)
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No se bien en cuál de los libros que conviven en mi mesa de luz en éstos días, leí una teoría interesante que dice que nosotros y todas las cosas, animadas e e inanimadas del mundo entero, formamos parte  de la misma matriz de energia, por lo tanto sucede que las cosas nos hacen de espejo.
Y ahora me vas a perdonar la falta de poesía, pero ayer se me tapó la cañería de la cocina (dale, dejá de lado las asociaciones fáciles), y, a decir verdad, últimamente me sentía un poco como el lavabo de la cocina. Llena de cosas que decir, que resolver, que decidir, sin poder hacer a veces cuanto hubiera querido, eligiendo a la vez de hacer cosas con indices de prioridad equivocados, dejando cosas viejas a la espera de una resolución, que me de ocupan espacio mentál y emocional, y quizás presionando sobre otras cosas con el riesgo de romper el engranaje en vez de dejar que fluya.
Entonces, me senté en el suelo, y con paciencia desmonté las piezas. Uno a uno los fui poniendo al lado, en orden, para después poder ensamblarlos de nuevo: aquí la familia, aquí el lavoro, aquí los amigos, aquí los sueños y objetivos, aquí los proyectos activados, aquí aquellos a los cuáles dar vida. Limpié pieza por pieza liberandolas de las cosas que no permitian que todo fluya, y los rearmé, en el orden mejor para un funcionamiento óptimo.
Cómo sé que funcionó? Tengo mi indicador de precisión: mi panza. Si la panza está bien, entonces estoy haciendo bien. Si la panza no está bien, hay algo que no va (como te digo siempre, soy una chica (¿) simple :- ). Me gustaría poder decirte mañana que, de vuelta en casa, encontré el lavabo de la cocina liberado ántes del intervento del Coach de los Lavabos, es decir, el plomero, sería un milagro y te mantendré al tanto.
De cualquier manera, estoy satisfecha de éste trabajo interior, y te lo aconsejo. Si también a vos te sucediera de sentir que algo no va, una ligera inquietud en la panza que no permite estár sereno o serena, sentate en un lugar tranquilo, y desmontá las piezas, limpialas, poné orden, y montalas de nuevo con cuidado, sin forzar las piezas, las cosas deben encastrarse sin esfuerzo. Despues disfrutá del nuevo estado, de ver como todo se destraba cuando hacés lo que tenés que hacer (y en lo mas intimo sabés siempre cuál es la cosa justa) …y después contame como te fue.
Hasta la próxima :-)

Evviva!! siamo tutti stranieri o "La nostalgia o la vida"

>Un giorno sei ancora a casa, sei figlia di tal dei tali, sei sorella, sei cugina, sei amica, sei andata a quella scuola, appartieni ad un gruppo di lavoro, ad diversi gruppi di amici, non appartieni piu’ ad altri, hai qualche ex, hai fatto sport in quel club, e quello era il tuo proff di tennis, conosci il nome del presidente della nazione,  del governatore della tua provincia, del ministro dell’economia, ed alcuni altri. Quando hai bisogno di dolci ti recchi sempre in quella gelateria, e il caffè ti piace di piu’ in quell bar, e quando ci vai saluti sempre la madre de un tuo caro amico che ha il suo negozio li di fronte. Hai il fuime a dieci minuti  e quando ti serve farti spazio dentro vai li, lo guardi, e senti che le cose possono iniziare a mettersi a posto. Hai la tua psicologa, la estetista dove vai sopratutto d’estate, e hai un paio di numeri in rubrica dove potresti chiamare qualsiasi giorno a qualsiasi ora del giorno o della notte e troveresti una persona che ti conosce da una vita e ti vuole un bene della madonna,  che sarà li per te, per qualsiasi cosa tu abbia bisogno. Non l’hai mai fatto, ma sai che sono li. Sempre.

Sei veloce con la lingua, giochi con le parole, queste cose ti contradistinguono da quando andavi a scuola, e nelle riunioni che i piu’ nostalgici organizzano con i compagni dell’elementari, basta che tu arrivi e dica: “ciao” perche tutti ridano. Perchè nei loro ricordi sei rimasta così.

Si sa che studi psicologia e non ti sei mai laureata, che ami suonare il pianoforte anche se non lo fai tanto bene perchè non ti impegni, che ti piace divertirti, e dall’epoca della tua vice presidenza nei centri di studendi si sa che oltre tutta la tua borghesitudine hai dentro una specie di ribelle zapatista con voglia di revoluciòn, ma troppo comodo per realizzarla davvero. E se oggi sei ingrassata  un po’ comunque tutti sanno che una volta avevi un bel sedere.

Il giorno successivo, dopo 13 ore di volo sei in Italia, dall’altra parte del mondo,  ieri outunno oggi primavera. Lui ti aspetta in aeroporto con un mazzo di fiori. E questo è tutto quello che hai. Lui. e per qualche giorno i fiori (se li metti un’aspirina all’acqua dicono durino di piu’).

E questo, anche se i primi mesi non lo sapevo e ho sofferto un po’ (non vi dico  lui…non è facile essere il mondo intero per qualcun altro) vi posso garantire che quella situazione lì è  veramente come nascere di nuovo.
Impari a parlare come lo fa un bambino, prima ti arrivano i gesti, le voci, i timbri, che sono diversi a quelli che conoscevi, le intonazioni, le mani che ballano e dicono un milliardo di cose, quà e la delle parole che ti sembra di conoscere, le risate, gli stati d’animo, poi inizi a capire sempre meglio finche ti butti e parli, inizi con il timido “io no parlo italiano” che farà si che gli altri dicano automaticamente: ma se lo parli benissimo invece!. E quindi inizi a uscire, fai qualche giro nel quartiere, dopo un po’ che prendi il cafè sempre in quel bar inizi a parlare con il barista, che oggi è un tuo caro amico, e ti saluta il verdulaio, e la cassiera del super ti da del tu, e per tutti loro sei solamente tu…non tu e la tua storia, tu completamente spoglia delle cose con le quali potevi identificarti.

A questo punto io trovo  che ci siano due grandi strade che si potrebbero prendere (certo, non saranno le uniche, pero per semplificare)

Una è quella della nostalgia, della “saudade”, della paura del cambiamento, dove ti agrappi disperatamente ai tuoi vecchi rituali, ai tuoi cibi, alle tue vecchie abitudini, al telefono ed internet, la strada della comparazione continua, dove di là tutto era migliore, la gente piu’ amicale, la carne piu’ buona, gli incontri piu’ informali, il caffè piu’ caldo e l’acqua piu’ fredda, dove all’improvviso festeggi ogni celebrazione nazionale, e ti interessi di politica, e diventi come si suol dire “piu’ papista del papa”.

L’altra è quella della rinascita, della scoperta di un nuovo mondo, la strada nella qualle puoi spalacare le porte al bambino che è in te e farlo uscire, impazzirà di gioia, c’è un mondo nuovo da scoprire, mille sapori nuovi da gustare, una lingua che ti darà l’oportunità di dare nomi a cose tue che nella tua lingua non esistevano, dirai, sbagliando, cose che faranno ridere, altre che faranno tenerezza, giusto come fa un bambino quando inizia a parlare.

Certo che in questa strada ci sarano momenti di frutrazione, quando non capirai o non riusciari a farti capire ancora come vorresti, o se  troverai qualcuno che che non ama gli stranieri. Sappi però che non è che li odia per ideologia, anche se così crede, succede che ha paura, come quelli che prendono la prima strada. Hanno paura di conoscere cose nuove, di vedersi di fronte alla necessita di cambiare qualche certetezza che finora l’ha sostenuto.

Per il resto non c’è che da guadagnare. E lo sai perchè?. Non solo guadagni perchè conosci e ti godi un mondo esterno nuovo, ma forse la parte piu’ straordinaria e che si apre un mondo nuovo dentro di te, e il tuo cervello inizia ad azzardare nuove voglie, nuove passioni, a incuriosirsi per nuove cose che potresti fare, che ti potrebbero piacere. A questo punto hai già nuovi amici, forse anche dei figli che ti hanno fatto conoscere altre mamme/papá con cui condividere delizie e non del mestiere, forse hai un lavoro dove stai dando il meglio, dove puoi imaparare a lavorare come si fà da queste parti e fare a tua volta l’apporto di quello che tu conosci, di un tuo stile nel fare le cose che funziona.
E in questa condizione, in questo stato d’animo, posso assicurarti che le cose che arriveranno saranno fantastiche, avranno l’impetu della novità, le guarderai come un bambino e potrai aggire come un adulto senza limiti per fare quello che desideri con la tua vita.

Mia figlia un giorno è tornata della scuola e mi ha chiesto: “e vero che tu sei una mamma straniera?” e mi ha fatto riflettere. Si, è vero, ma è relativo. Qui, sono una mamma straniera, qui e pratticamente ovunque!! ho pensato. C’è solo una piccola porzione di terra al mondo dove io non lo sarei. E la stessa cosa vale per te. Anche tu sei straniero in tutto il mondo, tranne nella tua piccola porzione di terra natale.
Per tanto, a vederla così, abbiamo tutti la fantastica possibilità di trovare dentro nostro la nostra straneità, di fare spazio, tra le vecchie cose, tenendoci quelle che ci vanno bene, salutando quelle che già non ci identificano piu’, e dandoci la possibilità di guardarci intorno con occhi nuovi, occhi bambini, scoprendo cose nuove che prima non avevamo visto, sapendo che la paura è fisiologica ma non deve fermarci in questa scoperta di un nuovo mondo  dentro di noi, che ci potrà portare a vivere la vita che abbiamo sempre sognato, è questa possibilità l’abbiamo tutti, perchè in un certo senso siamo tutti stranieri.

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Un día estás aún en casa, sos hija de tal, sos hermana, sos prima, sos amica, fuiste a esa escuela, pertenecés a un grupo de trabajo, a diversos grupos de amigos, no perteneces ya a otros, tenes algunos ex, has practicado aquel deporte en aquel club, y ese era tu profesor de tenis, conocés el nombre del presidente, del gobernador de tu provincia, del ministro de economia, y algunos otros.
Cuando tenés ganas de dulce vas siempre a esa heladería, y el café te gusta mas en aquel bar, donde cuando vas saludás siempre a la madre de un querido amigo que tiene el negocio ahí enfrente. Tenés el río a diez minutos y cuando necesitás hacerte espacio dentro vas allí, lo mirás, y sentís que las cosas pueden empezar a arreglarse. Tenés tu psicóloga, la estatista donde vas sobretodo en verano, y tenés un par de nùmero en la agenda donde podrías llamar cualquier día a cualquier hora del día o de la noche y una persona que te conoce de toda la vida y te quiere tanto estará ahí para vos, para lo que sea que necesites. No lo has hecho nunca, pero sabés que están ahí, siempre.
Sos rápida con el verbo, jugás con las palabras, éstas cosas te distinguen desde cuando ibas a la escuela, y en las riuniones que los más nostálgico organizan con los compañeros de la primaria, basta que vos llegues y digas “hola” para que todos ser rían. Porque así quedaste en su recuerdo.
Se sabe que estudias psicología y que nunca te recibiste, que amás tocar el piano aún si no lo haces demasiado bien porque no te has empeñado lo suficiente, que te gusta divertirte, y desde los tiempos en que eras vicepresidente del centro de estudiantes se sabe que detrás de  tu burguesitud adentro tenés una especia de rebelde zapatista con ganas de revolución pero que está demasiado cómodo como para realizarla verdaderamente. Y si hoy engordaste un par de kilos se sabe que una vez tenías un buen lado B.

El día sucesivo, después de 13 horas de vuelo, estás en Italia, del otro lado del mundo, ayer otoño, hoy primavera. El te espera en el aeropuerto con un ramo de flores. Y esto es todo lo que tenés. El. Y por algunos días las flores (si le ponés una aspirina al agua dicen que duran mas).
Y esto, aún si los primeros meses non lo sabía, y he sufrido un poco (no te digo él, no es fácil ser el mundo entero para otro) te puedo garantizar que aquella situación es verdaderamente como nacer de nuevo.
Aprendés a hablar como lo hace un niño, primero te llegan los gestos, las voces, los timbres, que son distintos a los que conocés, las entoncaciones, las manos que bailan y dicen un millón de cosas, aca y allá oís palabras que te suenan familiares, las risas, los estados de ánimo. Después empezás a entender cada vez mejor, hasta que te lanzás y hablas, iniciás con el timido “io non parlo italiano” que hará que todos te digan “pero si lo hablás muy bien!”. Y por lo tanto empezás a salir, te das una vuelta por el barrio, después de un tiempo que tomas el café siempre en aquel bar empezar a hablar con el barman, que hoy es un querido amigo tuyo, y te saluda el verdulero, y la cajera del supermercado te da del “tu”, y para todos ellos sos solamente vos…no vos y tu historia, vos completamente despojada de las cosas con las cuáles te identificabas.
A éste punto pienso que hayan dos grandes caminos que se podrían tomar (seguro, no serán los únicos, pero para simplificar).
Uno es el camino de la nostalgia, de la “saudade”, del miedo al cambio, donde te agarras desesperadamente a tus viejos rituales, a tus comidas, a tus viejos hábitos, al teléfono y a Internet, el camino de la comparación continua, donde allá todo era mejor, la gente mas amigable, la carne mas rica, los encuentros mas informales, el café mas caliente y el agua mas fría, donde improvisamente festejas cada fiesta patria y te intersás de política, y te hacés, como se suele decir, “mas papista que el papa”.

 El otro es el camino del renacimiento, del descubrimiento de un nuevo mundo, el camino en el cual podés abrir de par en par las puertas al niño que vive en vos y hacerlo salir, se volverá loco de contento, hay un mundo nuevo para explorar, miles sabores nuevos que gustar, una lengua que te dará la oportunidad de dar nombre a cosas que en tu lengua no existían, dirás, equivocandote, cosas que harán reír, otras que provocarán ternura, igual que un niño cuando empieza a hablar.
Claro que en éste camino habrá momento de frustración, cuando no entenderás o no llegarás a hacerte entender como quisieras, o si encontrarás alguien que no quiere mucho a los extranjeros.  Sabé que no es que los odie por ideologìa, aunque asi lo crea, sucede que tiene miedo, como aquellos que toman el primer camino. Tienen miedo de conocer cosas nuevas, de encontrarse frente a la necesidad de modificar alguna de las certezas que hasta ahora lo han sostenido.
Por el resto podés solo tener ganancias. ¿Y sabés por què? No solo ganás porque conocés y disfrutás de un mundo externo nuevo, sino, y quizás sea la parte mas extraordinaria, que se abre un nuevo mundo adentro tuyo, y tu cerebro empieza a arriesgar nuevos antojos, nuevas pasiones, a tener curiosidad por cosas nuevas que podrías hacer, que te podrían gustar. A éste punto ya tenés nuevos amigos, quizás tenés tambièn  hijos que te han hecho conocer otras mamás/papás con quien compartir delicias y no delicias del oficio, quizás tenés un trabajo donde estás dando lo mejor, donde podés aprender a trabajar como se hace en éstos lares y a su vez aportar lo que vos traés, señar con tu estilo.
Y en ésta condición, en éste estado de ánimo, puedo asegurarte que las cosas que llegarán serán fantásticas, tendrán el ímpetu de la novedad, las mirarás como un niño y podrás actuar como un adulto sin límites en la posibilidad de hacer lo que deseas con tu propia vida.
Mi hija un día volvió de la escuela y me preguntó: “es verdad que vos sos una mamá extranjera?” y me hizo reflexionar. Si, es verdad, pero es relativo. Aquí , soy una mamá extranjera, aquí y prácticamente en todos lados!! pensé. Hay solo una pequeña porción de tierra en el mundo en la cuál no lo soy. Y lo mismo vale para vos.  Tambièn vos sos extranjero en todo el mundo, excepto en tu pequeña porción de tierra natal.
Por lo tanto, mirandola así, todos tenemos la fantástica posibilidad de encontrar el extranjero dentro nuestro, de hacer espacio entre las cosas viejas, teniendo aquellas que nos van bien, saludando las que ya no nos identifican, y dándonos la posibilidad de mirar a nuestro alrededor con ojos nuevos, ojos de niño, descubriendo cosas jamás vistas, sabiendo que el miedo es fisiológico pero que no tiene que detenernos en el descubrimiento de un nuevo mundo dentro nuestra, que no podrá llevar a vivir la vida que siempre hemos soñado, y ésta posibilidad la tenemos todos, porque en un cierto sentido todos somos extranjeros.

Sei arrabbiata/o, triste? Ottimo! Sei sulla strada giusta

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Ero al Vitality coaching, giornata di attività fisica al golf club, arrivano i 20 minuti di corsa, che io molto ottimista, dopo 33 anni di vita sedentaria, avendo fatto qualcosina qua e la non ricordo bene quando,  pensavo di riuscire a fare, se non proprio di corsa, al meno trotterellando allegramente. Vivace ma non troppo, anche piano..pianissimo se proprio dovevo.
Ebbene, NO, niente di  tutto questo.  Non era finito il primo giro che io ero in fondo a tutti, ma proprio tutti?, si si, proprio tutti.  Non ho corso neanche 5 minuti, mi mancava il fiatto, mi faceva male quel fianco che fa’ sempre male quando uno si sforza troppo, ero rossa paonazza (che d’altronde mi succede anche a volte quando parlo, e anche di questo mi ricordavo in quel momento grrr!),  a livello fisico non capivo proprio niente, quelli movimenti non erano miei, mi sentivo non a disaggio, molto di piu’. Dei miei compagni di team non si era fermato nessuno, e un paio sfrecciavano pure come dei cartoni animati messi in fast forward. Il mio orgoglio era negli abisi dell’inferno, alternavo corsa e camminata con negli occhi una rabbia profonda, e gli ultimi due giri nefasti gli ho fatti piangendo.  Di rabbia, e anche un po’ di tristezza.
Rabbia contro chi? Beh, in quel  momento contro tutti,  da Livio Sgarbi a tutto il team Ekis, Marco Caggiati compresso (il trainer che ci faceva correre), i miei compagni di team, gli altri team, e il signore del trattore che curaba l’erba del campo da golf che mi vedeva strisciare giro dopo giro.  Ti pare che io debba fare un corso dove mi trovo a correre piangendo? Patetico. Potevo anche fare una gara a chi conosce piu’ parole dificili in spagnolo e avrei sfrecciato anch’io, potevo organizzare qualcosa, motivare gli altri,  non lo so…tante cose dove mi sento forte. Ma no, ero lí a strisciare rabbiosa e frustrata.
Ma tutti e nessuno si somigliano..e la rabbia  logicamente era contro di me. Prima per non riuscire,  poi per non riuscire alla vista di tutti. 
Dopo la rabbia si è smorzata un po’ e ha dato passo alla tristezza, per avermi trascurato per tanti anni, per avermi detto per tanto tempo  che quelle cose non  mi interessavano,  mi vedevo come a un’altra persona, e mi facevo tenerezza per tutte quelle volte che intimamente avevo desiderato anche io correre, saltare, nuotare, giocare, e  mi ero negata la possibilità di farlo. Mi ero creata un’identità fatta di altre cose, bellisime anche e dove ero brava, e che non dovevano per forza escludere la libertà di muovermi e di sentirmi bene dentro la mia pelle.
In quel momento ho pensato alle mie figlie, mi sento forte come mamma, e quindi ho pensato che da li’ in poi avrei curato quella parte debole di me come se fosse una mia figlia piccolina, bisognosa, che ha un po’ paura di iniziare a fare qualcosa di nuovo ma in compenso ne ha tantissima voglia, che ha paura di mettersi in ridicolo e che devo aiutare a sdrammatizzare, a prendersi un po’ in giro anche in questo aspetto.
Tornata a casa ce ne sono voluti altri 10 giorni per  sfondare le barriere che mi trattenevano li col freno a mano tirato, ma ce l’ho fatta ed oggi sono due mesi che corro,  non posso e non voglio farne a meno, corro anche un’ora, al mio passo, con la mia música, ed è diventato un momento nel quale penso tante cose, un momento che dedico a vedere davanti a me, come in un grande schermo, le immagini della  vita che voglio vivere, che stò già vivendo, gli obbiettivi che voglio raggiungere, i progetti che voglio realizzare, Back to the future sul tapis roulant.
L’altro giorno correvo con un amico e gli dicevo che adesso mi sento veramente libera, che sento di essere in un processo di trasformazione,  come se vedessi in me un vulcano che inizia a muoversi (a eruttare? :-)  e non so bene bene cosa succede, non ho tutte le parole per descrivere,  so solo che questo movimento mi affascina, mi stimola, mi riempe di energría vitale. E da quel giorno al Vitality accolgo a vele spiegate ogni momento di forte sconforto.. so già che mi porterà qualcosa di meraviglioso. E so che anche tu troverai nella tua valiggia di esperienze sentimenti di rabbia, di sconforto, di voglia di  sbattere la porta e andare via. Fallo pure. Ma poi fai un passo avanti, guarda in la’, davanti a te,  ascolta le  canzoni che vengono dopo, e troverai la chiave per il cambiamento.

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Estaba en el curso Vitality coaching, jornada de actividad física en el club de golf, llega el momento de correr por 20 minutos, que yo muy optimista, después de 33 años de vida sedentaria, habiendo hecho algo por aca y por allá no recuerdo muy bien cuándo, pensaba que llegaría a hacer, si no lo hacía realmente corriendo, al menos trotando alegremente. Vivace ma non troppo, tambièn piano…pianissimo si propio debía.

Y bien, NO, nada de todo ésto. No había terminado la primera vuelta que ya estaba atrás de todos. Todos todos?, si si, todos todos. No corrí nisiquiera por 5 minutos, me faltaba el aire, me hacía mal ese costado que hace siempre mal cuando uno se esfuerza demasiado, tenía la cara roja  (cosa que además me sucede aveces cuando hablo, y también de ésto me acordaba en ese momento, grrrr), a nivel fisico no entendía nada, ese movimiento no era mío, me sentia no incomoda, mucho peor. De mis compañeros de team no se había parado ninguno, y un par pasaban a toda velocidad como dibujos animados puestos en fast forward. Mi orgullo estaba por los abismos del infierno, aternaba trote con caminata con en los ojos una rabia profunda, y las últimas dos vueltas nefastas las hice llorando. De rabia. Y tambièn un poco de tristeza. 
Rabia contra quien?. Bueno, en aquel momento contra todos, desde Livio Sgarbi a todo el team Ekis, Marco Caggiato incluído (el trainer que nos hacía correr), mis compañeros de team, los otros team, y el señor del tractor que cortaba el pasto del campo de golf que me veía arrastrarme vuelta tras vuelta. Te parece que yo tenga que venir a un curso donde termino llorando y corriendo, todo junto?. Patético.  Podía hacer una competencia sobre  quièn conoce mas palabras difíciles en español y hubiera pasado a todos tambièn yo, podía organizar algo, motivar a los otros, no se…tantas cosas donde me siento fuerte. Pero no, estaba ahí sudando rabiosa y frustrada.
Pero todos y ninguno se asemejan..y la rabia logicamente era contra mi. Primero por no poder, y luego por no poder bajo la vista de todos.
Después la rabia se calmó un poco y dió paso a la tristeza, por haberme descuidado por tantos años, por haberme dicho por tanto tiempo que aquellas cosas no me interesaban, me veía en ese momento como si viera otra persona, y me daba ternura por todas aquellas veces que intimamente había deseado correr, saltar, nadar, jugar, y me había negado la posibilidad de hacerlo. Me había creado una identidad hecha por otras cosas, cosas interesantes y que yo hacía bien, pero que no tenían por que excluír la libertad de moverme y de sentirme bien dentro de mi propia piel.

En aquel momento pensé en mis hijas, me siento fuerte como mamá, y por lo tanto pensé que de ahí en mas iba a cuidar aquella parte débil de mi como si fuera una hija chiquita, que tenia necesidad, que sentía miedo de empezar algo nuevo pero que en compenso tenía tantas ganas, que tenía miedo de quedar en ridiculo y que tenía que ayudar desdramatizar, a tomarse un poco el pelo tambièn en éste aspecto.
Volvi a casa y fueron necesarios 10 días mas para derribar finalmente las barreras que me tenían con el freno de mano puesto, pero lo logré, y hoy hace dos meses que corro, y no quiero ni puedo dejar de hacerlo, corro hasta una hora, a mi ritmo, con mi música, y se ha transformado en un momento en el cual pienso en tantas cosas, un momento que me dedico para crear frente a mi una gran pantalla, donde veo las imágenes de la vida que quiero vivir, que estoy ya viviendo, los objetivos que quiero alcanzar, los proyectos que quiero realizar, Back to the future sobre el  tapis roulant.
Hace unos días corría con un amigo y le decía que ahora me siento verdaderamente libre,  que siento de estár pasando un proceso de transformación,  me veo como un volcán que inicia a moverse (a erutar? :-)  y no sé muy  bien qué está pasando, no tengo todas las palabras para describirlo, solo sé que éste movimiento  me fascina, me estimula, me llena de energía vital. Y desde aquél día en el Vitality recibo a velas desplegadas cada momento de incomodidad…se ya que me traerá algo maravilloso. Y se que también vos encontrarás en tu valija de experiencias sentimientos de rabia, de malestar, de ganas de azotar la puerta e irte.  Hacélo. Pero despuès hace un paso hacia adelante,  mirá mas alla, adelante tuyo,  escuchá las canciones que siguen, y vas a encontrar la llave para el cambio.

If you can’t – then you must (e non è il mio sponsor, ancora)

>Arrivo in Italia, 5 anni fa’, piu’ specificamente a Milano, con la velocità di chi si reca da qualche parte per un trapianto d’urgenza. Il mio amore era qui, quindi il mio cuore e la mia vita, e per tanto, chi se ne importa di tutto il resto, saluto famiglia amici il cane il fiume e i gelati di bahillo e  vado. Anche col terrore di volare che all’epoca avevo ho preso da sola il secondo aereo della mia vita (col primo avevo fatto 500 km e in compagnia) ed eccomi qua. (questo sarebbe un chunck up? chiederete, no, dirò, è stato proprio così)

Non dimenticherò mai la sensazione che ho avuto quando sono arrivata a quella che oggi è casa mia, in centro a Milano, tante macchine parcheggiate da per tutto, parcheggiate poi al pelo, da veri professionisti (io ci metterei 3 ore 20 minuti in parcheggiare così al pelo senza danni a terzi secondi ne quarti), anche sopra i marciapiedi, sui triangoli di strisce bianche che dividono corsie. E ricordo molto chiaramente che, con un sorriso di “ahaaaa” ho pensato:
“Qui vicino deve esserci una festa PA – ZZES – CA” .
Avevo tradotto con i codici del mio modello del mondo una situazione di un altro mondo. Dalle mie parti, quando si vedono tante macchine insieme e parcheggiate in quel modo significa che c’è una festa li, da qualche parte! (nella quale probabilmente ti potrai anche infilare se ragazza carina o maschio con ragazza carina o ragazza brutta con ragazza carina).
Poi, a furia di vedere sempre le macchine cosí, e i milanesi poco allegri, ho cercato altre spiegazioni.
Una delle spiegazioni erano gli spazi ridotti
E proprio per questo ho passato 3 anni a Milan senza guidare (avendo guidato prima per 10 anni in Argentina). Tra le strade strette con macchine parcheggiate AD AMBI I LATI (una follia di là, tanto che io non avevo mai in vita mia parcheggiato sulla sinistra della strada) e il miliardo di segnali stradali, divieti di sosta dalle 2 alle 3 dei primi mercoledì dei mesi dispari  di ogni anno pari, zone traffico limitato con camere delatore e multe che ti arrivano puntuali da far paura nel confronto di ogni altro documento che ti debba arrivare, ho pensato: se voglio sopravvivere non devo guidare.
Per tanto non ho mai fatto il trapasso dalla mia patente argentina, che una volta scaduta non ho piu’ potuto rinnovare in argentina, perchè non sono piu’ residente (anche di la la burocrazia mica scherza, e casualmente il 60 % della popolazione e di ascendenza italiana), e per tanto per guidare la quando viaggiavo dovevo avere la patente Italiana e il permesso internazionale. Una follia secondo me. Ma ho imparato ad accettare queste logiche (solo da loro però).
E così ho deciso di fare la patente.
Sono andata all’autoscuola, ero incinta della mia seconda figlia che sarebbe nata due mesi dopo, e mi sono iscritta per dare l’esame da li a poco, comprato il mattone dei multiple choise e il libro da studiare.
I due mesi sono passati, mia figlia è nata, e una sera, 20 giorni dopo  ricordai che il giorno successivo alle 10 avevo l’esame per la patente. Non avevo letto il libro, non avevo fatto nemmeno 1 multiple choice e avevo anche raccolto nel frattempo un sacco di “io l’ho dato tante volte l’esame che alla fine sono andato a far la patente a chiusa di peschio, 50 abitanti, te la fanno velocissimi”, “nessuno lo passa alla prima, sono tostissimi, ma prova” e cosí via.

E ho pensato: “Ho guidato per dieci anni, rispettando la legge (ho uno spirito civile molto rigido). Devo superare quell’esame proprio con tranquilità, se si tratta appunto di questo, le cose che devi sapere per guidare”. Ho chiamato il signore dell’autoscuola per dirgli di inserirmi nella lista al che mi ha risposto “non ha fatto il corso in sede, non ha fatto un choise, lo vuole in lingua italiana e forse avrà  letto il libro, no butti i soldi, e impossibile che lo superi”, e mi ha sfidato, e mi sono scritta.  
Dopo cena (perchè con bambini piccoli da quando uno decide  far qualcosa a quando veramente riesce farla puo’ passare una eternità, e così disciplinano lo spirito alla pazienza le piu’ saggie e a lo svago totale noi altre) mi sono portata la mia dolcissima neonata nel letto e ho dato una lettura veloce (tanto per non dire “a letto ho letto”) ma completa e a coscienza, e sopratutto allontanando ogni pensiero sull’esame, ripetendomi che tutto quello che leggevo era per tanto dentro di me, e sarebbe venuto fuori quando fosse stato necessario.

Il giorno dopo siamo andati Stefano con Camila nella fascia e io all’autoscuola, sono entrata a fare il multiple choise, e ricordo che il mio unico pensiero era che Camila mi volesse per mangiare visto che prima che sua mamma i quei giorni ero il suo biberon umano a disposizione totale. Seduta in quel banco da scuola in mezzo a 35 diciottenni e alcuni anche piu’ piccoli perche prendevano il patentino, ho ricevuto la mia busta, l’ho aperta logicamente :-) e ho iniziato a leggere e scegliere una riposta, leggere e scegliere una riposta, come in una danza. Ho finito e ho consegnato il tutto. Di già signorina (nessuno mai mi dice signora con questa faccia), di già cavalliere. 

Spiamo tante cose che per paura non sapiamo di sapere. Paura di fallire, paura del ridicolo.

Due giorni dopo il signore dell’autoscuola al telefono: “Signorina, mi devo scusare. Questo è un miracolo. Ho il risultato del suo esame, lo vedo e non ci credo. Non ha fatto neanche una correzione e neanche un solo errore. 100 su 100. Non so cosa dirle.” Cos’altro mi doveva dire!, non l’avrei nemmeno sentito. Erro pazza di gioia. Anche perchè non sono mai stata studiosa performante e questo era il mio primo voto 10 della mia vita.

Avevo la patente.
Ero parte di quelli che in italia guidano, e parcheggiano, e non capiscono i segnali.
Avevo il permesso di girare questo nuovo mondo, mi si aprivano tutte le porte, tutti i telepass d’italia (che goduria il telepass, viene voglia di suonare il clacson ogni volta che si passa mentre a lato c’è la coda). 

Avere la patente in mano ha allargato la mia immagine delle strade, e visto che guidavo potevo andare al lavoro. E cosí, una cosa via l’altra, le cose non smettono di arrivare.

E ho imparato molto bene il senso di un claim della nike “If you can’t . then you must”. Se lo vuoi ma ti fà paura, è li che devi andare, perchè è dietro quelle cose che si trova il nostro premio.


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