La vida es lo mejor que conozco

Mercedes Viola

191 di telecom: se ti risponde lei da cagliari…

Terzo giorno nel Centro medico VITAS senza ASDL, fax e pos.

Chiamo il 191, servizio imprese di Telecom Italia.

Macchinetta dice: Risponde l’operatore VS083 (e non l’avesse mai fatto)

Dopo il delirio più o meno così:

- Buongiorno sono Federica come posso aiutarla (non metto il segno d’interrogazione perché la frase era monocorde)

- Buongiorno, sono Mercedes Viola del Centro medico VITAS, e chiamo perché è il terzo giorno che siamo senza adsl, fax e pos e….

- Ho capito signora, ma cosa posso fare io che sono a Cagliari.

Mi considero abbastanza rapida mentalmente, ma confesso che mi ci sono voluti un paio di secondi per processare la frase insolita che avevo appena sentito.

- Mi scusi, ma parlo col servizio 191 di Telecom?

- eh si

- E quindi per me lei è Telecom, lei rappresenta l’azienda per la quale risponde al telefono, mi può dire al meno la procedura da seguire?. Perchè ieri è venuto il tecnico ma non ha rissolto.

- E cosa ha fatto allora quello stupido?

- Lo chiede a me? e non lo so, di sicuro non ha risolto la situazione.

- E va beh, non mi contesti e non mi risponda, perché se lei mi contesta mi indispettisce, capito? 

- Ah, la indispettisco..

- Sa una cosa signora? non ho più voglia di parlare con lei. E quindi la saluto. Perché è importante la gen-ti-le-zza.

- Lei stà scherzando vero?. Ho portato avanti questa telefonata ridicola con lei che non può risolvere una segnalazione “perché è a Cagliari”, poi mi si indispettisce, e la poco gentile sarei io?. La saluto, non si preoccupi, di sicuro avrò più fortuna con qualche altro suo collega che sappia lavorare.

191 di nuovo

Macchineta informa: risponde l’operatore AI745

- Buongiorno sono Mauro, come posso aiutarla?

Segnalo il guasto a Mauro

- Ok. Mi dica per favore i numeri delle linee interessate

Glieli dico

- Ok, per questo numero XXX c’è un problema di XXX.  Per quanto riguarda invece la ADSL dovremo fare un po’ di prove.

Facciamo le prove, ma non abbiamo risolto.

- Signora, tutta questa informazione verrà recapitata al tecnico che si recherà da voi oggi entro le 14 e vi sistemerà la situazione.

Sarà che gli uomini hanno questa vocazione innata di risolverci i problemi, sopratutto se sono tecnici, comunque sia, Grazie Mauro per la gentilezza. Mio nonno avrebbe detto: “ha solo fatto il suo lavoro”. Per me non è scontato ne he abbia fatto il suo lavoro ne, tanto meno, che l’abbia fatto con gentilezza.

Capisco che fatte un lavoro dove ogni due per tre vi trovare ad ascoltare persone imbestialite perché a loro volta truffate o danneggiate o derubate dall’azienda per la quale lavorate, ma ti chiedo,  Federica VS083: era così difficile portare avanti un dialogo del genere? oppure hai saltato il giorno di corso dove vi consegnavano lo script  delle telefonate?. E se proprio il tuo lavoro ti fa’ schiffo,  potresti tentare il copy writing e vendere qualche battuta inverocimile per qualche pubblicità di yogurt con lactobacillus. Si, quelli

 

 

 

 

Amore 2.0 – Parte 1

Vorrei raccontarti di lui, che sognava lei da anni senza trovarla (non  che soffrissi così tanto nella ricerca), e di lei che lo sognava ma, visto il campionario, molto incredula sulla possibilità di trovarlo un giorno.

Se c’è un dio da qualche parte, o una energia spirituale e spiritosa, di sicuro ci ha messo mano affinché una domenica noiosa di febbraio dopo un solito sabato di solita festa, loro si iscrivessero contemporaneamente a questo sito. Lui da una parte del mondo, lei d’altra; lui agli sgoccioli dell’inverno, lei agli sgoccioli dell’estate.

Un saluto e una foto tessera come un pungiglione al cuore, sensazione di familiarità inspiegabile, e un bisogno incontenibile di sbrigare gli impegni della giornata, studiare, lavorare, fino a quando arrivasse la notte e portasse la sua chiamata, perché ormai le parole scritte non bastavano, anche se servivano a  riempire di amore e di sogni i momenti vuoti della giornata. Parlavano di notte guardano la stessa luna, e questo li sembrava commovente, avvicinante.

Dopo un mese lui prese un biglietto e lei l’impegno di accoglierlo. Arrivato il giorno prese un pullman contro i consigli della gente prudente e dopo 500 km, una zuppa e un caffè latte  rovesciati per sbaglio sulla maglietta bianca, con lo zaino a spalla riempito da l’illusione enorme che quel’amore che erano certi di sentire non fosse smentito  (chiedo scusa per la metafora scontata, ma è così vera..) arrivò a Buenos Aires, all’aeroporto. Fissò le porte che si aprivano e si chiudevano partorendo turisti, viaggiatori per lavoro, nativi che tornavano, stranieri disorientati con la lonely planet in mano.

L’avrebbe riconosciuto?, la verità era che aveva visto solo una foto. E se non era nemmeno sua?, e dubbio ancora più logorante: e se lui era quello che si aspettava ma era lei a non piacergli proprio per niente? “se gli faccio schifo? e se mi vede grassa, o scema, o troppo semplice?” Pensava in quell’attesa dove solo sentiva il cuore che sbatteva contro il petto ad ogni apertura di quelle porte bianche..

Continuerà….

Ma quanto siete belli quando siete autentici? Riflessioni post Excellence Coaching

C’era una volta un cane, per la precisione, un Mastino Napoletano,  che dopo una canina infanzia, decise che da grande voleva essere un gatto. Iniziò quindi a fare le prove per ottenere un’andamento felino, si lanciò da qualsiasi altezza pensando che con convinzione e un po’ di allenamento sarebbe riuscito a cadere sempre in piedi, fratturandosi così più volte le zampe che a forza di gessi erano sempre più goffe.

Andava in giro per il quartiere, tentando di sedurre le gatte, che hanno avuto per lui solo disprezzo; e la sera, contro le sue preferenze, si mangiava un pesciolino e poi, ancora affamato, tentava di dormire sul piedistallo del letto dei padroni ricevendo solo calci per farlo scendere in quanto la sua presenza era troppo ingombrante.

E così questo cane è andato avanti, insistente e determinato, perseguendo  uno stato di cose che neanche con mille chirurgie e anni d’analisi  freudiano avrebbe potuto raggiungere. Ormai il tempo era passato, e si era dimenticato di essere un cane, da anni non abbaiava, camminava in modo strano, contraddiceva il suo istinto ad ogni stante per adeguarsi a rispondere da gatto alle situazioni della vita quotidiana.

Sono tornata da un’altra edizione dell’Excellence Coaching, dove ho avuto il privilegio ancora una volta di assistere alla meraviglia del cambiamento, alla deposizione delle armi sotto l’apertura commovente dei sorrisi, rassicurati da centinaia di abbracci. Generazioni diverse che si parlano col cuore in mano, che fanno parlare il peso, il dolore e le gioie della loro storia e del loro presente, per sognare e prendersi la responsabilità di un futuro colorato, luminoso e soprattuto scelto.

E’ per me commovente ogni volta, quando dopo il secondo giorno di corso, le maschere iniziano a cedere il paso ai visi, e le regole del bon ton cedono il paso alla cordialità sincera, all’ascolto generoso, a la parola sostanziosa. E’ una rivelazione per me ogni volta, e non mi stancherò mai di dirlo, che chi parla con il cuore arriva al cuore degli altri. Non c’è un’altro segreto. Si può imparare a parlare in pubblico e questo è sempre buono, si può imparare sempre a comunicare meglio e va fatto, ma è quando ci metti il cuore che fai la differenza.

Il nostro Mastino avrebbe brillato con luce propria ed abbaiato come un cane  libero della voce grossa.

 Vi sono profondamentegrata, a tutti, uno ad uno. Grazie Livio  e Roberto per quello che siete riusciti a creare, per farlo con il cuore e per darmi la possibilità di farne parte, a tutti i Coach e soprattuto ad Alle per la libertà e la fiducia che mi a dato, a tutto lo Staff e X-Manper il piacere de lavorare e divertirci insieme a pari monto, a tutti i corsisti, in speciale a quelli del mio team, che vi ho visto a un certo punto così unici, personali, così vicini a chi siete veramente, che mi è scoppiato il cuore e ho pensato chiaramente mentre vi guardavo: Ma quanto siete belli quando siete autentici?

Vi abbraccio tutti!

Ps. Se ci sei stato, se vorresti esserci, lasciami un commento che ti venga dal cuore

col rossetto in tasca

E’ inquieta, scomoda dentro se stessa, non si ritrova più in alcune vecchie scelte, non le piacciono più i suoi vestiti e tante volte durante il giorno il suo pensiero vola senza chiara destinazione.

E’ andata per caso in farmacia, non perché ci fosse nessun malato, ma perché le farmacie sono diventate il luogo più vicino a casa dove comprare qualcosa di estremamente superficiale, dal più o meno utile al completamente inutile  (togliendo i due farmaci che ci sono per chi ne avesse bisogno), e le ha detto alla farmacista dei capelli lunghi e lisci, di età incomprensibile, che sembra antipatica ma è solo selettiva, che aveva bisogno di un cambiamento, forse in uno stato depressivo indotto dall’eccesso di uova di cioccolato e colombe ingeriti a pasqua con chi vuoi, che in questo caso erano i suoi, e siccome non può decidere di fare il giro del mondo con lo zaino a spalle, ne tagliarsi i capelli perché l’ha già fatto nella crisi precedente e non le crescono, stava pensando di prendere uno di quelli smalti per le unghie coloratissimi che le consigliano sempre, “perché vanno molto di moda”, quando basterebbe guardarla un attimo per capire che non ha niente in/sopra/dentro/sotto di sé che vada molto di moda.

La farmacista ha sorriso con un gesto che tra il “ora ci penso io, ci penso” e il commiserante, e le ha detto:

-uno “smalto”?

-si, uno smalto, colorato.

-tu vuoi sentire di fare un cambiamento attraverso uno “smalto”?.

-eh..si.

-io posso truccarti se vuoi

e iniziò a guardarla con l’occhio tecnico di chi non ti sta guardando in faccia ma la sta misurando. Si è sentita quasi nuda sotto quello sguardo (il che la dice lunga di quanto si sente osservata nell’ultimo tempo). Dopodiché ha annunciato il suo verdetto:

-un po’ di fondo tinta, evidenziamo bene gli occhi, metti le lenti a contatto, assottigliamo bene bene le sopracciglia, e il cambiamento si ottiene con un bel rossetto accesso, non con uno smalto.

E’ stata tentata di rispondere come uno che conosce che qualsiasi discorso faccia enumera gli argomenti, o con numeri o con lettere, a lei a volte da fastidio a volte la fa ridere. Quindi le ha detto:

-A: le sopracciglia non si toccano, sono come quelle di mio padre e mi piacciono molto. B: il fondo tinta mi prude, non mi piace l’odore, mi fa sentire che ho la faccia sporca e mi farebbe perdere tempo ogni sera a toglierla. C: se mi trucchi ora gli occhi e mi metti un rossetto accesso, me lo pulisci prima che io esca da qui?

La farmacista era vicina alla sconfitta totale, quando è riuscita a piazzarle un rossetto numero 35, giusto giusto gli anni che sta per compiere, accesso abbastanza.

E’ arrivata a casa col suo primo rossetto in tasca, il suo biglietto d’ingresso al cambiamento, forse anche il suo biglietto d’accesso al mondo delle donne vere, quelle che mettono i tacchi e non sudano d’estate, che sono sempre belle, magre, sicure, suadenti, quelle che da ventenne snobava e ora guarda con ammirazione mentre attraversano la strada, e si chiede se faranno fatica e si sentiranno scomode pur non dimostrandolo minimamente, oppure per loro sarà naturale abitare il mondo in quel modo.

E’ andata in bagno, ha accesso la luce, si è messo il rossetto sulle labbra e le è venuta una voglia enorme di piangere, di ridicolezza di rabbia e di tristezza, mentre lo toglieva con un pezzo di carta igienica.

Prima di dormire, si abbraccia a suo cuscino e meno male che c’è lui, perché anche oggi ha sbagliato strada.

Chi sei veramente? i primi 3 passi per ritrovarti

Si parla di crisi qui in Italia da un paio d’anni, io in Argentina quella magica parola la sentivo da quando sono nata, quindi ti direi che ha perso su di me un po’ di quell’effetto catastrofico, al meno quando si parla di crisi a livello globale.

Diverso è il mio sentire riguardo le crisi esistenziali. Lì le mie sensazioni si rinnovano sempre come  la prima volta. E superata una ne arriva un’altra.  Perchè la vita ci sollecita sempre, ci cambia le carte, il tavolo, il giocho, le regole, i giocatori. E noi siamo li, abili surfisti delle situazioni, modificandoci per sopravvivere a volte, per vincere altre. Perchè una volta per uno è giusto che tutti passiamo un po’ da ogni parte. E anche se come dice il mio amico @elRastaOk, “ogni estremo è cattivo, anche quello del pane in cassetta”, penso che si possa far tesoro dell’averli conosciuti (quello del pane puoi anche evitarlo senza danno del tuo cumulo di esperienze vissute).

Il fatto è che nel ritmo frenetico nel quale ci troviamo a danzare come dannati ogni giorno, a suon di sveglie, clacson, telefonate, mails, twitts, raccomandate, ecc, a volte succede che ci perdiamo. Cioè, perdiamo a noi stessi. E capita di trovarsi la sera con uno sconosciuto davanti allo specchio del bagno che ti guarda  in canotiera spazzolandosi i denti e ti spaventi. Cosa ci fa’ qui dentro lei! Fuori!. Ma poi ti accorgi che è la tua faccia, e magari ti fa’ tristezza quello sguardo spento, le occhiaie, il trucco disordinato da togliere (se sei uomo questo ti spaventerà anche un po’). Ti sciacqui i denti, lasci lo spazzolino a posto, ti asciugi il viso, e prima di spegnere la luce ti guardi ancora, e ti chiedi come farai a ritrovarti.

Ecco i tre passi che io trovo utili per iniziare questo viaggio verso noi stessi.

Ritaglia nella tua giornata un momento tranquillo, forse puoi spegnere la tv la sera e farlo prima di dormire, o nella pausa pranzo, o alzarti un po’ più presto del solito e goderti quella calma profumata da caffè e regalarti un momento di intimità con te stesso/a, e:

1) Cancella le tue biografie:  quella biografia interruptus di twitter, chella media di facebook, e anche la presentazione infinita del tuo blog o del tuo sito. Sono cose che ti definivano in quel momento, e magari non l’hai meditato nemmeno tanto, o ti stanno strette oggi, non ti rappresentano più, o erano quello che volevi essere ma non riuscivi e leggerle ti delude ogni volta  (useremo il nostro passato per ritrovarci, ma non in questo modo).

2) Carta e penna in mano fai una lista delle cose che ti fanno stare bene. Tutte, dalla tua colazione preferita ad un gesto, una musica, un film, un colore, un profumo; l nome delle persone che ti fanno sorridere il cuore, di quelle che ti fanno proprio ridere anche, che tu le conozca personalmente o le senta alla radio o su you tube.  Chiudi gli occhi e pensa, cosa ti farebbe sentire bene ora? E scrivi.

3) Sempre carta e penna in mano, fai una lista dei desideri. Manca per il natale, ma bisogna che ci trovi preparati. Fai una lista lunga e con finale aperto di tutte le cose che vorresti fare. Scrivi anche di quelle che ti sembrano impossibili o irraggiungibili e almeno una che tu possa fare già domani. Che ne so, vestirti di giallo? chiamare un amico di vecchia data che non senti da anni? rivedere quel film che ti aveva emozionato? andare in palestra? iniziare a camminare?

Portati con te il tuo taccuino di modo che quando ti verrano in mente cose da aggiungere alla tua lista l’avrai sottomano.

Direi che abbiamo da divertirci fino al prossimio articolo dove vedremo come andare avanti.

Alla prossima!

Las histericas somos lo máximo

Oggi è il giorno della donna, è scometto quanto vuoi che ci sono un sacco di uomini che non sanno se far finta di niente in pos della parità dei sessi, o se regalarci un fiore per fessteggiarci, o meglio una pianta perchè il fiore perisce e a noi non piace che i fiori vengano amazzati per farci regali, e quelli che vogliono coprire tutti i fronti spiegheranno che ci considerano uguali, che non vogliono essere scontati ne retorici, ma che pensa siamo meravigliose e ci regalarà una pianta, o scriveranno su facebook cose come “auguri oggi come tutti i giorni dell’anno” ;-) . Li stessi dubbi li saranno assaliti a San Valentino.

Io ancora non sono arrivata nella mia to do list alla riga “prendere posizione definitiva sull’8 marzo”, il che vuol dire che ho passato per tutti gli stati sopradescritti.

In questa fase della mia vita penso che forse il meglio sia accettare con la gioia nel cuore ogni complimento, ogni fiore/pianta, e semplificare ciò che può essere semplificato. Visto che comunque avrò i miei giorni storti dove non sono comprensibile neanche a me stessa, dove si piange e si ride chi sa perchè, e dove ogni cosa che dirà chiunque sarà mal’interpretata.

Per questo mi piace la frase della geniale Liliana Felipe in questo video, perchè ci concede la meraviglia che senz’altro le donne abbiamo senza toglierci tutte le contradizioni :-) quindi, buona giornata a todas las hitéricas e ai meravigliosi che ci stanno accanto ogni giorno.

Un cuscino

La mia mancanza di braccia e mani mi impedisce di raccontare tutte le storie, i tormenti e le passioni che conosco anche se nessuno si cura della mia presenza.

Molte volte mentre assorbivo immobile i loro sogni e i loro incubi mi sono chiesto cosa sarò stato nella mia vita precedente, cos’avrò fatto per ricevere questo destino, e soprattutto che senso ha un destino simile se non posso condividere con nessuno.

Conosco l’animo umano meglio dei prete, dei psicologi, delle madri. Perché nessuno sa di star parlando con me, quindi nessuno si camuffa, si abbellisce, si difende.

Dopo qualche anno non mi bastavano più le vigorose spolverate di Carmela ogni mattina alle 10:15 per spogliarmi di tanti pensieri. Mi sentivo appesantito, dolorante, finche, come spesso succede alla gente quando si pone buone domande (e io ne sono stato testimone alcune volte) mi è arrivata la riposta.

Quella settimana in albergo ci sarebbe stata una convention di esoterici, e nella mia camera è arrivata lei.  Logicamente non posso parlarvi del suo aspetto, riesco solo a percepire l’energia e ascoltare i pensieri e le parole di chi entra nella stanza, e col suo ingresso io senti pace.

E’ stata la prima volta che qualcuno ci salutò. Trattava ogni “cosa”, come veniamo chiamati genericamente, con amore, ringraziando che ci fossimo. Ha lasciato il suo bagaglio e se n’è andata.

Quella sera lei tornò presto, fece una doccia, e si coricò, spense la luce che c’era sul comodino, adagiò  la sua testa sopra di me, e per la prima volta dopo mille notti, dopo  anni,  ho dormito.

Parole

Appocalissi

terremoto

vulcano

buffera pavore emergenza

fame lupi cinghiali

futuro rabbia incertezza

finestra

candela

calore

mano brodo carezza

sguardo sorriso speranza

infanzia gioco goccia

roccia

erosione

amore

Mujeres / Donne

(GIU' IN ITALIANO)

En las películas o libros ambientados en épocas remotas, hay un escenario que siempre aparece, en la cual una mujer, que generalmente es la protagonista de alguna historia importante, está bajo los cuidados de otra mujer, que sería legalmente una especie de esclava, pero que en la intimidad del mundo afectivo de la protagonista es lo mas importante, una especie rara de madre-abuela-amiga-hermana que, aunque sea joven, por dentro es anciana conocedora de los tormentos y las pasiones que el corazón de los hombres y mujeres pueden albergar; escucha con paciencia, ve siempre mas lejos, es incondicional, y brinda los cuidados que una madre brinda a su niña pequeña. Le prepara el baño, le alista las ropas, le cepilla los cabellos, le prepara una bebida calda en las noches frías, la abraza en los momentos de dolor, asiste a sus partos,  se alegra mansa e intimamente por sus conquistas y sería capaz de matar si alguien intentara hacerle daño.

Quien sabe.. si alguna vez de verdad ésta figura existió, o si nos encanta aún hoy en cada relato por ser una necesidad arcaica de sentirnos protegidas, como arcaico es el dolor existencial que nos asalta de vez en cuando aunque objetivamente no tengamos nada por qué sufrir tan amargamente. Dulce sueño el de fantasear que en esos días en que el mundo se nos aparece como un circo sin sentido no seamos nosotras quienes tenemos que jalar las riendas mas que haya alguien que nos arrope, nos comprenda, prepare un baño,  perfume nuestras ropas, nos peine los cabellos tiernamente y nos diga que todo pasará, que todo irá bien, que no hay nada que temer y que volverán a amanecer ante nuestros ojos días llenos de sentido.

Nei film e nei libri ambientati in tempi remoti, c’è uno scenario che compare sempre, nel quale una donna, che spesso è la protagonista di una storia importante, si trova sotto le cure di un’altra donna, che oggettivamente sarebbe una schiava, ma che nell’intimità del mondo affettivo della protagnoista ha il ruolo più importante, una specie rara di madre-nonna-amica-sorella che, anche se giovane, dentro è anziana e conosce i tormenti e le passioni che il cuore degli uomini e delle donne può albergare; ascolta con pazienza, vede sempre più lontano, è indondizionale e dona le cure che una madre offre a la sua piccola bambina. Le prepara il bagno, cura i suoi vestiti, le spazzola i cappelli, le porta una tisana nelle notti fredde, l’abbraccia nei momenti di sconforto, assiste i suoi parti, festeggia intima e silenziosamente le sue conquiste e sarebbe capace di uccidere se qualcuno tentasse  farle del male.

Chi lo sa.. se veramente un tempo questa figura è esistita, o se ancora oggi ci incanta dovuto ad un bisogno arcaico di sentirci protette, come arcaico è il dolore essistenziale che ci assale di tanto in tanto anche se oggetivamente non avremmo motivi per soffrire così amaramente. Dolce sogno quello di fantasticare che in quei giorni, quando il mondo ci appare come un circo senza senso, non siamo noi a dover tirare le rendini, e che ci sia qualcuno che ci rimbocchi le coperte, ci capisca, prepari il bagno, profumi i nostri vestiti di lavanda, ci spazzoli i cappelli teneramente e ci dica che tutto passerà, che tutto andrà bene, che non c’è niente da temere e che tornera a comparire sotto i nostri occhi l’alba di giorni pieni di senso.

Una festa di sensazioni

Sono ancora esaltata dai sapori e profumi e le consistenze nuove del magnifico corso di Cucina Naturale (maiuscule meritatissime) che ho frecquentato questo weekend ad Albinea tenuto dalle “Sisters” Lorella, Silvia e Francesca di Disanapianta.

Conoscevo le sisters, avevo avuto il privilegio di assaggiare un loro pranzo al Beautiful day di quest’anno e mi sono scritta tempo fa’ mossa dal desiderio di andare avanti in un cammino appena iniziato da me verso una cucina più naturale, nutriente nel verso senso, che rispetti il nostro corpo, e per tanto il nostro spirito, e anche la natura.

Pensavo che avrei frecquentato un bel corso, le aspettative erano alte, e devo direi che sono state ampiamente superate. E’ stata una vera festa (e capirai la mia natura godereccia se il mio massimo superlativo positivo è dire che era “una festa”). Quella cucina ad Albinea era un focolare in mezzo al freddo dell’inverno. Cucinare in compagnia e’ una esperienza di condivisione molto bella, si chiacchiera, ci si dividono i lavori, si ride, si è concentrati, ci si aiuta, e poi si mangiava tutti insieme, colazione, pranzo e cena.

Le sisters  ci hanno inseganto, con una generosità mai vista da me in un cuoco, non solo le regole della cucina, i diversi modi di cucinare le verdure, i cereali, i legumi, ma ci hanno donato anche parte della loro magia, non si sono tenute in tasca quel segreto, quel dettalgio che di solito fa’ che anche se uno segue una ricetta alla perfezione non venga mai come dovrebbe. D’alronde a questo ci avevano già abituato con le ricette del loro blog.

Ma non solo! ci hanno anche spiegato tante cose sul funzionamento del nsotro corpo nel suo rapporto con il cibo, il modo migliore per essere in salute attraverso tutto quello che la natura ci offre, di guarire attraverso il cibo, in armonia con noi stessi e con la natura, un modo di mangiare che aumenta la nostra energia vitale. E se anche a te sfiora il pensiero di “si, tutto molto buono, ma che noia mangiare tutto sciatto”, ti sbagli come ci siamo sbagliati in tanti. E’ stata un’esplosione di sapori, profumi, consistenze, temperature e….aggettivi!. Si, aggettivi. Le sisters parlano in un modo che non avevo mai sentito in sette anni in Italia, è un linguaggio attraversato dalla cucina, cose come “voglio non solo dirvi una cosa, vorrei proprio distilarvi un’dea” non è un’immagine fantastica?.

Ho notato che una cosa sulla quale, chi di più chi di meno, abbiamo inciampiato  è sulla trapola: “ma io non ho tempo”..e non perchè le ricette siano impegnative, ce ne sono anche di molto semplici e gustose, ma tempo di pensare, di mettere in ammolo, di fare la spessa, di controllare una cottura, di tagliare una verdura in piccoli pezzi, di lavare le pentole, e così via. Io so per esperienza che uno trova il tempo per fare quello che veramente desidera, lo trova sempre, lo prende da qualsiasi parte. Io per cucinare me lo prendo, coinvolgo le mie figlie, lo faccio con allegria, non solo perchè mi piace ma anche perchè so di fare del bene alla mia famiglia e anche a me. Se poi penso che è tempo risparmiato in sale d’attesa..

Ora, in questo momento, casa mia profuma di Granella, una delle mie ricette favorite del ricettario Disanapianta, anticipando una colazione croccante, gustosa, e questo nutre il corpo e anche lo spirito. L’ho fatta dopo che mie figlie si sono addormentate, ci vogliono 15 minuti, che ti vanno via cercano un film in tv. Chi lo sa..magari anche a te dopo questo post ti verrà la curiosità, andrai a vedere il sito, e troverai qualche ricetta da provare, e forse sia l’inizio di qualcosa di molto buono.

Alla prossima!

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