La vida es lo mejor que conozco

Mercedes Viola

Archive for the category “cambiamento”

Lascia pure un messaggio e un’impressione dopo il segnale acustico. Biiiiiiip

Ieri sono andata a fare gli ultimi esami, l’ultimo tagliando di routine, insieme ad un eco cardiogramma consigliato per scrupolo in base ad un soffio riscontrato, e  non ho niente, “soltanto la valvola mitrale che rigurgita un po'”. Così, con quelle parole.

Per tanto posso dire di avere conferma scientifica che il mio cuore non digerisce bene alcune cose oppure è troppo carico e rigurgita. Divertente.

Manca poco alla nascita, e se potessi ritirarmi in un caverna nascosta al mondo, certo con tutte le comodità perché le mie sovracaricatissime ossa possano riposare tranquille, lo farei. Ma non posso. E quindi, visto che non sono ne un medico di urgenze ne niente che gli somigli, mi concedo al meno di non rispondere al telefono se non ho voglia di parlare. E quasi mai ho voglia di parlare al telefono. Chi mi conosce bene lo sa, e non si scandalizza. Men che mai nel 2013 con tutte le forme alternative al piccione viaggiatore e segni di fumo che ci sono per far arrivare comunque il messaggio, e anche gratuite come le mail, messaggi su skype, whatsapp, twitter, facebook..ecc.

Ai messaggi invece rispondo sempre, perché  mi piace scrivere e perché si può fare in differita. Non è che devo rispondere in mezzo al prelievo del tampone per lo strettococco, o nelle due ore di mattina che sono riuscita a dormire dopo notti insonni, o mentre torno dalla scuola con le borse della spessa e chiacchiero con le mie bimbe, o mi godo i pochi momenti di silenzio e solitudine che mi restano prima del lieto evento, o mentre sto girando la polenta.

Poi ci sono quelli a chi rispondo sempre perché c’è tanta intimità, ed è come parlare con una parte di me stessa, non mi fanno domande perché sono sempre al corrente, e se non voglio parlare basta dirlo così, senza giri.

Una cosa molto egoista, da inaffidabili, da non rintracciabili?. Forse. Io penso che siamo sovra, e tante volte comunque mal, comunicati. Che il cellulare può essere uno strumento utile, ma che può essere anche molto invadente. E non credo che le persone abbiano l’obbligo di rispondere alle mie chiamate, che debbano correre, rischiare gli scontri in macchina per non perdersi la mia chiamata, non credo di avere  il diritto di scaldarli le orecchie perché avevo 15 minuti d’attesa da riempire, posso scrivere una mail, o leggere un libro. Se non ho un vero bisogno non chiamo mio marito, perché mi piace avere qualcosa da raccontarci la sera, e perché mi piace che senta la mia assenza, e sentire la sua.

Mi piace ritrovarmi dal vivo con le mie amiche, e parlare, tanto, guardandole negli occhi e a quelle più espressive, di solito italiane,  anche anche nelle mani. Mi piace anche ritrovarmi dal vivo con i miei amici, con i quali non si parla quasi come con le amiche, perché sono maschi e con i maschi non ci si siede a chiacchierare ma “si fa qualcosa insieme”, si fa’ una grigliata, la si condisce di battute e rissate, si gioca a carte, nel frattempo si parla, o no, ci si prende un po’ in giro.

E quindi, per quelli che “sono preoccupato/a perché non rispondi” dico, le brutte notizie viaggiano veloci, qui non ce ne sono. Io sto bene, sono felice, e piena di amore e ormoni che mi fanno camminare lentamente ma mezzo metro sopra la terra, e non posso dire niente di più senza rischiare di non essere obiettiva, quindi confidando nell’obiettività altrui vi do il parte ad oggi mettendo insieme le cose che mi dicono le persone che incontro quando, per forza, esco:

“Sono: ancora qui! ancora in giro! ancora guido! ancora faccio la spesa!. E: mangio le fragole! mangio le noci!. Ho la pancia più bassa, e non ancora bassa, anzi tanto alta per essere alla fine. Sono tanto ingrassata ma vedrò, poi li perdo. E non sono per niente ingrassata!! sono solo pancia!!. Si vede che è la terza perché ho la pancia “a pera” e quasi quasi vedrò, mi sorprenderò quando nascerà un maschio perché ho la pancia molto appuntita, e anche molto tonda, per cui di sicuro è femmina perché anche lei quando aspettava la femmina aveva la pancia uguale uguale alla mia. Nascerà prima, perché i terzi anticipano tanto. E forse andrò oltre i nove mesi perché non ho per niente la faccia di una che sta per partorire. Riposo ora perché devo credere, non so dopo cosa mi aspetta. Mi godo le bimbe ora perché vedró, ora stanno bene ma dopo entreranno in crisi come il figlio della cugina di suo marito che sembrava tanto contento e poi invece ha lanciato un mattone al fratellino.”

Cari saluti e figli maschi!

alla prossima :-D

Ps. potete lasciare dopo il biiiiip commenti, improperi, consigli, impressioni, ricette, testimonianze di parenti lontati, racconti mitologici, sia preistorici che moderni, e se lo ritenete opportuno i recapiti dei vostri psicologi, sciamani, spacciatori di fiori di bach, maestri zen, schiatzu, agupuntori, osteopati esoterici, che non si sa mai, un giorno mi capaciti di averne bisogno, e di tutti insieme. BIIIIIP

senza titolo

Son passati cinque mesi. Penso possano bastare per rimanere senza lettori. E me lo auguro. Non ho scritto perché infatti sono annoiata e stanca delle persone come me, che non si capisce cosa facciano, se la tirano di brave ma non concludono niente, perché si distraggono lungo il cammino come cappuccetto rosso, facendosi mangiare dai lupi e fortunate a trovare chi li tira fuori, che scrivono in modo presuntuoso senza badare all’ortografia e che coltivano passioni e sognano di cambiare il mondo ma deve succedere tutto nel lampo che dura il loro entusiasmo.

Dai, sei troppo dura con te stessa, hai fatto, anzi, stai facendo tante cose.

Appunto. Tante, nessuna, è, se non uguale, molto simile. Solo i figli sono di una presenza indiscutibile, compiuta, perfetta, ma non sono cose fatte, sono miracoli ricevuti in dono senza mai meritarli abbastanza.

Ma in questo bagno di sincerità una cosa buona l’ho tirata fuori dal capello, una buona e liberatoria decisione l’ho presa: non sono più in attesa di laurearmi. Non ho più sulla testa quella luce rossa lampeggiante della laurea in psicologia in eterno stand by. Non devo neanche farmene una ragione visto che le ho trovate tutte. E’ un lavoro troppo lungo, non ho voglia, non fa’ per me. C’è chi gentilmente, e a volte sinceramente,  azzarda “ma saresti bravissima!”. Non ne sono sicura, dovrei guarire da tutte le mie nevrosi tenute a bada grazie ad una testa perspicace  e un po’ paranoide che mi consente di vedere con un certa chiarezza i miei meccanismi distorti, i miei limiti. Ma per essere psicologa,e psicanalista per la precisione, per come la vedo io, dovrei guarire. E onestamente, non so se mi voglio liberare dalla mia nevrosi. Se proprio devo scegliere, vorrei tenermi addosso tutta la mia malinconia, la mia rabbia un po’ legitima un po’ proiettiva, la mia auto ed etero ironia, i miei entusiasmi travolgenti. coinvolgenti e passeggeri, le mie credenze sugli angeli e l’aldilà (cose alle quali qualsiasi psicanalista che si rispetti non può abbandonarsi prima di addormentarsi la sera per trovare sollievo alle paure).

Ora chissà se mi serviranno altri vent’anni per capire cosa voglio fare. Vorrei andare da una specie di tabaccaio della vita (in spagnolo direi “kiosko” ) , estendere le mie mani unite con dentro i miei talenti e la misura delle mie forze, la lunghezza della mia determinazione, e chiedere che mi dia in cambio il mio compito da fare.

Nel frattempo, e come sempre da quando ho imparato, scriverò.

Ma quanto siete belli quando siete autentici? Riflessioni post Excellence Coaching

C’era una volta un cane, per la precisione, un Mastino Napoletano,  che dopo una canina infanzia, decise che da grande voleva essere un gatto. Iniziò quindi a fare le prove per ottenere un’andamento felino, si lanciò da qualsiasi altezza pensando che con convinzione e un po’ di allenamento sarebbe riuscito a cadere sempre in piedi, fratturandosi così più volte le zampe che a forza di gessi erano sempre più goffe.

Andava in giro per il quartiere, tentando di sedurre le gatte, che hanno avuto per lui solo disprezzo; e la sera, contro le sue preferenze, si mangiava un pesciolino e poi, ancora affamato, tentava di dormire sul piedistallo del letto dei padroni ricevendo solo calci per farlo scendere in quanto la sua presenza era troppo ingombrante.

E così questo cane è andato avanti, insistente e determinato, perseguendo  uno stato di cose che neanche con mille chirurgie e anni d’analisi  freudiano avrebbe potuto raggiungere. Ormai il tempo era passato, e si era dimenticato di essere un cane, da anni non abbaiava, camminava in modo strano, contraddiceva il suo istinto ad ogni stante per adeguarsi a rispondere da gatto alle situazioni della vita quotidiana.

Sono tornata da un’altra edizione dell’Excellence Coaching, dove ho avuto il privilegio ancora una volta di assistere alla meraviglia del cambiamento, alla deposizione delle armi sotto l’apertura commovente dei sorrisi, rassicurati da centinaia di abbracci. Generazioni diverse che si parlano col cuore in mano, che fanno parlare il peso, il dolore e le gioie della loro storia e del loro presente, per sognare e prendersi la responsabilità di un futuro colorato, luminoso e soprattuto scelto.

E’ per me commovente ogni volta, quando dopo il secondo giorno di corso, le maschere iniziano a cedere il paso ai visi, e le regole del bon ton cedono il paso alla cordialità sincera, all’ascolto generoso, a la parola sostanziosa. E’ una rivelazione per me ogni volta, e non mi stancherò mai di dirlo, che chi parla con il cuore arriva al cuore degli altri. Non c’è un’altro segreto. Si può imparare a parlare in pubblico e questo è sempre buono, si può imparare sempre a comunicare meglio e va fatto, ma è quando ci metti il cuore che fai la differenza.

Il nostro Mastino avrebbe brillato con luce propria ed abbaiato come un cane  libero della voce grossa.

 Vi sono profondamentegrata, a tutti, uno ad uno. Grazie Livio  e Roberto per quello che siete riusciti a creare, per farlo con il cuore e per darmi la possibilità di farne parte, a tutti i Coach e soprattuto ad Alle per la libertà e la fiducia che mi a dato, a tutto lo Staff e X-Manper il piacere de lavorare e divertirci insieme a pari monto, a tutti i corsisti, in speciale a quelli del mio team, che vi ho visto a un certo punto così unici, personali, così vicini a chi siete veramente, che mi è scoppiato il cuore e ho pensato chiaramente mentre vi guardavo: Ma quanto siete belli quando siete autentici?

Vi abbraccio tutti!

Ps. Se ci sei stato, se vorresti esserci, lasciami un commento che ti venga dal cuore

col rossetto in tasca

E’ inquieta, scomoda dentro se stessa, non si ritrova più in alcune vecchie scelte, non le piacciono più i suoi vestiti e tante volte durante il giorno il suo pensiero vola senza chiara destinazione.

E’ andata per caso in farmacia, non perché ci fosse nessun malato, ma perché le farmacie sono diventate il luogo più vicino a casa dove comprare qualcosa di estremamente superficiale, dal più o meno utile al completamente inutile  (togliendo i due farmaci che ci sono per chi ne avesse bisogno), e le ha detto alla farmacista dei capelli lunghi e lisci, di età incomprensibile, che sembra antipatica ma è solo selettiva, che aveva bisogno di un cambiamento, forse in uno stato depressivo indotto dall’eccesso di uova di cioccolato e colombe ingeriti a pasqua con chi vuoi, che in questo caso erano i suoi, e siccome non può decidere di fare il giro del mondo con lo zaino a spalle, ne tagliarsi i capelli perché l’ha già fatto nella crisi precedente e non le crescono, stava pensando di prendere uno di quelli smalti per le unghie coloratissimi che le consigliano sempre, “perché vanno molto di moda”, quando basterebbe guardarla un attimo per capire che non ha niente in/sopra/dentro/sotto di sé che vada molto di moda.

La farmacista ha sorriso con un gesto che tra il “ora ci penso io, ci penso” e il commiserante, e le ha detto:

-uno “smalto”?

-si, uno smalto, colorato.

-tu vuoi sentire di fare un cambiamento attraverso uno “smalto”?.

-eh..si.

-io posso truccarti se vuoi

e iniziò a guardarla con l’occhio tecnico di chi non ti sta guardando in faccia ma la sta misurando. Si è sentita quasi nuda sotto quello sguardo (il che la dice lunga di quanto si sente osservata nell’ultimo tempo). Dopodiché ha annunciato il suo verdetto:

-un po’ di fondo tinta, evidenziamo bene gli occhi, metti le lenti a contatto, assottigliamo bene bene le sopracciglia, e il cambiamento si ottiene con un bel rossetto accesso, non con uno smalto.

E’ stata tentata di rispondere come uno che conosce che qualsiasi discorso faccia enumera gli argomenti, o con numeri o con lettere, a lei a volte da fastidio a volte la fa ridere. Quindi le ha detto:

-A: le sopracciglia non si toccano, sono come quelle di mio padre e mi piacciono molto. B: il fondo tinta mi prude, non mi piace l’odore, mi fa sentire che ho la faccia sporca e mi farebbe perdere tempo ogni sera a toglierla. C: se mi trucchi ora gli occhi e mi metti un rossetto accesso, me lo pulisci prima che io esca da qui?

La farmacista era vicina alla sconfitta totale, quando è riuscita a piazzarle un rossetto numero 35, giusto giusto gli anni che sta per compiere, accesso abbastanza.

E’ arrivata a casa col suo primo rossetto in tasca, il suo biglietto d’ingresso al cambiamento, forse anche il suo biglietto d’accesso al mondo delle donne vere, quelle che mettono i tacchi e non sudano d’estate, che sono sempre belle, magre, sicure, suadenti, quelle che da ventenne snobava e ora guarda con ammirazione mentre attraversano la strada, e si chiede se faranno fatica e si sentiranno scomode pur non dimostrandolo minimamente, oppure per loro sarà naturale abitare il mondo in quel modo.

E’ andata in bagno, ha accesso la luce, si è messo il rossetto sulle labbra e le è venuta una voglia enorme di piangere, di ridicolezza di rabbia e di tristezza, mentre lo toglieva con un pezzo di carta igienica.

Prima di dormire, si abbraccia a suo cuscino e meno male che c’è lui, perché anche oggi ha sbagliato strada.

Chi sei veramente? i primi 3 passi per ritrovarti

Si parla di crisi qui in Italia da un paio d’anni, io in Argentina quella magica parola la sentivo da quando sono nata, quindi ti direi che ha perso su di me un po’ di quell’effetto catastrofico, al meno quando si parla di crisi a livello globale.

Diverso è il mio sentire riguardo le crisi esistenziali. Lì le mie sensazioni si rinnovano sempre come  la prima volta. E superata una ne arriva un’altra.  Perchè la vita ci sollecita sempre, ci cambia le carte, il tavolo, il giocho, le regole, i giocatori. E noi siamo li, abili surfisti delle situazioni, modificandoci per sopravvivere a volte, per vincere altre. Perchè una volta per uno è giusto che tutti passiamo un po’ da ogni parte. E anche se come dice il mio amico @elRastaOk, “ogni estremo è cattivo, anche quello del pane in cassetta”, penso che si possa far tesoro dell’averli conosciuti (quello del pane puoi anche evitarlo senza danno del tuo cumulo di esperienze vissute).

Il fatto è che nel ritmo frenetico nel quale ci troviamo a danzare come dannati ogni giorno, a suon di sveglie, clacson, telefonate, mails, twitts, raccomandate, ecc, a volte succede che ci perdiamo. Cioè, perdiamo a noi stessi. E capita di trovarsi la sera con uno sconosciuto davanti allo specchio del bagno che ti guarda  in canotiera spazzolandosi i denti e ti spaventi. Cosa ci fa’ qui dentro lei! Fuori!. Ma poi ti accorgi che è la tua faccia, e magari ti fa’ tristezza quello sguardo spento, le occhiaie, il trucco disordinato da togliere (se sei uomo questo ti spaventerà anche un po’). Ti sciacqui i denti, lasci lo spazzolino a posto, ti asciugi il viso, e prima di spegnere la luce ti guardi ancora, e ti chiedi come farai a ritrovarti.

Ecco i tre passi che io trovo utili per iniziare questo viaggio verso noi stessi.

Ritaglia nella tua giornata un momento tranquillo, forse puoi spegnere la tv la sera e farlo prima di dormire, o nella pausa pranzo, o alzarti un po’ più presto del solito e goderti quella calma profumata da caffè e regalarti un momento di intimità con te stesso/a, e:

1) Cancella le tue biografie:  quella biografia interruptus di twitter, chella media di facebook, e anche la presentazione infinita del tuo blog o del tuo sito. Sono cose che ti definivano in quel momento, e magari non l’hai meditato nemmeno tanto, o ti stanno strette oggi, non ti rappresentano più, o erano quello che volevi essere ma non riuscivi e leggerle ti delude ogni volta  (useremo il nostro passato per ritrovarci, ma non in questo modo).

2) Carta e penna in mano fai una lista delle cose che ti fanno stare bene. Tutte, dalla tua colazione preferita ad un gesto, una musica, un film, un colore, un profumo; l nome delle persone che ti fanno sorridere il cuore, di quelle che ti fanno proprio ridere anche, che tu le conozca personalmente o le senta alla radio o su you tube.  Chiudi gli occhi e pensa, cosa ti farebbe sentire bene ora? E scrivi.

3) Sempre carta e penna in mano, fai una lista dei desideri. Manca per il natale, ma bisogna che ci trovi preparati. Fai una lista lunga e con finale aperto di tutte le cose che vorresti fare. Scrivi anche di quelle che ti sembrano impossibili o irraggiungibili e almeno una che tu possa fare già domani. Che ne so, vestirti di giallo? chiamare un amico di vecchia data che non senti da anni? rivedere quel film che ti aveva emozionato? andare in palestra? iniziare a camminare?

Portati con te il tuo taccuino di modo che quando ti verrano in mente cose da aggiungere alla tua lista l’avrai sottomano.

Direi che abbiamo da divertirci fino al prossimio articolo dove vedremo come andare avanti.

Alla prossima!

Natale al caldo delle emozioni

Dopo tredici ore di volo con turbulenze continue a “macchia di leopardo” (così ho sentito che diceva il personale di volo lamentandosi che il caffè non era mai fermo :-) ), che  hanno consentito a me e alle bimbe di dormire cullate come se fossimo in macchina, con l’atterraggio più morbido mai vissuto sono arrivata in Argentina in una giornata di caldo torrido.

Ed è inevitabile: l’areo atterra e io ogni volta mi sento scoppiare il cuore di allegria, mi metterei a saltellare come i bambini dalla gioia. L’argentina ha un profumo particolare, e io lo sento appena scendo dall’aereo, vedo i suoi colori, e tutto diventa una festa. Chiamo tutti i miei amici, iniziamo a organizzare le grigliate, e mi sento così fortunata di averli.

Ogni anno le emozioni sono tante, non è solo allegria, è che qui mi sento diversa. Io ho un altro senso in questa terra, è come se i miei piedi qui avessero radici. Qui la gente sembra aver capito che niente è poi così importante: ne il lavoro, nei soldi, ne il prestigio, ne la reputazione, gli orari, le date, le scadenze, le regole, ne niente oltre la famiglia, gli amici e lo stare insieme. E quando sono qui sento quanto questo mi manchi..mi sembra di aver vissuto tutto l’anno in una realtà che sebbene mi prende, e nella quale giro ormai a buon ritmo, non mi appartiene, e che  mi ha lasciato poco di caldo, di morbido,  di allegro.

Certo che le emozioni non vanno mai in vacanza :-) le abbraccio tutte quindi. Natale è un momento particolare, e anche se qui le notti non sono lunghe, c’è tanto sole, caldo e festa, è sempre un momento un po’ così. Se anche tu stai sentendo emozioni non quotidiane, ti posso dire una cosa? abbracciale tutte, lascia andare la tentazione di cedere alla paura. Non succede niente di male. Permettiti di fantasticare tutte le situazioni possibili, di realizzare nella tua mente ogni desiderio. E’ liberatorio e toglie pesantezza alle cose. Certe emozioni passano solo dopo averci attraversato.

Ti auguro buone feste :-)

Alla prossima

 

 

 

 

Ogni frustrazione porta una strategia per cambiare

Dopo due mesi di fermo totale, oggi sono andata a trottare (correre è una parolona). Non ti dico..all’inizio è stato  come trainare un camion carico di camion. Ho messo la musica che ho ascoltato alla Stramilano per ancorarmi adun bel momento, a Milano c’era il sole, le bimbe erano con Stefano, quindi in ottime mani, ho attivato l’applicazione runtastic (che quando non ce la faccio mi fa’ pensare “dai, che poi pubblichi la sessione su twitter e ti vergoooogniiii se ti fermi ora”), e sono partita, in quarta.

Dopo duecento metri avevo bisogno di un pulmotore, ma come è possibile!! Mi sentivo pesante, stanca, fuori forma, mi faceva male la pancia, volevo camminare, ma era una delusione farlo, una sconfitta il mio corpo era tutto sconvulsolato. E io masticavo vetro, come si dice in argentina quando sei rabbioso.

Ti confesso, non mi sono detta cose molto belle in quel momento, mi sono rinfaciata tante cose, e mi sono aggetivata in modi non molto gentili.

Quando ormai stavo pensando di tornare indietro sui miei passi, ho ricordato questo articolo, cioè, ho ricordato che ogni cosa che succede può essere una oportunità per cambiare, per migliorare, e che quando questo accade di solito lo condivido, di modo che possa essere utile a qualcun’altro, ho deciso di continuare.

Per continuare ho dovuto fare questo:

  • essere coerente: sono un Mental Coach, e io ad un mio cliente avrei detto di fare una cosa diversa da quella che stavo per fare io buttando tutto per aria.

    CAMBIO

  • mettere l’orgoglio da parte: o meglio, essere orgogliosa non per aver corso bene ed essere stata all’altezza delle mie aspettative esagerate, ma esserlo per avercela messa tutta, e aver fatto comunque la mia oretta di allenamento, anche se a tratti camminando.
  • cambiare il dialogo interno: anzichè dirmi tutte quelle cattiverie, ho iniziato a parlarmi come se fossi una bimba piccola, che stava facendo uno sforzo, che aveva passato un momento difficile, e aveva bisogno di ricevere da me comprensione, incoraggiamento e amore, e non ulteriore pressione.
  • pensare al dopo: come mi sarei sentita meglio? tornando a casa dopo dieci minuti, o tornando a casa dopo aver fatto il massimo sforzo per un’ora?
  • divertirmi!: ho preso l’iphone e ho mandato avanti le canzoni finchè ho trovato quella che mi da carica e ho ricordato le parole di Marco Caggiati al Vitality: “fatte in modo che quello che fatte vi dia piacere, in questo modo il vostro cervello vorrà ripetere questa attività”, e così non mi sono spinta troppo oltre al punto di fare uno sforzo che mi faccesse sentire male.

Queste cose che ora metto così separate, sono successe in un’istante, e in quell’istante mi sono venute lacrime agli occhi e un brivido lungo la schiena, è questa per me la sensazione che mi indica che sono sulla via giusta, che stà succedendo qualcosa di buono, o di importante, di prezioso. O più semplicemente  come quando nel Tetris sei ai livelli più alti di difficolta e riesci a girare  le forme talmente bene e rapidamente che incastrano alla perfezione e fanno sparire quattro linee di fila :-D

E così ho fatto tutto il mio giro, divertendomi, trottando, a tratti camminando, godendomi il sole, e questo nuovo inizio alla corsa, lasciando libera la mia mente di pensare ad altre cose, al futuro, alle mie bimbe, o semplicemente godendomi la musica.

Se anche tu hai qualcosa che ti provoca frustrazione, se hai aspettative molto alte che ti impediscono di dare il primer passo e poi quelli che seguono, ti propongo di mettere in atto questa strategia, questi cinque passi, e quando lo farai raccontami com’è andata.

Alla prossima!

Reflexiones / Riflessioni

Hay momentos en la vida en los que uno quisiera una respuesta exacta, que además sea la correcta, momentos donde uno no quisiera tener que esperar que el tiempo sea maduro, ni que se vaya haciendo camino al andar. Yo al menos, no he tenido hasta ahora una buena relación con la incertidumbre. Buena noticia o mala noticia, pero la noticia quería.

Estoy entendiendo, lentamente y con fatiga, que es la vida misma quien se encarga de hacernos crecer, poniendono en situaciones que nos obligan a enfrentar nuestros miedos, nuestros límites. Y cuando digo entender me refiero no a las cosas que se entienden estudiando. Comprendí que hay cosas que se entienden abandonandose al presente, porque en realidad no hay mucho mas que hacer. Las memorias no resuelven, y el futuro es siempre incierto, aceptar el presente intuyo que sea la clave, la respuesta correcta. Aceptarlo con todo lo que trae, abrigando cada sentimiento.

Tanto se dice sobre “luchar por salir adelante”, creo que “salir adelante” sea algo parecido a nacer, para lo cual no hay que luchar, sino dejarse llevar por la fuerza de la naturaleza y acompañarla. Esta fuerza está en todos lados, en cada cosa que nos pasa, en cada respiro, en cada acontecimiento. Y creo que luchar, por ser fuerte, por negar el dolor, por negar lo indicios, por armar una coraza, sirva solo a complicar las cosas.

En éstos días mi hija Valentina ha cantado una canción, invintandome a tomarla de las manos y seguir la canción con gentos, que en español diría mas o menos así: “Y tira y suelta, tira, tira tira y suelta, tira y suelta, tira tira y suelta…. y dejalo ir..”. Con alegria, con amor, con tristeza, con estupor, con miedo, y con todo sentimiento que venga, creo que la clave sea  aflojar la prensa de la mente, abrir el corazón, y con amor y dejar que vaya.

============================

Ci sono momenti nella vita nei quali uno vorrebbe una risposta esatta, che in più sia quella gisuta, momenti dove si vorrebbe non dover aspettare che i tempi siano maturi, ne “hacer camino al andar”. Io al meno, non ho avuto finora un buon rapporto con l’incertezza. Buona notizia o cattiva notizia, ma notizia voglio.

Inizio a capire, lentamente e con fatica, che è la vita stessa a farci crescere, mettendoci in situazioni che ci obbligano ad affrontare le nostre paure, i nostri limiti. E quando dico capire non mi riferisco alle cose che si capiscono studiando. Ho realizzato che si sono cose che si capiscono abbandonandosi al presente, perchè in realtà non c’è n’è molto di più da fare. Le memorie non risolvono, e il futuro è sempre incerto, acettare il presente credo sia la chiave, la risposta corretta. Accettarlo con tutto quello che porta, accogliendo ogni sentimento.

Tanto si dice sul “lottare per andare avanti”, credo che “andare avanti” sia qualcosa di simile a nascere, e per farlo non c’è da lottare, ma da lasciarsi trasportare dalla forza della natura e accompagnarla. Questa forza è dapertutto, in ogni parte, in ogni cosa che succede, in ogni respiro. E credo che lottare, per essere forte, per negare il dolore, per negare gli indizi, per costruire una corazza, serva solo a complicare le cose.

Y questi giorni mia figlia Valentina ha cantato una canzone, invitandomi a prenderla per mano e seguire la canzone con i gesti, la canzone dice cosí: “E tira e molla, tira, tira tira e molla, tira tira, tira tira e molla…. e lasci andar…” Con allegria, con amore, con tristezza, con stupore, con paura, e con ogni sentimento avvenga, forse la chiave sia allentare la presa de la mente, aprire il cuore, fidarsi, e con amore lasciar andar.

Fatti sono amori

Ti confesso che, a differenza di quasi tutti gli articoli precedenti, questa volta non ho in mente niente di particolare da scrivere. E’ passato un po’ di tempo dal mio ultimo articolo, e poi la vita mi ha travolto in una valanga di stelline magiche, come quelle della fatina delle fiabe, e ho, e abbiamo, preso tante decisioni, o forse non tante, ma importanti, consistenti.

E così sono stata un po’ lontana da questo spazio che per me è una tisana fumante in queste sere di outunno, un angolo pieno di libri e cuscini, una moltitudine di persone immaginarie sulle quali fantastico vita opera e sentimenti.

Oggi però ho (ben?) pensato di rompere l’inerzia, essendo coerente con quanto dicevo a una artista con la quale stò lavorando. Le dicevo che anche la mancanza d’ispirazione può essere ispirazione, che si può scrivere, comporre, dipingere la frustrazione, il desiderio di ritrovarla, la curiosità di quale creatura verrà fuori, i ricordi dei momenti più ispirati, la fantasia di futuri momentidi ispirazione massima, e così via.

E penso che sia così anche nella vita, di tutti i giorni, nelle piccole cose, l’importante è fare, iniziare, una pennellata, un piccolo gesto, il moto sottile dell’inizio di una intenzione, il tentativo di un sorriso senza voglia, il lasciarsi andare ad una emozione, senza criticarla, senzaresistere, senza pensarla. Se tanto, anche quando crediamo di sapere, non è vero che sappiamo quale creatura verrà fuori..sono giochi che ci fa’ la certezza che di certo non ha molto. La vita è cambiamento, sorpresa, curve, stagioni.

L’importante è decidere qualcosa, e  fare. Non dire, fare. Dire poi aiuta, poetiza, ornamenta, ma come si dice in Argentina “Hechos son amores”, i fatti sono amori. Ma questo sará l’argomento di un altro articolo.

In tanto a te che mi leggi, grazie dell’attesa, grazie di essere ancora li.

Alla prossima

La mia prima corsa oggi, che non ho tanta voglia, mi serve d’ispirazione

Esco dal lavoro , non avendo pranzato con l’idea di andare a correre, o meglio a strisciare sul tapis roulant .. Arrivo all’angolo della palestra  e penso: “Potrei anche andare 50 metri dalla parte opposta, al bar, da Max il mio amico barista a fumarci una sigaretta insieme e chiacchierare”.

Non so quale forza mi abbia spinto ma ho scelto la palestra.

Arrivo lì e la tontona della reception mi da l’asciugamano e mi dice che mi deve parlare, che il mio abbonamento ANUALE finisce tra 20 giorni e che in quest’anno io  ho fatto solo 18 ingressi.

SOLO! E ti sembrano pochi?. Mi sgrida come fanno gli adulti tonti con i bambini, che non venire e “sciocco”, che se “faccio la brava” mi estende l’abbonamento, con sempre in bocca  un mezzo sorriso un po’ da “mi fai pena”.  Faccio un’immagine mentale dove le spacco il naso sul bordo del bancone (la mia aggressività deve pur uscire da qualche parte), le sorrido nella realtà, già piu’ soddisfatta, e vado a mettermi la tuta.

 Iniziamo bene, penso.

 
Arrivo sul tapis roulant,  metto i Beatles sull’Iphone, imposto la macchina in 50 minuti, e via, a camminare e guardare come i secondi non passino mai. Ma mai.

 Guardo in su per non subire la tirannia del timer e mi ritrovo me nello specchio….ahhggg che orrore, quanto non mi piaccio sul tapis roulant con la tuta da ginnastica, con le mie gambe enormi, e tira su quelle spalle di una volta per tutte!!.

 Torniamo al timer, va..

 A quel punto la maglietta bianca pulita che avevo addosso inizia a puzzare, ma tanto, hai presente quell’odore dei vestiti quando si asciugano male e vengono messi comunque in armadio? Una cosa disgustosa, che si abbinava perfettamente alla situazione di merda che stavo vivendo.

Ciliegina sulla torta, la batteria dell’iphone finishe (jobs, dobbiamo migliorare su questo argomento) e resto senza musica.

 E sono passati solo 5 minuti.

 Ma cammino comunque, corro un minuto, e torno a camminare.

Finche i miei occhi pieni di frustrazione trovano una porticina nella macchina, la apro mentre cammino e vedo che aveva un attacco che somigliaba il sedere del mio i phone, e infatti lo inserisco e mi si apre un mondo nel fatidico schermo del timer: tutta la mia muscia, dividi per brani o per artista.

Artista – The Beatles – tutte i brani – casual.

Beh, questo mi piace. Black bird singing in the dead of night…..nice, questo mi piace…. Desmond has a barrow in the market place….hahhaa, pensa te, il vitality…e inizio a correre….….Honey pie you are making me crazy

I’m in love but I’m lazy

So won’t you please come home

mm..questo è il mio ritmo. Belloooo ..e corro al ritmo di honey pie in modo proprio fluido, ma non solo al ritmo, inizio proprio a giocarci, a cercare di andare sempre con il ritmo, di apoggiare un piede per ogni tempo, e a volte cambia, e quindi saltellavo su un piede, o facevo due passi in un tempo, o un passo lungo in due…inizio a sorridere, imposto “repeat canzone for ever e vado avanti”, mi tolgo gli occhiali perché l’immagine nello spechio continuava a infastidirme, e divento, come mi diceva l’amico Moyano in argentina, modalità 20 centimetri, che è la distanzia che vedo senza occhiali. Immagino che sono uno spettacolo di donna, tonica come il ferro, siamo al parco che corriamo con stefano, lui mi corre dietro urlando “BONAAAAA!!!” ahahha

E correvo, correvo, correvo, e ridevo, suonavo la chitarra, fecevo i passi giusti giustissimi, che goduria. Mai pensato, ma pensate che bello. Domani vengo, vediamo come si puo’ fare. E anche sabato mattina, stefano mi tiene le bimbe. Questo è una figata. Ma pensa come corro, mi sono dimenticata del mio corpo. Finalmente siamo una sola cosa. ..

 BOOMMMMM…

mi schianto contro il monitor della machina, rimango abbracciata senza capire cosa succede. Guardo, premo i tasti…erano passati i 45 minuti. Erano finiti senza che io me ne rendessi nemmeno conto. Noooo QUIERO MAS HONEY PIEEEE!!! imposto altri 15 minuti impossesada e vado avanti. INCREDIBILE

 Scendo che non sento le gambe, che fantastico. Vado a fare un po’ di streching, e accanto a me una donna ,che si vedeva sapeva quello che faceva, si mette a fare addominali. E mi chiede cosa ascoltavo che si vedeva mi stavo divertendo. Honey pie. Solo quello?. Si, tutto li ;-)

Correre  può essere fantastico, basta che trovi la strategia giusta per te, e se non sai come farlo un Personal Coach può esserti di grande aiuto.

Questo l’ho scritto quasi un anno fa’, poco dopo aver finito il corso Vitality Coaching (che si tiene una sola volta all’anno ad agosto, se vuoi saperne di più clicca qui) e oggi che non avevo tanta voglia di andare a correre mi ha ispirato, e mi ha convinto ad andarci.  Spero che abbia su di te un effetto simile, e se cosi sarà, fammelo sapere con un tuo commento!.

Alla prossima!

Post Navigation

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 25 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: