>Un giorno sei ancora a casa, sei figlia di tal dei tali, sei sorella, sei cugina, sei amica, sei andata a quella scuola, appartieni ad un gruppo di lavoro, ad diversi gruppi di amici, non appartieni piu’ ad altri, hai qualche ex, hai fatto sport in quel club, e quello era il tuo proff di tennis, conosci il nome del presidente della nazione, del governatore della tua provincia, del ministro dell’economia, ed alcuni altri. Quando hai bisogno di dolci ti recchi sempre in quella gelateria, e il caffè ti piace di piu’ in quell bar, e quando ci vai saluti sempre la madre de un tuo caro amico che ha il suo negozio li di fronte. Hai il fuime a dieci minuti e quando ti serve farti spazio dentro vai li, lo guardi, e senti che le cose possono iniziare a mettersi a posto. Hai la tua psicologa, la estetista dove vai sopratutto d’estate, e hai un paio di numeri in rubrica dove potresti chiamare qualsiasi giorno a qualsiasi ora del giorno o della notte e troveresti una persona che ti conosce da una vita e ti vuole un bene della madonna, che sarà li per te, per qualsiasi cosa tu abbia bisogno. Non l’hai mai fatto, ma sai che sono li. Sempre.
Sei veloce con la lingua, giochi con le parole, queste cose ti contradistinguono da quando andavi a scuola, e nelle riunioni che i piu’ nostalgici organizzano con i compagni dell’elementari, basta che tu arrivi e dica: “ciao” perche tutti ridano. Perchè nei loro ricordi sei rimasta così.
Si sa che studi psicologia e non ti sei mai laureata, che ami suonare il pianoforte anche se non lo fai tanto bene perchè non ti impegni, che ti piace divertirti, e dall’epoca della tua vice presidenza nei centri di studendi si sa che oltre tutta la tua borghesitudine hai dentro una specie di ribelle zapatista con voglia di revoluciòn, ma troppo comodo per realizzarla davvero. E se oggi sei ingrassata un po’ comunque tutti sanno che una volta avevi un bel sedere.

Il giorno successivo, dopo 13 ore di volo sei in Italia, dall’altra parte del mondo, ieri outunno oggi primavera. Lui ti aspetta in aeroporto con un mazzo di fiori. E questo è tutto quello che hai. Lui. e per qualche giorno i fiori (se li metti un’aspirina all’acqua dicono durino di piu’).
E questo, anche se i primi mesi non lo sapevo e ho sofferto un po’ (non vi dico lui…non è facile essere il mondo intero per qualcun altro) vi posso garantire che quella situazione lì è veramente come nascere di nuovo.
Impari a parlare come lo fa un bambino, prima ti arrivano i gesti, le voci, i timbri, che sono diversi a quelli che conoscevi, le intonazioni, le mani che ballano e dicono un milliardo di cose, quà e la delle parole che ti sembra di conoscere, le risate, gli stati d’animo, poi inizi a capire sempre meglio finche ti butti e parli, inizi con il timido “io no parlo italiano” che farà si che gli altri dicano automaticamente: ma se lo parli benissimo invece!. E quindi inizi a uscire, fai qualche giro nel quartiere, dopo un po’ che prendi il cafè sempre in quel bar inizi a parlare con il barista, che oggi è un tuo caro amico, e ti saluta il verdulaio, e la cassiera del super ti da del tu, e per tutti loro sei solamente tu…non tu e la tua storia, tu completamente spoglia delle cose con le quali potevi identificarti.
A questo punto io trovo che ci siano due grandi strade che si potrebbero prendere (certo, non saranno le uniche, pero per semplificare)
Una è quella della nostalgia, della “saudade”, della paura del cambiamento, dove ti agrappi disperatamente ai tuoi vecchi rituali, ai tuoi cibi, alle tue vecchie abitudini, al telefono ed internet, la strada della comparazione continua, dove di là tutto era migliore, la gente piu’ amicale, la carne piu’ buona, gli incontri piu’ informali, il caffè piu’ caldo e l’acqua piu’ fredda, dove all’improvviso festeggi ogni celebrazione nazionale, e ti interessi di politica, e diventi come si suol dire “piu’ papista del papa”.
L’altra è quella della rinascita, della scoperta di un nuovo mondo, la strada nella qualle puoi spalacare le porte al bambino che è in te e farlo uscire, impazzirà di gioia, c’è un mondo nuovo da scoprire, mille sapori nuovi da gustare, una lingua che ti darà l’oportunità di dare nomi a cose tue che nella tua lingua non esistevano, dirai, sbagliando, cose che faranno ridere, altre che faranno tenerezza, giusto come fa un bambino quando inizia a parlare.
Certo che in questa strada ci sarano momenti di frutrazione, quando non capirai o non riusciari a farti capire ancora come vorresti, o se troverai qualcuno che che non ama gli stranieri. Sappi però che non è che li odia per ideologia, anche se così crede, succede che ha paura, come quelli che prendono la prima strada. Hanno paura di conoscere cose nuove, di vedersi di fronte alla necessita di cambiare qualche certetezza che finora l’ha sostenuto.
Per il resto non c’è che da guadagnare. E lo sai perchè?. Non solo guadagni perchè conosci e ti godi un mondo esterno nuovo, ma forse la parte piu’ straordinaria e che si apre un mondo nuovo dentro di te, e il tuo cervello inizia ad azzardare nuove voglie, nuove passioni, a incuriosirsi per nuove cose che potresti fare, che ti potrebbero piacere. A questo punto hai già nuovi amici, forse anche dei figli che ti hanno fatto conoscere altre mamme/papá con cui condividere delizie e non del mestiere, forse hai un lavoro dove stai dando il meglio, dove puoi imaparare a lavorare come si fà da queste parti e fare a tua volta l’apporto di quello che tu conosci, di un tuo stile nel fare le cose che funziona.
E in questa condizione, in questo stato d’animo, posso assicurarti che le cose che arriveranno saranno fantastiche, avranno l’impetu della novità, le guarderai come un bambino e potrai aggire come un adulto senza limiti per fare quello che desideri con la tua vita.
Mia figlia un giorno è tornata della scuola e mi ha chiesto: “e vero che tu sei una mamma straniera?” e mi ha fatto riflettere. Si, è vero, ma è relativo. Qui, sono una mamma straniera, qui e pratticamente ovunque!! ho pensato. C’è solo una piccola porzione di terra al mondo dove io non lo sarei. E la stessa cosa vale per te. Anche tu sei straniero in tutto il mondo, tranne nella tua piccola porzione di terra natale.
Per tanto, a vederla così, abbiamo tutti la fantastica possibilità di trovare dentro nostro la nostra straneità, di fare spazio, tra le vecchie cose, tenendoci quelle che ci vanno bene, salutando quelle che già non ci identificano piu’, e dandoci la possibilità di guardarci intorno con occhi nuovi, occhi bambini, scoprendo cose nuove che prima non avevamo visto, sapendo che la paura è fisiologica ma non deve fermarci in questa scoperta di un nuovo mondo dentro di noi, che ci potrà portare a vivere la vita che abbiamo sempre sognato, è questa possibilità l’abbiamo tutti, perchè in un certo senso siamo tutti stranieri.
==================================
Un día estás aún en casa, sos hija de tal, sos hermana, sos prima, sos amica, fuiste a esa escuela, pertenecés a un grupo de trabajo, a diversos grupos de amigos, no perteneces ya a otros, tenes algunos ex, has practicado aquel deporte en aquel club, y ese era tu profesor de tenis, conocés el nombre del presidente, del gobernador de tu provincia, del ministro de economia, y algunos otros.
Cuando tenés ganas de dulce vas siempre a esa heladería, y el café te gusta mas en aquel bar, donde cuando vas saludás siempre a la madre de un querido amigo que tiene el negocio ahí enfrente. Tenés el río a diez minutos y cuando necesitás hacerte espacio dentro vas allí, lo mirás, y sentís que las cosas pueden empezar a arreglarse. Tenés tu psicóloga, la estatista donde vas sobretodo en verano, y tenés un par de nùmero en la agenda donde podrías llamar cualquier día a cualquier hora del día o de la noche y una persona que te conoce de toda la vida y te quiere tanto estará ahí para vos, para lo que sea que necesites. No lo has hecho nunca, pero sabés que están ahí, siempre.
Sos rápida con el verbo, jugás con las palabras, éstas cosas te distinguen desde cuando ibas a la escuela, y en las riuniones que los más nostálgico organizan con los compañeros de la primaria, basta que vos llegues y digas “hola” para que todos ser rían. Porque así quedaste en su recuerdo.
Se sabe que estudias psicología y que nunca te recibiste, que amás tocar el piano aún si no lo haces demasiado bien porque no te has empeñado lo suficiente, que te gusta divertirte, y desde los tiempos en que eras vicepresidente del centro de estudiantes se sabe que detrás de tu burguesitud adentro tenés una especia de rebelde zapatista con ganas de revolución pero que está demasiado cómodo como para realizarla verdaderamente. Y si hoy engordaste un par de kilos se sabe que una vez tenías un buen lado B.
El día sucesivo, después de 13 horas de vuelo, estás en Italia, del otro lado del mundo, ayer otoño, hoy primavera. El te espera en el aeropuerto con un ramo de flores. Y esto es todo lo que tenés. El. Y por algunos días las flores (si le ponés una aspirina al agua dicen que duran mas).
Y esto, aún si los primeros meses non lo sabía, y he sufrido un poco (no te digo él, no es fácil ser el mundo entero para otro) te puedo garantizar que aquella situación es verdaderamente como nacer de nuevo.
Aprendés a hablar como lo hace un niño, primero te llegan los gestos, las voces, los timbres, que son distintos a los que conocés, las entoncaciones, las manos que bailan y dicen un millón de cosas, aca y allá oís palabras que te suenan familiares, las risas, los estados de ánimo. Después empezás a entender cada vez mejor, hasta que te lanzás y hablas, iniciás con el timido “io non parlo italiano” que hará que todos te digan “pero si lo hablás muy bien!”. Y por lo tanto empezás a salir, te das una vuelta por el barrio, después de un tiempo que tomas el café siempre en aquel bar empezar a hablar con el barman, que hoy es un querido amigo tuyo, y te saluda el verdulero, y la cajera del supermercado te da del “tu”, y para todos ellos sos solamente vos…no vos y tu historia, vos completamente despojada de las cosas con las cuáles te identificabas.
A éste punto pienso que hayan dos grandes caminos que se podrían tomar (seguro, no serán los únicos, pero para simplificar).
Uno es el camino de la nostalgia, de la “saudade”, del miedo al cambio, donde te agarras desesperadamente a tus viejos rituales, a tus comidas, a tus viejos hábitos, al teléfono y a Internet, el camino de la comparación continua, donde allá todo era mejor, la gente mas amigable, la carne mas rica, los encuentros mas informales, el café mas caliente y el agua mas fría, donde improvisamente festejas cada fiesta patria y te intersás de política, y te hacés, como se suele decir, “mas papista que el papa”.
El otro es el camino del renacimiento, del descubrimiento de un nuevo mundo, el camino en el cual podés abrir de par en par las puertas al niño que vive en vos y hacerlo salir, se volverá loco de contento, hay un mundo nuevo para explorar, miles sabores nuevos que gustar, una lengua que te dará la oportunidad de dar nombre a cosas que en tu lengua no existían, dirás, equivocandote, cosas que harán reír, otras que provocarán ternura, igual que un niño cuando empieza a hablar.
Claro que en éste camino habrá momento de frustración, cuando no entenderás o no llegarás a hacerte entender como quisieras, o si encontrarás alguien que no quiere mucho a los extranjeros. Sabé que no es que los odie por ideologìa, aunque asi lo crea, sucede que tiene miedo, como aquellos que toman el primer camino. Tienen miedo de conocer cosas nuevas, de encontrarse frente a la necesidad de modificar alguna de las certezas que hasta ahora lo han sostenido.
Por el resto podés solo tener ganancias. ¿Y sabés por què? No solo ganás porque conocés y disfrutás de un mundo externo nuevo, sino, y quizás sea la parte mas extraordinaria, que se abre un nuevo mundo adentro tuyo, y tu cerebro empieza a arriesgar nuevos antojos, nuevas pasiones, a tener curiosidad por cosas nuevas que podrías hacer, que te podrían gustar. A éste punto ya tenés nuevos amigos, quizás tenés tambièn hijos que te han hecho conocer otras mamás/papás con quien compartir delicias y no delicias del oficio, quizás tenés un trabajo donde estás dando lo mejor, donde podés aprender a trabajar como se hace en éstos lares y a su vez aportar lo que vos traés, señar con tu estilo.
Y en ésta condición, en éste estado de ánimo, puedo asegurarte que las cosas que llegarán serán fantásticas, tendrán el ímpetu de la novedad, las mirarás como un niño y podrás actuar como un adulto sin límites en la posibilidad de hacer lo que deseas con tu propia vida.
Mi hija un día volvió de la escuela y me preguntó: “es verdad que vos sos una mamá extranjera?” y me hizo reflexionar. Si, es verdad, pero es relativo. Aquí , soy una mamá extranjera, aquí y prácticamente en todos lados!! pensé. Hay solo una pequeña porción de tierra en el mundo en la cuál no lo soy. Y lo mismo vale para vos. Tambièn vos sos extranjero en todo el mundo, excepto en tu pequeña porción de tierra natal.
Por lo tanto, mirandola así, todos tenemos la fantástica posibilidad de encontrar el extranjero dentro nuestro, de hacer espacio entre las cosas viejas, teniendo aquellas que nos van bien, saludando las que ya no nos identifican, y dándonos la posibilidad de mirar a nuestro alrededor con ojos nuevos, ojos de niño, descubriendo cosas jamás vistas, sabiendo que el miedo es fisiológico pero que no tiene que detenernos en el descubrimiento de un nuevo mundo dentro nuestra, que no podrá llevar a vivir la vida que siempre hemos soñado, y ésta posibilidad la tenemos todos, porque en un cierto sentido todos somos extranjeros.
Mi piace:
Mi piace Caricamento...